Questo video merita un bell’articolo. Potremmo stare qui a discutere ore su cosa voglia dire “bello”, ma il fatto è che sono rimasto vittima del senso stesso del video. Mi spiego meglio. Ho provato a buttar giù qualcosa, qualche giorno fa, ma mi sono ritrovato in un vicolo cieco; così, con fatica, ho ricominciato da capo, cambiando il punto di vista e anche il luogo fisico dove sono accovacciato, computer sulle gambe, a digitare sui tasti parole che poi, alla fine, non mi convincono.

Mi sono ritrovato, e mi ci ritrovo spesso anche quando mi commissionano un lavoro, a fare i conti con questo Gap. Ho bene in mente cosa voglio scrivere, come quando mi viene sottoposto un progetto in ufficio, la mente viaggia e già mi immagino le scene che dovranno comporre il video, però poi la realtà, stronza talvolta, è ben diversa. La sinuosità, la fluente successione di idee che ho in mente non si traduce, non esce, almeno non come previsto, e quello che si crea non è adatto, non è sufficiente, non è abbastanza. Una ricetta, per quanto precisa sia, non può sostituirsi all’esperienza, alle mani sapienti di un esperto cuoco.
Spero che il buon vecchio Ira Glass abbia ragione quando dice che per colmare il gap ci vuole tempo.
Non basta avere buon gusto per essere dei buoni creativi; mi ritengo una persona con del buon gusto ma ad ogni lavoro rimango sempre nel mio e non mi espongo perché presupponendo di averlo, il buon gusto, mi accorgo che quello che creo non è all’altezza. Bloccarsi perché indecisi o inadatti sarebbe un errore. Il buon gusto, l’occhio, va lasciato cuocere a fuoco lento, cercando spunti, copiando da chi è più bravo, lasciandosi ispirare. E poi bisogna provare e riprovare, sbagliare e migliorare, lavorare lavorare lavorare.

E a questo Daniel, autore del video, vorrei stingere la mano: esordisce con “For everyone in doubt, especially for myself”.
Confucio diceva che se scegli un lavoro che ami, non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua e questo è verissimo finché non ti scontri con il tutto al di fuori di te. Io sono fortunato perché faccio un lavoro che amo, ma con Confucio sono d’accordo solo un poco; se si parla di lavori creativi bisogna che ne parliamo. Lavoro creativo per me significa che ad un problema si risponde con una propria, particolare, personale ricetta, con il proprio buon gusto e con il proprio istinto. La soluzione al problema non è solo mettere in campo le proprie abilità e competenze, ma mettere se stessi. Quando viene commentato un lavoro, messa in discussione qualche scelta di montaggio o qualche azzardo nella scelta dei colori, non è solo quello che hai fatto che viene giudicato, ma sei tu, che di tuo hai fatto quelle scelte. Non esiste giusto o sbagliato, non ci sono regole. Quello che si fa, che si crea, è in fondo, una parte di te, un modo di vivere le cose e di selezionare quelle che vale la pena raccontare. Quello che si fa, che si crea, deve funzionare ed essere bello. Facile no?
Credo che sia l’atteggiamento giusto per migliorare, ma io come il mio collega Daniel, sono sempre in dubbio. Da quando si fa il primo storyboard fino a quando non si riceve una approvazione da parte del cliente, serpeggia un’ansia sotterranea che ogni tanto risale in superficie, tipo vapore nelle strade di NY.

Come spesso succede, quando scrivo, non c’è un inizio e non c’è una fine; osservo e mi lascio ispirare da quel che vedo, ne parlo, talvolta in modo competente, talvolta meno, e poi lascio che la cosa si dissolva piano piano, come un tramonto estivo del nord.
Rimane qualcosa però, mi risuona in testa la frase “fight your way through that, okay?”; bisogna combattere e lottare e alzare l’asticella, sempre. Sono i fallimenti o comunque le sfide che ti portano a raggiungere l’obiettivo, o almeno ad avvicinarsi. Per colmare il Gap è fondamentale accettare tutte le sfide e non tirarsi indietro davanti a niente; né a ostacoli che sembrano invalicabili, né a noi stessi.


Stéphane Hessel: “Creare è resistere. Resistere è creare.”

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Cecilia Pigozzi ne dice: Francesco Bonato per finta fa l’ingegnere civile, il dj della musica da situazioni, il baskettaro in serie D, il type designer. Francesco Bonato per davvero fa il videomaker, all’inizio lo faceva per finta anche quello ma poi alla fine è diventato vero. Scrive "Letterbox".