È un fatto a cui non si pensa spesso a causa della sua ovvietà più che palese, ma, ancora al giorno d’oggi, la parola scritta rappresenta il mezzo comunicativo cardine delle nostre società.

Anzi, la diffusione della rete globale non ha assolutamente cambiato questo fatto, ma ha bensì amplificato ancor di più l’importanza della scrittura. Il web e tutta la comunicazione mediata dai nostri modernissimi strumenti è ancora fondata in maniera fortissima sulla testualità, tanto che molte nuove professioni legate al mondo digitale, richiedono come competenze di base la comprensione e la capacità di produrre testi, di riassumere e condensare contenuti, di conoscere le famiglie di significato delle parole per trovare sinonimi e modalità espressive efficaci per la comunicazione. Si vocifera addirittura di laureati in filologia che insegnano a Google la semantica (che sarà poi, una malattia? Boh!) per far capire meglio il contenuto di una pagina web. Ma tutto questo ovviamente non ditelo a nessuno e continuate a credere che studiare le materie umanistiche siano una perdita di tempo: siamo già in troppi e non ci serve altra concorrenza!

Di fatto, comunque, utilizziamo una tecnologia vecchia di circa 5000-6000 anni per comunicare attraverso i nostri avanzatissimi smartphone e taggare su Facebook gli amici sui video di gattini. Dopotutto un sistema del genere è perfettamente adatto ad un ecosistema come quello web: occupa pochissimo spazio per dare miriadi di informazioni, è trasmissibile senza perdita di contenuto o qualità e dovrebbe essere universalmente diffuso. In fondo le differenze fra una tavoletta di creta sumera e un Ipad sono meno di quelle che si pensa e le esigenze di fondo non sono poi così diverse: organizzare informazioni (il più possibile in poco spazio), renderle trasmissibili da una persona all’altra facilmente, essere facilmente trasportabili, essere leggibili con il semplice senso della vista, senza dover necessariamente ascoltare qualcuno che le legga.

CunEnvÈ probabile che questo dimostri una certa predisposizione per l’uomo a creare oggetti di quella fattura per immagazzinare informazioni: anche un foglio di carta ha una struttura simile, mentre a pochi è venuto in mente di scrivere su una superficie sferica o quadrata sfruttando la tridimensionalità. Magari qualcuno ci ha provato, ma non è certo il modello vincente.
In ogni caso la scrittura è stata inventata principalmente per un motivo: immagazzinare le informazioni senza doverle ricordare tutte in maniera mnemonica.
Questo, nonostante ci sia anche chi sostenga sia stato un male, ha agevolato la capacità umana di riflettere sulle cose avvenute e sui suoi pensieri (o su quelli altrui), prima che il tempo li cancellasse per sempre. In definitiva insomma la padronanza della lingua scritta ha sicuramente a che fare con la capacità di pensare correttamente e con consapevolezza, con più profondità.

Non stupisce allora che un paese dove l’analfabetismo funzionale si attesta fra il 30% e 45%, sia anche un paese che usa male gli strumenti web, in cui la valanga di comportamenti al limite dell’antisocialità è all’ordine del giorno, in cui la gente condivide post di Salvini con convinzione, crede alle peggiori cazzate e Gasparri scrive una valanga di tweet che mettono fortemente in dubbio ogni teoria su…beh parecchie teorie su parecchi argomenti, a dire la verità.

Ma il vero dubbio è: ma se questo è l’ecosistema del web, cosa scriviamo a fare in maniera corretta e gradevole? Scrivere per il web significa scrivere male e con contenuti poveri? C’è una speranza seppur minima di trasmettere un’idea, di innescare un dibattito, di usare la scrittura in funzione costruttiva attraverso il medium delle nuove tecnologie?

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Lo dico subito: secondo me no.
Può sembrare paradossale, ma tutta l’attenzione nella ricerca di web editor, di copywriter e professionisti o meno della scrittura ha semmai un obbiettivo opposto: non migliorare la fruibilità dei contenuti, ma bensì creare e mantenere un effetto straniante dell’ecosistema digitale.
I contenuti scritti sono visti alla stregua di prodotti, di un prodotto da vendere e piazzare ad un consumatore. Un contenuto ben fatto, ben scritto ben ideato è un mistero per l’utente medio che ne fruisce: è un misterioso monolite nero per una scimmia kubrickiana. Distanza, quindi separazione, quindi desiderio di possesso, quindi stimolo all’acquisizione.

Dunque tutto qui? Scrivere per il web significa svalutare quello che comporta la scrittura stessa e produrre testi per analfabeti in modo da fargli desiderare qualcosa?  È tutto marketing basato sulla psicologia? In sostanza, per me, sì. Non c’è nessuna vera attenzione alla qualità in sé.

Però, e c’è sempre un però, tutto produce degli effetti collaterali non previsti.
E se per caso qualcuno iniziasse a imparare qualcosa, senza volerlo, dai contenuti scritti bene?

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Andrea Nale ne dice: l'uomo dalla troppa curiosità. All’inizio non sembra essere un problema: lo porta a scoprire sempre cose nuove, a iscriversi a filosofia, a provare nuove esperienze. Poi Fabio comincia tragicamente a chiedersi come si fanno certe cose e se saprebbe farle anche lui…e questo è l’inizio della fine. In breve si è ritrovato la casa piena di strumenti musicali, libri, progetti di falegnameria iniziati e mai finiti, disegni, pezzi di pc, vinili, racconti e libri di cucina. Nonostante tutto questo, continua a divertirsi. Si occupa di digitale e cultura perché in questo periodo gli piace così. Scrive Meta Tag.