Perdonaci Giulio, perché non sappiamo quello che stiamo dicendo

“Tooo dico io, quello era gay… chissà in che giri s’è ficcato”. Stavo aspettando il mio turno in una sala d’attesa; da un angolo della stanza la televisione – quel 4 febbraio alle 9:40 – aveva appena dato la notizia del ritrovamento del corpo di Giulio Regeni, scomparso a Il Cairo dieci giorni prima. L’autorevole opinione sulle cause della morte l’aveva data un tipo che, evidentemente soddisfatto del suo acume deduttivo, ora stava già pensando ad altro, forse la colazione vista l’ora. Dentro di me invece sentivo scendere qualcosa di pesante, di duro da digerire: il presentimento che stava per aprirsi una fase in cui poter far luce sull’omicidio del ricercatore friulano Giulio Regeni, classe 1987, sarebbe stato molto, molto difficile.

Sapete cosa mi fa davvero girare gli ingranaggi?

Forse sono poche le storie come questa che dovrebbero farci girare gli ingranaggi, indignarci, che diano insomma senso a questa rubrica di gente irrequieta. Il modo in cui l’informazione (almeno quella di larga consumo), la politica, l’opinione pubblica ha affrontato questo tema è stato finora goffo, incompleto, caratterizzato da una cautela e un pressappochismo in alcuni momenti a dir poco irritanti. Di Regeni si è detto per giorni che era uno finito in giri strani, che se l’è cercata perché fare il ricercatore (da intendersi come zecca comunista) in un paese come l’Egitto è a proprio rischio e pericolo. Riuscire a capire due cose in croce di questa vicenda dai media tradizionali è un’impresa impossibile, figuratevi dall’universo polifonico di internet, dove solo un lavoro certosino di ricerca e analisi riesce a portare a galla alcuni articoli (per fortuna sempre più numerosi e completi come questo) scritti da persone che cercano di contestualizzare questo omicidio in un quadro più complesso rispetto al troppo comodo “incidente” di turno o “complotto” di stato, ipotesi spesso infiocchettate da contorti retroscena e fantasiose elucubrazioni per sembrare più attendibili.

La politica: Matteo Renzi, presidente del Consiglio, ha parlato del caso Regeni in alcune occasioni nel corso di febbraio, ma sinceramente mi sono sembrate considerazioni troppo ovattate da quell’ansia di mantenere integri quei “buoni rapporti” che intercorrono tra Italia ed Egitto. Intendiamoci: non sto dicendo che Renzi deve infilarsi la mimetica e fare il supereroe ma posizioni più nette e decise potevano – e dovevano – essere prese. Preferisco sorvolare su ogni riflessione del Ministro degli affari esteri Gentiloni e sulla solidità e carisma con cui è intervenuto in varie occasioni: un fermacarte avrebbe fatto di meglio, leggere titoli come “L’ira di Gentiloni” mi hanno lasciato una sgradevole sensazione di inopportuna ironia.

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L’opinione pubblica: di Regeni non è fregato quasi niente a nessuno – compreso alle “sfere alte” – fino a quando non è stato ritrovato morto, questo da un certo punto di vista può anche essere “normale” perché era plausibile (e auspicabile) un lieto fine a questa storia e invece così non è stato, di conseguenza abbiamo cominciato a parlarne sempre più, a interrogarci su cosa sia successo, a chiedere verità, almeno una fetta il più grande possibile.

C’è però un elemento che ho notato e che accomuna le reazioni di questi tre aspetti della società (informazione, politica, opinione pubblica), e cioè la differenza tra come un evento altrettanto tragico come quello di Giulio – l’uccisione di Valeria Solesin negli attacchi terroristici di Parigi del 13 novembre – sia stato molto più mediatico, più commovente, fino a scuoterci le coscienze nel profondo. Per molti giorni ci siamo sentiti tutti toccati nel vivo per una nostra connazionale uccisa senza motivo apparente, uccisa assieme a tanti altri mentre si stava godendo un concerto in una bella città. Per giorni siamo stati aggiornati sulle varie fasi del rimpatrio della salma, sui funerali che si sono tenuti in piazza san Marco a Venezia, dove i parenti della ragazza hanno avuto la forza e la volontà di mettere il loro dolore privato a servizio di molti, e dove erano presenti persone comuni e politici di rilievo come il presidente della Repubblica Mattarella e il Ministro della difesa Pinotti. Ecco tutto questo per Giulio Regeni non mi sembra stia accadendo e non mi sto riferendo tanto ai funerali di Stato – ognuno vive i lutti a proprio modo e un’occasione del genere troppo facilmente si presta a diventare, lo so è brutto dirlo, una “photo opportunity” – quanto al diritto di dare un senso a una storia che per tanti aspetti è più tragica e terribile di quella di Valeria Solesin. Uno studente di 28 anni in gamba, dottorando a Cambridge e intenzionato a fare ricerche sul campo in Egitto, protetto dalla sua nazionalità e dal fatto d’appartenere al mondo accademico, sparisce di scena e viene ritrovato morto come nelle peggiori dittature sudamericane e tutto quello che in un mese si è riuscito a capire, ricostruire e indagare è praticamente nulla o poco più. Più passano i giorni e più sta drammaticamente diventando evidente che sarà impossibile poter risalire la catena di comandi e personaggi che hanno controllato, intercettato, interrogato, torturato e ucciso Regeni; di conseguenza temo che l’attenzione, l’indignazione, la fame di verità e giustizia si andranno lentamente spegnendo in un gioco a chi si stanca prima. Ho paura che si stia prestando il fianco a ricostruzioni di comodo e incomplete – che ucciderebbero Giulio una seconda volta – pur di farlo assurgere nel pantheon dei caduti per una generica causa di libertà o altri “tipici valori del nostro mondo” . Non ho mai sperato tanto di sbagliare.

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Tommaso Caldarelli ne dice: Francesco Gagliano è quello fico; ha 27 anni e vive a Roma. Testa da storico che cammina a piedi per l'Italia e tutti aspettiamo che inizi a scriverne, magari a ritmo della grancassa con cui è bravo a dare il ritmo; lo trovate, a volte, a zappare la terra, perché ne sa il valore. Alle elementari giocavamo ad un gioco di cui terremo segreto il nome; da allora abbiamo cambiato vari giochi, e giochiamo ancora. Scrive "L'irrequieto".