Verona in Love

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“Verona in love” è il titolo di una delle più intelligenti, eleganti e riuscite iniziative di promozione turistica della nostra città, promossa, tra gli altri, dal nostro assessore al turismo Enrico Corsi. Purtroppo i veronesi sanno già di cosa si tratta, i forestieri invece si concedano un giro qui http://www.veronainlove.it/it.

Ora, a me non disturba particolarmente il fatto che una trashata come quella fatta da quel furbone del soprintendente Avena alla fine anni Trenta (ovvero restaurare un vecchio scadente albergo, piazzarci un balcone preso altrove ed asserire che lì vi abitasse Giulietta Capuleti) diventi un simbolo turistico che fa attraversare il pianeta: è solo uno dei tanti simboli che ci ricordano quanto scadenti ed impoveriti siano gli stimoli cultural–turistici dati dalle nostre città, manco avessimo circa il 60% del patrimonio artistico mondiale. Mi disturba abbastanza poco, inoltre, che nei giorni della succitata iniziativa il centro storico sia invaso da cuori più o meno giganti e troiate di S.Valentino varie. Mi disturba già di più quella maledetta panchina-scultura a mo’ di cuore gigante MA con l’appoggiabraccio antibivacco a guisa, ancora, di cuore.

Ciò che mi disturba veramente è che il succitato Enrico Corsi sia da due mandati pure assessore alla mobilità, viabilità e relative infrastrutture.

Per capire meglio, fate un giochino con me: aprite www.larena.it quotidianamente, se non abitate nella città dell’amore come il sottoscritto. Ci troverete ogni giorno una notizia di pedoni investiti, ciclisti investiti, motociclisti caduti, scontri automobilistici. Non esagero, eh. Ogni giorno. Monitoro la faccenda da qualche tempo, diciamo da un annetto, e se fossi una persona seria avrei tirato giù dei dati seri, ma vabbè oh, fidatevi: una stima di 2,3 morti e una quindicina di feriti al mese è molto, molto veritiera. Magari nel prossimo articolo mi ci metto giù e snocciolo cifre.

Una delle tante cose che mi colpisce dell’Italia, ed enormemente di più da quando abito all’estero, è quanto siamo incredibilmente abituati al peggio, a ciò che è male, alla puzza, al marcio, ai morti.

Una strage continua, perpetrata dalle illuminate menti di cui sopra, che continuano imperterrite a proporre una mobilità incentrata sui mezzi motorizzati in una città romana, viene sempre derubricata con vocaboli del tipo “incidente/tragica fatalità/scherzo del destino/etc.” A me sembrano invece numeri da far accaponare la pelle. Alzi la mano chi non ha un conoscente, amico o parente deceduto o ferito gravemente perchè si muoveva da A a B: questo semplice meccanismo, muoversi da A a B, è ciò che di più semplice e naturale possa verificarsi, in quegli straordinari accumulatori di idee, esperienze, generatori di vita e tanto altro ancora, che chiamamo “città”. Nel 2014 è semplicemente inaccettabile il fatto che un anziano venga travolto da un auto “perchè non rispettava il codice della strada/precendenza/non ha visto il segnale”, che un bambino sfugga alla mano della madre e finisca investito (L’arena, 3/5/14), e via dicendo. La Svezia, per esempio, ha adottato qualche anno fa la cosiddetta “Visione zero”, ovvero questo: http://www.visionzeroinitiative.com/en/Concept/.

“No loss of life is acceptable”.  Infatti veleggiano in fondo alle classifiche di morti per milioni di km guidati. “Si vabbè, ma là ci abitano quattro gatti” immagino possa essere una reazione. No, John, stiamo parlando di aree urbane. Verona ha una densità abitativa di 1 256,96 ab./km², Malmö (città svedese dove vivo), l’ha più che tripla: 3 907,68 ab./km². Com’è possibile che qui praticamente non esistano incidenti? Si tratta solo del fatto che al nord sono civili e rispettano le regole?

No. Il fatto è che c’è un’idea di fondo da parte di chi amministra la città: fare il bene degli abitanti. Il che cozza abbastanza col fatto che una mamma col passeggino non possa girare la sua città perchè dovrebbe montar le sospensioni al trolley del pupo, col fatto che un disabile sia totalmente impossibilitato a girare autonomamente, col fatto di non poter concedersi la benché minima distrazione perché sennò si muore. Ma anche no! Anche se si rispettano le regole del codice della strada, si muore continuamente, perché sono state scritte da automobilisti per automobilisti. I quali, giustamente o meno, si continuano a sentire al centro del mondo perché messi nella condizione di poterlo fare, come dei preadolescenti un po’ buzzurri che non vengono redarguiti o educati dai genitori ad un vivere civile. A me la proporzione “stato = cittadini : genitori = figli” è sempre piaciuta (sperando di non essere additato come democristiano, Cristo) e credo che l’esempio di molte situazioni in cui l’amministrazione pubblica ha deciso che si era superato il limte della decenza possa fare da guida: l’Olanda fino agli anni ’70 sembrava l’Italia… bellissime piazze da cartolina invase dalle auto, dove giocare coi bambini era considerata pura follia. Dopo un’ondata di decessi infantili senza precedenti la popolazione si sdraiò di fronte al palazzo governativo esigendo un cambio di rotta. Da lì in poi il governo mise in atto una serie di soluzioni di disegno del traffico e specialmente di scelta di priorizzare pedoni e ciclisti che di fatto cambiò totalmente il paese, per diventare l’Olanda come la conosciamo oggi: spazi vivibili, verde pubblico (basta qualche chiazza qua e là a rendere il tragitto casa-scuola/lavoro un’altra cosa rispetto a, chessò, Milano) pedonalità, ciclismo in ogni dove, valanghe di negozietti deliziosi dove la gente si ferma, entra, chiacchiera, compera due cose, e riparte nel giro di 5 minuti. Avete presente quella profonda sensazione di dimensione umana e di rilassatezza che avete quando passeggiate per Venezia? Ecco.

Poi ripiombate di colpo a Verona, “città Romana dove non è possibile costruire piste ciclabili perchè le vie sono strette” (Corsi, qualche mese primaverile del 2014), città dal centro storico incredibilmente compatto ed artisticamente straordinario, autentica perla dell’ umanità, e passeggiate per i suoi vicoli. Tra un Suv parcheggiato sul marciapiede e un cantiere per la costruzione di un parcheggio interrato adiacente una chiesa del 1300, vi troverete a camminare al centro della strada, rilassandovi poi con una pallina di gelato seduti su una panchina il cui poggiabraccio (“antibivacco”) è a forma di cuore. Verona in Love.

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Federica Amato ne dice: se lo conosci appena, Francesco Sabaini lo descrivi come pignolo, se lo conosci bene puoi permetterti di definirlo addirittura sentenzioso. Tuttavia, la sua saccenza finisci per amarla. Sceglilo come compagno di viaggi, se sei coraggioso anche come compagno di concerti. A forza di sperimentare, tra arte e andirivieni per il mondo, ne ha fatta di strada e tra diverse piste alla fine ha scelto la ciclabile. Scrive "La città esterna".