Oggi, a 100 giorni dalla cerimonia di apertura si annuncerà il portabandiera della spedizione azzurra che porterà quel pesante bastone che rimane un onore ma che gli atleti si ben guardano dall’accettare senza fiatare. Si parla tanto di privilegio raro ma la verità è che scorrendo le liste dei portabandiera nelle edizioni passati sono pochi i nomi altisonanti delle nazioni di punta. Se si pensa ad un portabandiera si immagina un alfiere che meglio più rappresentare la nazionale di tutti gli sport di quell’edizione, è un ruolo ingombrante eh, però tipo a Phelps neanche prima che si fumasse mezza piantagione di cannabis hanno mai pensato di affidargliela. Perché? Perché a meno che non faccia dressage (dove fa tutto il cavallo) o abbia la prima competizione una settimana dopo l’apertura, non conviene farsi 5 ore di cerimonia in piedi, con un’asta di 3 metri in mano, vestiti di tutto punto con gli abiti più assurdi mai visti (non tutti sono vestiti Armani come l’italsport, ricordo ancora gli stivali di gomma della nazionale ceca) e per di più finendo a notte fonda. Per questioni di spettacolo e televisive poi il programma è sempre tagliato a metà dall’alternanza delle discipline acquatiche e di atletica, proprio perché per gli sport più “ingombranti” è necessario un’intera settimana per assegnare tutte le medaglie in palio (47 medaglie l’atletica, 32 per il nuoto) ed ecco che quindi solitamente la prima settimana è per il nuoto e la seconda per l’atletica.

Ritornando al discorso portabandiera quindi l’Italia oggi avrà il suo alfiere, e in pole position si piazzano due donne come la “divina” Federica Pellegrini e l’allieva che supera il maestro (il padre) Tania Cagnotto, ovviamente il nome maschile doveva esserci e quindi i bookmaker parlano del pugile tuttofare Clemente Russo.

Ok, allora se non avete mai sentito parlare di questi tre personaggi vergognatevi, perché comunque nonostante abbia qualche riserva su di loro penso comunque che in effetti in un modo o nell’altro abbiano ottenuto un livello di popolarità piuttosto soddisfacente nonostante gli sport di nicchia praticati.

Però qualche perplessità mi rimane su tutti e tre, per carità ottimi atleti eh, nessuna critica in questo senso, Cagnotto grande lavoratrice, Pellegrini con un’innatismo natatorio che manco un delfino, Russo con la classica verve campana che tanto rende caratteristico il nostro paese.

Ma insomma, io non lo vorrei un portabandiera con tre figlie chiamate Rosy (e fin qui vabbé) e le gemelle Jane e Janet: ma santo Dio, Jane e Janet? Ma cos’è Orgoglio e Pregiudizio? Con tutti i bei nomi italiani che ci sono?

Non vorrei neanche una portabandiera che nelle scorse due edizioni si è tirato indietro alla possibilità di portare il vessillo per prepararsi meglio alla gara, la divina appunto. Che poi con quali risultati, ha vinto due medaglie (oro e argento) in 3 edizioni, e la prima in sostanza per sbaglio a 16 anni, ad Atene nel 2004. Mi viene da chiedermi se la popolarità le faccia bene solo per i follower Twitter che ora sanno pure dove abita e il suo numero. Nei giorni scorsi infatti Fede nazionale per dimostrare la sua posizione doping-free ha pubblicato sul social le sue analisi complete, complete di tutto proprio, numero di telefono e indirizzo di casa, grandissima.

La Tania di Bolzano (e ho detto tutto) invece non ha poi così tanti scheletri nell’armadio, a parte un’ingombrante accento tedesco che tutte le volte che apre la bocca ti aspetti le mucche della Milka passarle dietro, però forse potrebbe essere una tattica per confondere i nostri avversari e stordirli – ma aspetta ma lei, di dov’è? – oppure potrebbe essere una nuova mossa politica per amicarsi i mercati tedeschi. Certo è che alla foto di gruppo vi prego non fatele fare il conto alla rovescia sennò la nazionale la ritroviamo a pulire scatarrate sulle tute per il suo “UNO – DUE – TRRRRRE”.

Poi boh, cioè non c’è nulla di male ad avere un portabandiera che è arrivato secondo a La Talpa (mannaggia manco lì riesce a vincere), o che è stato inviato per Mistero di Italia1.

Non c’è niente di male ad avere una portabandiera che sintetizza l’uguaglianza uomo-donna di questo nuovo decennio: davanti donna, si gira e vedi solo le spalle di un maniscalco. E che ha scritto un libro a quattro mani intitolato “Mamma posso farmi un piercing?” (se vabbé ciao).

Non c’è nulla di male ad avere una portabandiera che ha vinto (almeno lei ha vinto) un talent show in cui doveva ballare break dance imparando da un dodicenne e condotto da Milly #sonolapiùfica Carlucci. E che è stata in copertina nella rivista di PlayBoy di aprile 2013, complimenti.

Cioè boh, io propongo Virginia Raffaele che interpreta tutti e tre, e facciamo che a ogni giro di pista cambia abito e interpretazione, così loro stanno tranquilli nella loro camera del villaggio olimpico, che quest’anno assomiglierà più ad un villaggio turistico sardo, e l’Italia si sentirà completamente rappresentata da questa importante posizione.

Comunque dai, almeno sappiamo con certezza che il portabandiera sarà qualificato ai Giochi, perché ci sono nazioni che l’hanno già nominato ma che rischia di non poter partecipare, come la Danimarca che ha scelto la dannata Caroline Wozniacki, con tanto di cerimonia in pompa magna, rappresentanti di Stato, foto di rito con bandiera da tutti i balconcini di Copenaghen per poi scoprire che potrebbe anche non andare, in quanto non in possesso di tutti i requisiti e al momento infortunata.

Dai, tra tutte le gaffe questa il BelPaese se l’è risparmiata.

#RoadtoRio2016 annozero.

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Francesco Bonato ne dice: l’anagrafe dice che è il più giovane della truppa, la truppa dice che l’anagrafe non conta. Di nome Enrico, poi il cognome è tutto un programma: “once a Pigozzi, always a Pigozzi” e se non sapete cosa intendo vi do un indizio, si misura in decibel. Scout, pallavolista, scienziato sociale, passa il tempo con musica e serie tv, ma il suo vero amore sono le grandi manifestazioni sportive. Esperto di strambe curiosità di contorno di cui nessuno pare occuparsi, ti racconta che la lanciatrice di stone canadese, quando non compete per una medaglia a curling, fa la bidella in una scuola di Montréal, Québec. Bevendo un aperitivo analcolico e sfogliando la gazzetta, rigorosamente partendo dalla fine, si sofferma sulla pagina del tennis e inizia il viaggio: finale di Wimbledon, prato verde, fragole con la panna. Scrive "Corsia Centrale"