L’estate è ormai giunta e io non la sento. Culinariamente parlando, mi sto perdendo le mie stagioni preferite. So di aver già quasi perso le fragole e gli asparagi, i germogli di luppolo e il radicchio di campo che raccoglie mio padre lungo i fossi intorno casa. La grigliata del primo maggio, il mio compleanno. E sono talmente intontita dalle tante nuove informazioni alimentari che sto ricevendo, che non riesco a trovarne il filo. La frutta tropicale mi rimbambisce.

Sono in Brasile a mille metri di altitudine e l’inverno comincia tra una settimana.

Non riesco a cucinare per una serie di motivi, quindi, con molto ritardo, ho imparato a usufruire degli hashtag. Si lo so, è una vergogna, il mondo va avanti a cancelletti da una vita.

In particolare quello che mi fa respirare l’estate che non sto vivendo è #smoothie.

La categoria che preferisco è #smoothiebowl ma anche #jar ha decisamente il suo perché.

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In un video molto bello che potrebbe fare il mio amico Francesco ma che in realtà esiste solo nella mia testa, l’immagine di una scodella fumante di zuppa invernale, si trasforma lentamente in una colorata e gelata coppa di frullato denso e dolcissimo, accompagnando il cambio delle stagioni e mantenendo la sensazione di comfort food che sta racchiusa dentro una forma tonda e accogliente.

Qualsiasi cibo predigerito che necessita solo di un cucchiaio e di essere ingoiato non può non rimandarci inconsciamente alla nostra infanzia più remota, all’epoca delle pappine. Con l’unica differenza che, se Dio è stato clemente e noi lungimiranti, il nostro palato si è affinato.

Gli smoothie sono una meraviglia per il palato ma soprattutto per gli occhi. Il popolo digitale che posta foto di ogni sorta di spettacolare smoothie si è specializzato in decorazioni di frutta fresca, semi, scaglie di cocco, spezie e fiori, colate di cioccolato fondente e screziature marmoree. Sono un incanto, un mangiare di fate e folletti.

Smoothiebowl_official su instagram, raccoglie e propone ogni giorno una scodella diversa.

Gli smoothies in the jar invece, letteralmente sono smoothie dentro i vasetti, quelli quattro stagioni della Bormioli Rocco per capirci. Sono a dir poco lussuriosi: accumuli di vitamine e cose buone straripano dal bordo dei contenitori di vetro, colano e sfidano la gravita, finchè il sole non li scioglie. A me sembra agosto ogni volta che li vedo.

La mia iniziazione l’ho avuta con lui e questo video è adorabile oltre ogni misura.

È facile. Il segreto per uno smoothie morbido (come giustamente suggerisce il nome) è avere sempre una base congelata, preferibilmente banana o anche pesca o mango, qualsiasi frutto dalla polpa non esageratamente acquosa, escludendo quindi melone e anguria, agrumi in genere e così via che sono solo aggiunte. Poi in realtà, il via libera è totale: zenzero, cannella, cardamomo, cacao, semi oleosi di qualsiasi tipo, foglie di spinaci, lattuga, menta, basilico ma anche yogurt, panna, latte e qualsiasi derivato. Anche di soia. Estemporaneo, casuale, tipo così: una cucchiaiata di ricotta, mela, pera, noci e miele millefiori. Tutto frullato insieme, una spruzzata di cannella in superficie e una griglia di zucchero caramellato. Tre secondi per pensarlo, dieci per scriverlo, due minuti per farlo. A colazione con i corn flakes, a merenda con i biscotti sbriciolati in superficie, a cena, quando fa così caldo che mangeresti solo gelato. Salato, che più o meno può essere un gazpacho.  Ma sempre al cucchiaio.

Mano ai frullatori ad immersione, i robot da cucina, i tritatutto e i kitchen aid. Al bando le centrifughe che producono un sacco di scarto. Anzi, nello smoothie ci potete infilare anche lo scarto delle centrifughe e i gambi del prezzemolo (che sono pieni di vitamina C, sappiatelo).

E se pensate che vi stia proponendo una minchiata salutista, tenetemi da parte un cestino di fragole, che al mio ritorno smoothie di cachaça e guava per tutti.

 

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Giacomo Mozzo ne dice: Caterina è sempre in grado di sorprenderti. Talvolta si annuncia per una birretta serale, ma non la vedi proprio arrivare. Altre volte promette una cena nella sua splendida casa, ma sul più bello salta tutto. Sarà che lavora troppo, sarà che è sempre in giro. Sarà che ha semplicemente troppi interessi da seguire, troppe amicizie internazionali da assecondare...Quando però avete la fortuna di passare del tempo con lei, rimarrete sorpresi pure dalla sua straordinaria carica di entusiasmo ed affetto, nonché estasiati da tutto ciò che, con amore e dedizione, è in grado di cucinare. Vi invito caldamente a seguirne i consigli culinari. Non ve ne pentirete. Mi ha insegnato che in cucina si può girare il mondo e navigare l'animo umano. Scrive It's a piece of cake.