Titolo: L’Onda
Autore: Suzy Lee
Edito: Corraini
Mese: Marzo 2016

Questo è un libro che mi è venuto in mente un giorno che è mica stato tanto tempo indietro.
E mi è venuto in mente, quando un nostro delegato sindacale ha detto ad un pettinatore di pollami che se tanto ci teneva ad andare al mare quest’anno, tanto valeva si metteva in malattia che le ferie non erano un suo diritto.

Questo è un libro senza parole, che è esattamente come sono rimasta io, quando ho sentito il delegato sindacale dare una risposta così da pirla, che dire a un lavoratore “se vuoi andare al mare mettiti in malattia” secondo me è una risposta da pirla.

È un libro senza parole ma però ci sono dentro delle immagini bellissime, e tu lo guardi, e ti sembra davvero di essere lì, a correre verso il bagnasciuga, e ti sembra di sentirli per davvero, i versi dei gabbiani, e ti viene da allargarle per davvero le braccia verso il mare, ci senti dentro il gusto della salsedine come se ce l’avessi lì, sotto la lingua, e la senti, la sabbia che ti si infila tra le dita dei piedi; è un libro che giri le pagine, e improvvisamente ti ritrovi davanti le conchiglie che sono state trasportate a riva dalle onde, e ti viene da saltarle, quelle onde, che ti pizzicano la pelle, che ti bagnano e appesantiscono i capelli; è un libro che sono stati usati due colori, il nero e l’azzurro, e con quei soli due colori, riesce a rendere il tutto; è un libro che a tratti sembra impaginato male e invece è una scelta stilistica dell’illustratrice, che è bene ricordarcela questa cosa, che come decidiamo di mostrare e dire le cose è sempre una questione di stile.

È un libro che io, secondo me è bellissimo, e ti fa sentire il capo del mondo, e se io fossi stata realmente il capo del mondo, quando ho sentito quella risposta da pirla lì, io a quel delegato sindacale (che in ferie ci va, ma se io fossi stata il capo del mondo non gliel’avrei permesso) avrei detto che se tanto ci teneva andare al mare quest’anno, tanto valeva che si comprasse il libro della Suzy Lee così al mare ci andava lo stesso, che mettersi in malattia così alla vaffanculo, non è un diritto di nessuno se non di chi è malato per davvero.

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Max Maestrello ne dice: Silvia ogni tanto scompare. Anche quando ci esci insieme, ogni tanto scompare. Il più delle volte non ci fai caso: un po’ perché lei, Silvia Colli, è piccolina. Un po’ perché quando scompare, la cosa dura giusto qualche secondo. Allora una volta ci sono stato attento. Ho sentito che stava scomparendo quei due o tre secondi, come fa di solito, e ho fatto attenzione. Ho scoperto questo: Silvia Colli, in realtà, non scompare. Si nasconde da qualche parte – la prima cosa che trova lungo la strada: un palo della luce, una siepe, un cassonetto – e si infila un paio di occhiali. Guarda le realtà attraverso le lenti di quegli occhiali per due o tre secondi, poi se li toglie e fa come se niente fosse. Quelle cose lì che vede attraverso quegli occhiali speciali, le scopri solo a distanza, tempo dopo, quando le mette dentro un racconto, o una cosa che ti racconta, o in mezzo alla recensione di un libro. Una sera che mangiavano una piadina, una sera che mi ha detto “Oh, mona, io vado un attimo in bagno” – lo confesso – l’ho fatto: mentre non c’era ho frugato nella sua borsa e ho trovato quegli occhiali speciali. Me li sono infilati un attimo e ho capito perché Silvia Colli, quando le chiedi che lavora fa, dice “Pettino i pollami”. Però, quegli occhiali lì, a me, non stavano su. Mi cadevano da tutte le parti. Stanno giusti solo a certe persone, tipo la Silvia Colli, ho pensato, quegli occhiali lì. E poi, dopotutto, ho pensato anche questo: che mi piace aspettare che me le racconti lei, le cose che vede con quegli occhiali. Che secondo me, poi, mi sa che se li mette su anche per scrivere. Scrive Libri a Catena.