Ieri, 28 Luglio 2015 è stata una giornata storica per i tuffi azzurri. Tania Cagnotto riesce nell’impresa di trionfare ai mondiali di nuoto, quelli preolimpici poi, per dargli anche quel valore aggiunto che annulla le attenuanti di una qualsiasi altra vittoria. Ha vinto, davanti a tutte, davanti alle cinesi, e per una volta è lei la marziana. O forse è semplicemente un modello per le generazioni di tuffatrici azzurre future, non che prima non lo fosse eh, però vuoi mettere campionessa del mondo come suona bene?

Unica pecca è l’assenza della disciplina del trampolino da 1m nel programma olimpico, come al solito più ristretto e contenuto, giusto per mantenere quello stato di ansia totale che già gli atleti accumulano in quattro anni di sali e scendi di scale e tavole flessibili.

Comunque sia, Tania Cagnotto come modello, sarebbe quasi da analizzare, da smontare e ammirare in ogni sua parte, però dai la Tania nazionale ancora per un anno meglio che rimanga intatta.

Mi limiterò quindi a paradigmarlo, come un vero modello linguistico, o filosofico, o scientifico.

Verbo della prima: Cagnotto, i

Cagnotto, presente indicativo, come lo è Tania in questo momento, raggiante sul podio, piangente all’inno, tesa dopo l’ultimo tuffo cinese, in attesa del punteggio, guardando il trampolo.

Cagnotti, tu seconda persona presente, perché non dirmi che non hai fatto un carpiato lanciato sul divano ad ogni suo tuffo, magari per par condicio agli avvitati facevi pure qualche giretto su te stesso, scivolando sul parquet e facendo prendere aria ai vestiti di un ignaro martedì di luglio.

Cagnottavo, che potrebbe essere anche un verbo dispregiativo, uno che trasmette il lanciare insulti con gli occhi, però no, è il passato di Tania, che pieno di imprecazioni un po’ lo è stato. Tanti quarti posti, quattro Olimpiadi e nessuna medaglia, quattro quarti posti tra Giochi e Mondiali, cioè ci vuole pure una certa bravura in questo, non scherziamo, però le delusioni sono state tante, soprattutto, mi permetto di dire, nel momento di tirare fuori quelle chiappe marmoree e quella schiena flessibile come l’arco di Legolas, e invece tutto s’ammollava.

a Cagnottare [cagnottatum?] (dai il supino lo traduco come un moto a luogo, perdonatemi classicisti), il futuro di Tania ora è più roseo dicono, ma quale futuro? da trampolinista singola? da sincro con la Dallapè? sicuramente questa era la sua ultima gara importante da 1m, ciò vuol dire che non difenderà mai il suo titolo, c’è chi dice che ha chiuso in bellezza, ma quindi vuol dire che ha spalancato tutto il resto? insomma come il mio paragrafo ci sono sicuramente poche certezze e molte domande sul suo futuro.

Ci sarà da Cagnottare a Rio, cagnottare all’infinito come solo lei sa fare, che non assume solo il significato di lotta, è una lotta con la elle maiuscola, c’è anche una erre di TRE bella arzigogolata, proprio come sentiamo nei silenzi di panico prima che lei si arzigogoli con la sua compare amica, prima che si districhi in aria, possente e leggiadra, come una libellula di stagno, che si ritrova bagnata solo quando piange di gioia.

Brava Tania, LungoiBordi di trampolini e piattaforme rendi gentile una Nazione.

 

Licenza Creative Commons
lungoibordi.it dilungoibordi.it è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at http://www.lungoibordi.it.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso http://www.lungoibordi.it.
CONDIVIDI
Articolo precedenteLe scusanti sportive
Articolo successivoStupro di Firenze, non è in un tribunale la giustizia per lei
Francesco Bonato ne dice: l’anagrafe dice che è il più giovane della truppa, la truppa dice che l’anagrafe non conta. Di nome Enrico, poi il cognome è tutto un programma: “once a Pigozzi, always a Pigozzi” e se non sapete cosa intendo vi do un indizio, si misura in decibel. Scout, pallavolista, scienziato sociale, passa il tempo con musica e serie tv, ma il suo vero amore sono le grandi manifestazioni sportive. Esperto di strambe curiosità di contorno di cui nessuno pare occuparsi, ti racconta che la lanciatrice di stone canadese, quando non compete per una medaglia a curling, fa la bidella in una scuola di Montréal, Québec. Bevendo un aperitivo analcolico e sfogliando la gazzetta, rigorosamente partendo dalla fine, si sofferma sulla pagina del tennis e inizia il viaggio: finale di Wimbledon, prato verde, fragole con la panna. Scrive "Corsia Centrale"