Torneremo alla normalità, che palle

Illustrazione di Luca Tagliafico

Ovvero: 8 ragioni più una per cui la quarantena ci mancherà

A me è successo mentre ero in fila fuori dalla bottega in fondo alla via, con mascherina, guanti e la borsa per la spesa in mano. Una signora davanti a me (in quel concetto di davanti che adesso è diventata un’altra cosa – e infatti la signora era davanti a me per quanto riguarda il turno di entrata in bottega, ma in realtà stava alla mia destra ed eravamo in cinque o sei ad aspettare sparpagliati sul marciapiede a ben più del metro di distanza consigliata), è successo quando una signora davanti a me, dicevo, abbassandosi la mascherina sul collo ha sbuffato e ha commentato: “Ma finirà prima o poi anche questo lockdown e torneremo alla normalità”. Ed è lì che l’ho pensato; ho pensato: “Certo che finirà. Che palle”.

Per cui lo ammetto: credo che a me la quarantena mancherà. Adesso, mentre scrivo, a poco più di una settimana dall’inizio della fase due – un momento sospeso dentro un momento sospeso – il pensiero di tornare alla normalità non è che esalti più di tanto. Certo, ho avuto anche io le giornate no, gli attimi di sconforto, mi sono mancati (e mi mancano) i miei, gli amici, uscire e muovermi quando e dove mi pare. Ma tutto il resto? Tutto quello a cui mi ero abituato e che considero normalità? 

Ci ho riflettuto un po’ sopra. Di tempo ne ho avuto abbastanza: c’è da dire che questo periodo ho cercato di vivermelo a modo mio, senza lasciarmi strattonare dai venti che hanno spirato – in direzioni talvolta anche molto opposte – nelle ultime settimane. E quindi non ho gridato di giubilo all’idea dello smart working (visto che inculata?), non mi sono esaltato all’idea delle maratone su Netflix (anche perché – boom! – non ce l’ho), non ho cantato dal balcone; non ho appeso la bandierina alla ringhiera, non ho insultato chi usciva due volte in una settimana per fare la spesa e non ho sparato o segnalato alle forze dell’ordine i runner. Incredibile a dirsi, in quanto cittadino veneto, non ho nemmeno commentato una delle seimila dirette del governatore Luca Zaia con una cosa tipo Grande Luca metti più controlliiiiii ancora oggi troppa gente sulla stradeeee e non ho usato gli hashtag #restiamoacasa o #andràtuttobene in nessuna comunicazione che ho intrattenuto sul web o via smartphone (lo giuro). 

E forse, anche per questo ho individuato gli otto motivi più uno per cui la quarantena ci mancherà.

  1. Lavoro

Qualcuno l’ha già fatto, qualcuno lo farà a breve: torneremo a lavorare come prima. E ci dimenticheremo di quel momento – spiazzante, per carità, ma non per questo necessariamente negativo – in cui ci siamo accorti che quello che facevamo non era così indispensabile. Lockdown, codice Ateco da retrocessione e ciao: improvvisamente gli scazzi, gli sbattimenti, i mal di stomaco quotidiani sono apparsi per quello che realmente sono: perdite di tempo a cui dedichiamo tantissimo tempo. Un respiro profondo ed ecco la consapevolezza: tutto va avanti lo stesso. Una piccola lezione zen, come quel proverbio che dice: “Sedendo quieto, non facendo nulla, la primavera arriva e l’erba cresce da sola” (questa segnatevela, è anche un ottima risposta per il vostro capo quando vi dirà che, per uscirne tutti insieme, è fondamentale che vi fermiate per qualche straordinario non pagato). Purtroppo, questa piccola lezione ce la dimenticheremo nel giro di qualche giorno, troppo impegnati in quel compito dai contorni poco definiti ma di cui subiremo gli effetti che chiameranno far ripartire l’economia

  1. Vestirsi

La quarantena ci ha rivelato quello che veramente siamo: esseri che trovano il loro habitat naturale in tute, pigiami, maglioni sformati e t-shirt. Dovremo tornare a vestirci, a pensare a come vestirci senza affidarci alla semplice scelta binaria metto uno strato/tolgo uno strato. Senza dimenticare le orrende prospettive che si aprono in merito alla questione della

  1. Ciabatta selvaggia

La quarantena ci ha disabituato a indossare le scarpe e, allo stesso tempo, ci ha privato della stagione di passaggio tra gli scarponi e le scarpe da ginnastica. Dagli anfibi alle Birkenstock senza passare dalle Converse, insomma. Sarà un delirio di infradito e sandali sagomati in sughero. E di risposte che suonano tipo “Tu dici così, ma non hai idea di quanto siano comodi”. 

  1. Controlli

Non so se avete seguito le imprese di vigili e forze dell’ordine nelle ultime settimane: multe date a caso, controlli della spesa, utilizzo dei droni per cogliere in flagrante dei poveretti che facevano grigliate in mezzo ai boschi. Metteteci, in più, che c’è chi non ha perso l’occasione per definire eroi pure loro. A forza di dirglielo, pare che ci abbiano creduto tantissimo (non so se avete visto il video dei Carabinieri di Verona:

Per questo, faranno di tutto per dimostrarci quanto sono solerti. Sarà uno spasso, sul serio, uscire con guanti, mascherine e centocinquata copie dell’autocertificazione (o quello che troveranno per rendere tutto più burocratizzato possibile). 

5) Smodata voglia di socialità

Avete presente quelle tizie che, dopo una dieta ferrea di due mesi, dicono “Stasera mi sfondo di cibo e alcol”? Come va a finire? Bravi: con le amiche che le devono portare a casa perché vomitano l’anima, svengono e le fanno vergognare. Ecco. Dopo un periodo chiusi in casa, sentiremo il bisogno di sfogarci allo stesso modo con la vita sociale. E quindi: feste, festine, manifestazioni, eventi di dubbio gusto: ci andrà bene tutto, in un impeto bulimico di socialità. Tornando a casa ci chiederemo se era questo che ci mancava davvero e magari ci addormenteremo in posizione fetale, abbracciando il cuscino. Da considerare anche il fatto che feste, festine, manifestazioni ed eventi di dubbio gusto saranno pienissimi e ci troveremo invischiati nella

  1. Paura prolungata di un potenziale contagio 

Per me che sono ipocondriaco è facilissimo immaginare già adesso le domande che mi porrò. In che modo sanificano i bicchieri, in questo bar? Non saremo troppo vicini in questa stanza? Che accortezze usare in bagno? Quali conferme ho sul fatto che sia avvenuta una corretta sanificazione dei locali? La mascherina di quel tizio è di quelle che difendono lui e non gli altri o il contrario? 

Si prevede un incremento di attacchi di panico e svenimenti. Usciremo da feste, festine, manifestazioni di dubbio gusto barcollando. Chiameranno i soccorsi, con i sanitari arriveranno anche le forze dell’ordine: “Sulla sua autocertificazione non ha menzionato il fatto che intendeva farsi cogliere da un disturbo d’ansia”. E quindi ecco, pure la multa. 

  1. Allarme rosso! Il tempo delle analisi

Come se non bastassero le conferenze stampa quotidiane a livello nazionale e regionale, il calcolo morboso dei nuovi contagi, i grafici sulla curva della pandemia, le notizie monotematiche, verrà anche il dopo, ovvero: il tempo delle analisi. Trasmissioni televisive, speciali, approfondimenti, libri a tema, dossier su quello che abbiamo passato e quello che ci aspetta. E – ovviamente – tutto il corollario di miserie collegate a posteriori: il complottismo, il virus creato in laboratorio, Bill Gates che si strofina le mani, il 5G. Praticamente, una rappresentazione molto vicina alla mia idea di inferno. Il tutto con la voce di Mario Giordano a commentare fuori campo. Non avremo scampo e allora 

  1. Largo alla retorica!

Come se non ne avessimo avuto abbastanza in questi mesi, il ritorno alla normalità non potrà che essere accompagnato da una nuova ondata di retorica: ecco che ci troveremo ad affrontare una nuova battaglia, che dovremo rendere onore agli eroi comportandoci da eroi eccetera eccetera eccetera. Uno studio da me commissionato prevede un aumento dell’uso della parola resilienza del 2000%; poderosa anche la crescita delle citazioni del Kintsugi, la tecnica giapponese che prevede di riparare il vasellame con l’oro, di modo che le fratture acquistino valore e dimostrino come queste siano, in realtà, un punto di forza. Il tutto, possibilmente accompagnato da musica epica in sottofondo. Praticamente vivremo dentro un video della Regione Lombardia

Ma più di tutto, forse l’idea di tornare alla normalità non mi esalta più di tanto perché

  1. No, non siamo diventati migliori

Ci abbiamo provato, una pandemia globale poteva essere una possibilità per uscirne, tutti, un po’ migliori. Forse c’è stato qualche accenno, un piccolo bagliore da qualche parte, qualcosa che ci ha fatto sperare… Ma mentre scrivo si sta parlando di Silvia Romano e, be’, penso sappiate come se ne sta parlando. Quella normalità che avevano messo da una parte per un po’ sembra pronta ad attenderci, ancora immutata.

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Francesco Sabaini ne dice: Max fa il giornalista e, forse meglio, lo scrittore. Parallelamente svolge la professione di Grande Censore della Canoscenza sui social netuorcs, specialmente quando si lancia nei suoi strali di una lunghezza cosmica, che ti viene voglia di tagliarti la gola da solo prima della metà. Poi, quando ci bevi le birrette a Veronetta, mescola divinamente la succitata onniscenza con la classica attitudine veronese da bar. E tutto finisce al posto giusto. Uno che adora i Massimo Volume allo stesso modo dei Pantera, per dire. Scrive "Tumbleweed".