È passata una settimana dall’aggressione subita da Matteo Salvini al campo rom di Bologna. Dico aggressione perché ormai ci siamo abituati a definirla un po’ tutti in questo modo, senza ragionarci troppo. Dimostrando così, ancora una volta, le indubbie capacità di questo politico nostrano, in grado di ribaltare la realtà e trasformarsi in vittima attraverso una serie di tecniche geniali che meritano di essere osservate con attenzione.

Le divideremo, per comodità, in sei punti, e riuniremo il tutto sotto il nome di metodo Salvini. Ogni punto viene corredato da un esempio pratico che funga da guida e da spunto.

Il metodo Salvini, come tutti i migliori metodi, è riproducibile ed esportabile anche in altri contesti. Mentre assimilate le tecniche, allenatevi a scrollare la testa mentre il vostro interlocutore sta parlando e ripetendo una frase che possono davvero dire tutti come “La violenza va sempre condannata, senza se e senza ma”.

  1. Individuare il nemico

Individuare il proprio nemico è di fondamentale importanza nel percorso di ribaltamento della realtà e di consecutiva trasformazione in vittima. C’è da dire che Matteo Salvini, essendo leghista, può contare sulla più che ventennale esperienza del suo partito in questo ambito. La Lega Nord, infatti, ci ha insegnato che non è importante avere un nemico fisso, ma che questo può anche mutare di forma negli anni: i terroni, Roma ladrona, l’Europa, i clandestini, i rom. L’importante è che siano percepiti e che, possibilmente, si lavori sodo per farli percepire come una minaccia costante. Se la minaccia attacca anche il portafoglio, tanto meglio.

Esempio pratico: Salvini, il giorno dopo la mancata visita, durante il programma di Barbara D’Urso, ha dichiarato che voleva entrare nel campo rom perché il comune di Bologna paga loro 35 euro al giorno. “Allora dovrebbero darli a tutti gli italiani” ha tuonato Matteo. Nessuno si è chiesto o gli ha chiesto se il problema fossero i rom in generale, la presenza dei rom in quel preciso spazio, o il fatto che il Comune versasse loro dei soldi, perché lo spostamento di prospettiva è geniale: l’italiano si agita sul divano, applaude, pensa “Mannaggia la puttana, qua mi devono 35 euro al giorno!” e dimentica di chiedersi per quale motivo Salvini dovrebbe fare una visita a un campo rom, se questi dati sono già in suo possesso e dice di poterli certificare.

  1. Creare la giusta attesa e il contesto adatto

Anche in questo caso, dalla Lega c’è solo da imparare. Tenere i toni costantemente alti, puntare alla pancia delle persone, è sempre consigliabile. Annunciare per tempo la visita al campo rom, come ha fatto Salvini, ha praticamente dato la certezza che qualcuno, a protestare, ci sarebbe stato. (Se poi hai anche la botta di culo che ti sfasciano la macchina, tutto oro che cola). Da notare anche la modalità di arrivo di Salvini: in macchina, solo con i suoi accompagnatori, senza la presenza di polizia o forze dell’ordine. Si dice che ci sia stato un inconveniente, in questo senso: una mancata comunicazione degli spostamenti dell’esponente leghista avrebbe permesso che arrivasse sul luogo senza protezione. Sfruttate al meglio questa serie di occasioni fortunate che vi si presentano improvvise, neanche fossero concordate o studiate a tavolino: darete l’impressione di essere un vero eroe, uno che ha le palle, uno che le cose le va a vedere di persona. In più, questo vi garantisce ancora di più il contatto con il nemico. Ah, mettetevi subito dalla parte della ragione e insultate, sempre: la gente è disposta a credervi più di quanto pensiate.

Esempio pratico: scrivete sui socialCosì i balordi dei centri sociali hanno distrutto la nostra macchina, prima ancora che ci avvicinassimo al Campo Rom. Noi stiamo bene. Bastardi”.

  1. Sperare nello scontro ed esibire le prove della violenza

Lavorando bene, i risultati si ottengono. Matteo Salvini, nello specifico, è riuscito a farsi distruggere un paio di vetri della macchina con cui è arrivato al campo rom. Ottimo risultato. E altrettanto ottima è stata la sua capacità di gestire la cosa a suo favore fin dal principio: usare bene i social e far girare le foto. Parlare di violenza, meglio se accompagnata dall’aggettivo inaudita, aiuta sempre. Ricordate che importa poco che voi siate stati violenti a parole per lungo tempo, o che i simpatizzanti del vostro partito lo siano non solo a parole, o che foste su una macchina che ha tentato di investire due dei manifestanti: la gente è più disposta a credere a un bel danno materiale, soprattutto se questo coinvolge un bene – come l’auto – che magari posseggono in prima persona. Un parabrezza infranto fa scena, funziona, le persone si immedesimano. È anche una questione di probabilità: in percentuale, è più facile che vi abbiano rotto uno specchietto dell’automobile piuttosto che un autista impazzito abbia cercato di mettervi sotto. Sapete meglio come ci si sente, nel primo caso.

Esempio pratico: la condanna unanime del mondo politico. Certo, qualcuno potrebbe sottolineare che siete dei provocatori, ma voi potete sempre far riferimento al punto 4.

  1. In nome del popolo italiano

Una cosa che non dovete mai dimenticare è quella di sottolineare che state agendo in favore del popolo italiano, a sua difesa. Questo vi permette di trasformarvi immediatamente in delle specie di eroi. Importa poco che le azioni che mettete in atto non abbiano senso o che non portino a nessun effettivo riscontro pratico. Ditelo. Alla gente piace sentirsi ripetere le cose. Più le sente e più crede che siano vere.

Esempio pratico: I commenti pro-Salvini sulla sua pagina facebook.

  1. Usare la parola democrazia a caso

Democrazia è sempre una parola che funziona. Usatela più spesso che potete, anche tra virgolette. Date l’idea di stare lavorando perché ci sia democrazia, ma che, allo stesso tempo, alcuni gesti/azioni/parole per niente democratiche possano essere usate per riportare la “democrazia tra virgolette” a vera “democrazia senza virgolette”. Suona contorto e poco coerente, vero? Perfetto. Dite altre due volte democrazia. Ah, dimenticatevi di accennare al fatto che la democrazia prevede pure che ci sia qualcuno che non concorda con voi.

Esempio pratico: Dite qualcosa tipo “Se questa è la Bologna ‘democratica’ dobbiamo liberarla”. Se non vi sentite sicuri come Salvini, per le prime volte potete fare il gesto delle virgolette con le dita quando pronunciate “democrazia”.

  1. Promesse e qualche minaccia per il futuro

Una buona azione deve prevedere anche degli sviluppi futuri e un bel finale. Ecco perché anche questo aspetto non va trascurato. Utilizzate il momento favorevole per alzare ancora un po’ l’asticella dello scontro. Annunciate azioni legali: è quello che normalmente si pensa facciano le persone che stanno nel giusto e che hanno subito un torto. Ribadite da che parte è venuta la violenza, condendo il tutto con una bella frase da bar, tipo “rinchiuderli, e buttare via la chiave!”. Anche in questo la gente si riconosce.

Esempio pratico: Dite cose come “Io in questo campo nomadi ci torno. È la prima volta in venti anni che mi capita una cosa del genere. C’è il Daspo ai tifosi, mi chiedo perché certa gente sia in giro per Bologna. Deve essere rinchiusa e va buttata la chiave”. “Denuncerò i cretini che inneggiano alla violenza: li faccio segnalare e li denuncio tutti”.

La recente identificazione di dieci persone da parte della polizia e il grande spazio che la vicenda ha tuttora sui giornali dimostra una volta di più la bontà del metodo Salvini.

Fino al primo dicembre è possibile ricevere le dispense illustrate del metodo Salvini inviando una mail a info@lapadania.net con oggetto “Progetto Ti aiutiamo a casa tua – Inviatemi le dispense del metodo Salvini!”.

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Francesco Sabaini ne dice: Max fa il giornalista e, forse meglio, lo scrittore. Parallelamente svolge la professione di Grande Censore della Canoscenza sui social netuorcs, specialmente quando si lancia nei suoi strali di una lunghezza cosmica, che ti viene voglia di tagliarti la gola da solo prima della metà. Poi, quando ci bevi le birrette a Veronetta, mescola divinamente la succitata onniscenza con la classica attitudine veronese da bar. E tutto finisce al posto giusto. Uno che adora i Massimo Volume allo stesso modo dei Pantera, per dire. Scrive "Tumbleweed".