Georgia: un paese al CONFINE conteso

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Georgia - un paese al confine conteso

Atterro a Tblisi, nel bel mezzo della notte, e da lì, attraverso una strada spaventosamente silenziosa, raggiungo Ikalto, il villaggio che mi ospiterà per i giorni successivi. È ormai l’alba quando mi metto a letto e al mio risveglio, poche ore dopo, mi chiedo dove sono, come succede spesso dopo un sonno particolarmente profondo, quando un dettaglio intorno a me mi fa percepire di non essere a casa. Questa volta però il mio disorientamento ha un significato in più e la risposta è tutt’altro che assoluta. Se l’antico cartografo Anassimadro, nel VI secolo a.C., fosse partito dalla sua scuola in Turchia e fosse andato in Georgia, avrebbe sostenuto di trovarsi in Europa ed in Asia contemporaneamente; cinque secoli dopo, Posidonio, instancabile viaggiatore solitario in sella al suo cavallo, giunto nel Caucaso avrebbe dichiarato di trovarsi senza dubbio in Asia. Certo nessuno di loro, come nemmeno tutti i geografi e cartografi medievali, avrebbe mai immaginato di potersi trovare addirittura in America, ma questa è un’altra storia. Nel 1725 il confine tra Asia ed Europa è stato individuato in corrispondenza della depressione Kuma-Manych, regalando al continente asiatico ben 300 km a nord della catena del Caucaso. È solo a partire dall’800 che lo spartiacque geografico è convenzionalmente individuato lungo il Gran Caucaso, collocando la Georgia, assieme all’Azerbaijan, quasi totalmente in Asia, ma con una piccola porzione di territorio in Europa. Un destino transcontinentale insomma.

Ma che rilevanza ha, in fondo, un confine tracciato? Il primo a risentirne è il Monte Bianco: se il Caucaso è asiatico, il primato di montagna più alta d’Europa è tutto suo, ma se il Caucaso è europeo, la nostra montagna si deve accontentare dell’argento, cedendo l’oro ai 5193 metri del Monte Shkhara. A parte ogni ragionamento fatto su cartine fisiche, con fiumi e montagne protagonisti, resta da chiedersi se la definizione di un confine debba rispondere non tanto ad un criterio geografico, quanto piuttosto a criteri politici, sociali e culturali. In questo senso, si pensi alla membership del Consiglio d’Europa, comprendente la Georgia già da 15 anni. Immersa in questi ragionamenti scendo per la colazione, o meglio, per il pranzo e, di fronte al mio primo khachapuri, chiedo un parere ad alcuni ragazzi georgiani; con un’espressione decisa mi rispondono che il loro paese è certamente europeo, senza via di scampo. Salatissimo e buonissimo il khachapuri. Di certo quei ragazzi non hanno in mente la depressione Kuma-Manych, il Monte Bianco o il Caucaso; stanno pensando a quale cultura hanno scelto di appartenere. L’irreversibile corsa verso l’Europa e l’Unione Europea è evidente nelle numerosissime bandiere blu con le dodici stelle dorate che si contano a Tbilisi.

Il popolo georgiano ha scelto di essere europeo. La Rose Revolution del 2003 ha orientato il paese verso la sfera filo-occidentale, facendo storcere il naso alla Russia: la Georgia, terra natale di Joseph Stalin, è tra i paesi che più si sono allontanati dal passato sovietico e hanno investito energie per entrare a pieno titolo nel mondo occidentale. Le recenti elezioni parlamentari del 2012 e quelle presidenziali del 2013 hanno però portato al potere un Primo Ministro ed un Presidente della Repubblica vicini al Cremlino, tanto che ci si è chiesti se si tratti di un’inversione di marcia della corsa europeista della Georgia. Da parte sua, l’Europa occidentale elogia il funzionamento del sistema democratico del paese, dimostrato attraverso lo svolgimento di elezioni corrette e trasparenti, un segnale di democrazia che avvicinerebbe la Georgia ai requisiti indispensabili per il tanto ambito ingresso nell’Unione Europea. Tuttavia, a parte qualche raro e striminzito commento sulla questione, il vecchio continente sembra essersi spesso dimenticato dei suoi vicini caucasici. Infatti, se si escludono i momenti di tensione che sfociano in conflitti aperti, quant’è raro sentir parlare di questi paesi, nel nostro immaginario così lontani?

In questo mese di conflitti, appunto, ci si è ricordati della Georgia, rivendicata dal mondo occidentale, americano soprattutto, sotto la propria ala, con l’obiettivo di isolare la Russia, accusata di un’eccessiva ingerenza verso ovest. Quegli stessi ragazzi, a pranzo di fronte ad un khinkali stavolta, mi avevano detto di vivere la vicenda ucraina con particolare coinvolgimento: il pensiero va immediatamente all’Ossezia del Sud ed alla crisi del 2008. La storia della Georgia non è così lontana da quella dell’Ucraina, un paese con il destino scritto nel nome. Ucraina significa CONFINE. Due paesi geograficamente e culturalmente contesi.

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Alberto Boscaini ne dice: Federica è laureata in diritto internazionale, legge "Internazionale", pensa internazionale. È una piccola furia vincente, contraddirla presuppone una certa preparazione. Il suo è un racconto di un viaggio al di fuori dagli schemi e dalle nostre limitate prospettive, tipico di chi ha uno sguardo che va al di là, appunto, internazionale. Scrive "Il giro del mondo in CAPS LOCK".