Il treno è il mezzo per eccellenza.

Il treno, lento e veloce allo stesso tempo, è per me l’unico mezzo che permette di catturare l’essenza stessa del viaggio. Si impara ad osservare, fuori da quel finestrino, come se l’esterno non fosse altro che un film, lungo due, tre, quattro ore, o anche di più. Io preferisco i finestrini lunghi e bassi, tipo i 16:9, oppure quelli in 2:3, che mantengono l’esatto rapporto della macchina fotografica. Il treno è al contempo antico e moderno, luogo di incontri e di pensieri, un luogo dove i confini non si avvertono, se non per colpa di un nuovo controllore, che un po’ sgarbatamente, richiede il biglietto in una lingua diversa. Il treno è un insieme di suoni che rendono inutile perfino l’iPod: il treno è lo sbuffo, l’attrito, la ruota che fa l’amore con il binario, il fischio prima della galleria.

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Anna Ambrosi ne dice: Alberto Boscaini come albero in un bosco. Innamorato della Pacha Mama al punto da dedicarle la vita e gli studi. Investigatore di pietre, mai soddisfatto dalle superficiali apparenze. Armato di martello e pazienza, rompe tutto per ricostruire il passato di tutti. Riempitosi gli occhi di forme più o meno attuali, rielabora ogni bellezza in parole raffinate e immagini adeguate. Per dissimulare la sua professionale serietà festeggia e si gode appassionatamente il cielo invernale di BCN. Scrive "Olocene".