“…sono quasi sicuro che se da internet togliessero tutta la pornografia, resterebbe un solo sito chiamato ridateci i porno”

Sebbene possa non sembrare del tutto strano che internet, un sistema di comunicazione nato fra ingegneri e scienziati che lavoravano in un ambiente con (all’epoca) una bassa percentuale di presenza femminile*, finisse per essere utilizzato in maniera massiccia per la diffusione della pornografia, ogni tanto mi chiedo se l’impatto sulla nostra percezione della sessualità sia riducibile solamente a questo.

Infatti al di là della geniale battuta di Perry Cox in apertura, la questione ha solo come punto di partenza la maggiore disponibilità di accesso ai contenuti di sesso esplicito: ci sono numerosissimi studi che indagano una gran quantità di aspetti sociologici, psicologici ed economici che sono stati influenzati dal nuovo rapporto fra internet e sessualità.

Ovviamente la pornografia è solo la punta dell’iceberg e la cartina tornasole di fenomeni più ampi. Ad essere cambiata è la possibilità di venire a contatto, senza rischi sociali, con forme di sessualità più estrema; la libertà di espressione e la facilità a trovare partner sessuali; la disponibilità di informazioni molto più dettagliate ed esplicite sul sesso; la formazione di vere e proprie comunità di persone prima ghettizzate per le loro preferenze.

Certamente con questo non vivere il sesso non come un’incombenza biologica, quanto come un’espressione di sé e una soddisfazione di bisogni emotivi e psicologici, non è certo qualcosa inventato con l’avvento del mondo digitale, al massimo è percepibile l’enorme accelerazione data dalla maggior disponibilità di contatti e di informazioni.

Non è sbagliato affermare quindi che l’impatto fondamentale della rete sia stato quello di normalizzare, sia nel senso di portare all’accettazione tutto ciò che fino a qualche decina di anni fa veniva considerato “malattia”, sia per quanto riguarda la possibilità di conoscere e vivere più liberamente la propria e l’altrui sessualità.

E questo ha avuto enormi ripercussioni sulla vita sociale e sui comportamenti: penso che senza la progressiva accettazione dell’omosessualità, anche grazie alla capacità della rete di dar voce a minoranze e storie prima sommerse, sarebbe stato impossibile vedere riconosciuti molti diritti fondamentali.

Ma non solo di rete si parla.
L’esempio più ovvio è quello degli anticoncezionali femminili: il fatto che per la prima volta le donne potessero decidere liberamente sulla gestione della propria sessualità, è stata una rivoluzione enorme che, partita negli anni ‘60, non è ancora terminata oggi e che ha dato origine a profondi cambiamenti sociali ed economici.
Senza lo sviluppo tecnologico, sarebbe stato impossibile iniziare abbattere gli stereotipi di genere che volevano le donne legate alla dimensione della maternità in maniera indissolubile.

Che la tecnologia possa cambiare il nostro corpo, di controllarlo e di percepirlo diversamente, ci viene spesso presentato come un fatto negativo, inquietante per molti aspetti.
Ma proprio la capacità di controllare la sessualità, intesa sia come insieme di stimoli che come identità, ci può liberare di sofferenze e problemi enormi, sia per sé stessi che per gli altri.

Per questo motivo il diritto alla veder riconosciuta la propria specifica sessualità, qualunque essa sia, e la ricerca scientifica combattono una medesima battaglia politica e spesso si sono sostenute a vicenda.
Per entrambe, infatti, non può che essere necessario abbandonare le idee di naturalità o innaturalità di una pratica, per iniziare a guardare, prima di presunti dogmi superiori, i reali diritti alla felicità e alla realizzazione di ognuno.

*(Nota per gli amici scienziati e ingegneri: è una battuta e un luogo comune, non vogliatemene)

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Andrea Nale ne dice: l'uomo dalla troppa curiosità. All’inizio non sembra essere un problema: lo porta a scoprire sempre cose nuove, a iscriversi a filosofia, a provare nuove esperienze. Poi Fabio comincia tragicamente a chiedersi come si fanno certe cose e se saprebbe farle anche lui…e questo è l’inizio della fine. In breve si è ritrovato la casa piena di strumenti musicali, libri, progetti di falegnameria iniziati e mai finiti, disegni, pezzi di pc, vinili, racconti e libri di cucina. Nonostante tutto questo, continua a divertirsi. Si occupa di digitale e cultura perché in questo periodo gli piace così. Scrive Meta Tag.