Lo storm chasing è un universo in continua espansione e mutamento. Al netto di diverse sfaccettature, consiste nel documentare personalmente tornado e intensi temporali. C’è chi lo fa per adrenalina, chi per scienza, chi per aiutare la comunità, e chi ne ha fatto un business. Visti i rischi associati si può affermare che chiunque lo faccia abbia una irrefrenabile passione.

Le sue origini ufficiose risalgono alla metà degli anni ’50 quando David Hoadley, giovane laureato in Scienze Politiche dalla Indiana University, cominciò a seguire con la sua auto i temporali che in primavera abbondavano tra Oklahoma e Kansas. Nei suoi primi anni di vita lo storm chasing è rimasto un fenomeno strettamente localizzato alle pianure del Midwest. Successivamente si è diffuso a tutti gli Stati Uniti fino a raggiungere, decenni dopo, l’Europa. Ogni anno il numero di appassionati che si riversa sulle strade aumenta considerevolmente. Tra questi non è difficile scovare diversi team di chasers stranieri. (qui il team italiano guidato da Niccolò Ubalducci e Valentina Abinanti).

NOAA-TOTOPOD-800

Fig.1: A sinistra lo strumento TOTO utilizzato nella missione del 1981, a destra il POD (Portable Observational Device) utilizzato ancora oggi nel progetto VORTEX.

 

 

Ci sono due anime nello storm chasing: una amatoriale, anche se forse è improprio definirla tale visti i livelli di competenza, e una scientifica, che sta al centro della trama di Twister. Quest’ultima non sarebbe esistita senza Neil Ward, il primo meteorologo che ha fatto delle pianure americane il proprio laboratorio.

Nonostante diversi errori da matita blu e abbondante finzione cinematografica, Twister racconta una verità scientifica: il team di ricercatori guidato da Jo e Bill ha infatti una grande missione: depositare lungo il percorso dei tornado uno strumento, chiamato Dorothy, contenente diversi sensori in grado di raccogliere dati meteorologici all’interno del vortice. Non si è trattata, però, di una visione profetica degli sceneggiatori Michael Crichton e Anne-Marie Martin. Nel 1981 infatti l’Environmental Research Laboratory del NOAA aveva lanciato il progetto TOTO (TOtable Tornado Observatory). Il TOTO moderno era invece un barile da 55 galloni attrezzato di anemometri, barometri e igrometri che veniva posizionato lungo il percorso di un tornado sperando che questo venisse inghiottito (Figura 1a). Nell’epica dello storm chasing non mancano mai gli espliciti richiami a Il meraviglioso mago di Oz, il celebre romanzo di Frank Baum. Toto era il cane della protagonista Dorothy Gale, interpretata da Judy Garland nella pellicola del 1939, la cui casa viene sollevata da un tornado e trasportata nella Terra Blu dei Munchkin.

Sebbene fallimentare, la missione TOTO ha dato origine a diversi progetti scientifici mirati a svelare i segreti scientifici di uno dei fenomeni più violenti presenti in natura. Tra questi i vari progetti VORTEX del National Severe Storms Laboratory, il progetto TWISTEX, e il recente TWIRL guidato dal Center for Severe Weather Research. Gli strumenti si sono raffinati (Figura 1b) e le informazioni a disposizione per dettare la strategia di caccia si sono moltiplicate. Ma la missione resta proibitiva: tra i tanti aspetti dei tornado ancora poco chiari anche ai più esperti c’è infatti anche il loro percorso. Ed è stato uno di questi repentini cambi di traiettoria a costare la vita ai membri del team TWISTEX, nato dalla mente brillante di Tim Samaras. Il 31 Maggio 2013 un tornado di categoria EF-3 con venti superiori ai 470 km/h ha sollevato l’auto del team TWISTEX scaraventandola a quasi un chilometro di distanza causando la morte di Tim, del figlio Paul e del meteorologo Carl Young.

La storia dello storm chasing non è però fatta di soli fallimenti. Qualche anno prima il team TWISTEX era riuscito nell’impresa di raccogliere i dati dall’interno del tornado EF-4 di Manchester, South Dakota. I grafici nella figura 2 mostrano la variazione dellapressione atmosferica e della velocità dei venti registrati al passaggio del vortice. Ad un incredibile calo di 100 hPa in pochi secondi sono associati venti superiori a 330 km/h!

TangWind_Manchester2003

PressureDrop_Manchester2003

 

Fig.3: A sinistra la variazione della pressione atmsoferica (mbar o hPa), a destra la conseguente variazione dei venti, calcolati tramite il bilancio ciclostrofico, al passaggio del tornado di Manchester (2003).

I successi dei ricercatori non sono finiti. Proprio in occasione dei vent’anni dall’uscita di Twister, il progetto TWIRL ha annunciato che il 9 Maggio il team guidato da Tim Marshall è riuscito a depositare un POD nel percorso di un tornado a Wynnewood (Oklahoma) e che presto saranno presentati i dati raccolti.

Non c’è dubbio: il sogno di Jo e Bill è ancora vivo e l’eredità di Hadley e Ward è onorata ogni giorno da centinaia di storm chasers sulle strade del midwest.

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Cecilia Pigozzi ne dice: "Edoardo guarda il cielo per non guardare la terra, anche se a volte l'occhio gli scappa, e di solito è per una partita della Juve. Ha traslocato passione e cinismo da Crevacuore (Biella) fino a Berlino, passando per Edimburgo, ma finora è tutto intatto". Scrive The meaty-orologist.