Titolo: “Le Galline Pensierose
Autore: Luigi Malerba
Edito: Quodlibet Compagnia Extra
Numero pagine:  87
Mese: Maggio

Tenetevi pronti a un elenco, perché altro non posso fare.

Tra queste pagine troverete la gallina liberty, quella sportiva, la strabica eppure l’incendiaria, la gallina paurosa e quella fifona, la gallina analfabeta e quella con il mal di fegato, la gallina svenevole eppure quella zen, quella convertita al buddismo e quella che voleva andare in Cina, la megalomane, la pazza e la mitomane, quella alla moda e quella incerta, l’astronoma, la teppista, la pidocchiosa e la enciclopedica…
ce ne sono 146+9 di galline, qui dentro, per cui capite bene che il mio elenco potrebbe andare per le lunghe, mi fermo dunque, lasciandovi in buona compagnia con questa:

141.
Le galline vennero a sapere che il poeta Charles Baudelaire aveva detto che la campagna è quel posto dove le galline vanno in giro crude. Una gallina disse allora per ripicca che la città è quel posto dove i poeti vanno in giro cotti.

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Max Maestrello ne dice: Silvia ogni tanto scompare. Anche quando ci esci insieme, ogni tanto scompare. Il più delle volte non ci fai caso: un po’ perché lei, Silvia Colli, è piccolina. Un po’ perché quando scompare, la cosa dura giusto qualche secondo. Allora una volta ci sono stato attento. Ho sentito che stava scomparendo quei due o tre secondi, come fa di solito, e ho fatto attenzione. Ho scoperto questo: Silvia Colli, in realtà, non scompare. Si nasconde da qualche parte – la prima cosa che trova lungo la strada: un palo della luce, una siepe, un cassonetto – e si infila un paio di occhiali. Guarda le realtà attraverso le lenti di quegli occhiali per due o tre secondi, poi se li toglie e fa come se niente fosse. Quelle cose lì che vede attraverso quegli occhiali speciali, le scopri solo a distanza, tempo dopo, quando le mette dentro un racconto, o una cosa che ti racconta, o in mezzo alla recensione di un libro. Una sera che mangiavano una piadina, una sera che mi ha detto “Oh, mona, io vado un attimo in bagno” – lo confesso – l’ho fatto: mentre non c’era ho frugato nella sua borsa e ho trovato quegli occhiali speciali. Me li sono infilati un attimo e ho capito perché Silvia Colli, quando le chiedi che lavora fa, dice “Pettino i pollami”. Però, quegli occhiali lì, a me, non stavano su. Mi cadevano da tutte le parti. Stanno giusti solo a certe persone, tipo la Silvia Colli, ho pensato, quegli occhiali lì. E poi, dopotutto, ho pensato anche questo: che mi piace aspettare che me le racconti lei, le cose che vede con quegli occhiali. Che secondo me, poi, mi sa che se li mette su anche per scrivere. Scrive Libri a Catena.