Titolo: “Momenti di trascurabile felicità
Autore: Francesco Piccolo
Edito: Einaudi
Numero pagine: 125
Mese: Gennaio

Devo capire com’è che quando a lavoro mi dicono “Colli domani sei in ferie” io capisco quasi sempre “Colli domani vai in libreria e scatena l’inferno!” tornando poi a casa con una borsa carica di libri.

Però, la volta che ho comprato “Momenti di trascurabile felicità” è andata un po’ diversa, adesso vi spiego il perché.

Io di solito sono una femmina anomala, e lo shopping mi piace farlo da sola, non come quelle femmine che fanno il gruppo Sex and the city per andare a spendere gli soldi, io per shopping intendo i libri, i vestiti non ho ricordi di comprarne, ma non perché credo che comprare libri sia più nobile che comprare vestiti, no, è che io i vestiti mi annoio ad andare a comprarli, un po’ credo per via di quel fatto che non sono vanitosa e allora non è che mi piace di spesso cambiare piume, un po’ perché le commesse dei negozi di abbigliamento io non le digerisco molto perché sembra sempre che tu entri nella loro bottega per dargli del fastidio e Dio salvami se sono stata messa al mondo per dare fastidio alla gente.
Io di vestiti ho l’armadio pieno in quanto di tanto in tanto supero i miei limiti e ne compro coi saldi, sono l’incubo della signora Miranda, quella del film “Il diavolo veste Prada”, ho un metodo spiccio e sbrigativo: ad esempio se provo un maglione verde e vedo che sembra mi stia bene, allora lo compro uguale stesso modello e cambio colore, ne prendo uno bianco, uno nero, viola, e uno blu, uguale per i pantaloni, poi a volte io faccio degli abbinamenti un po’ alla cieca, metto i pantaloni neri con il maglione blu, che nella psicologia di una commessa credo significhi “questa cliente ora entrerà qui dentro e mi farà solo perdere tempo” un giorno mi hanno spiegato che abbinare il nero col blu è la morte, ma tanto cosa m’importa,io di casa esco pochissimo ma non perché sono pigra, è che d’estate fa troppo caldo, d’inverno fa troppo freddo, in autunno e in primavera ho spesso sonno e bisogno di dormire, vestiti me ne servono pochi, solo per andare alle radunate degli amici che non si vedono da tanto tempo; esco di casa per andare a prendere i libri, quando esco di casa ed entro nelle librerie posso entrare vestita spiccia perché tanto alle libraie non dai fastidio se sei una che indossa un pantalone nero con il maglione blu, a loro importa che tu compri dei libri, possibilmente che ne compri tanti, a me le libraie mi trattano sempre benissimo.

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La volta che ho comprato “Momenti di trascurabile felicità” dicevo, è andata un po’ diversa, perché l’ho preso in un giorno anomalo in cui il mio shopping non l’ho fatto da sola.
Potrei dire che “Momenti di trascurabile felicità” ha una storia:
è la storia di quando un giorno due ragazze che scrivono per lo stesso blog decidono d’incontrarsi per la prima volta, e lo fanno bevendo un caffè in una piazzetta, con la puzza di pipì che sale dai bordi dei muri, un odore che sparisce nel momento in cui cominciano a parlare come due che si conoscono da sempre, è la storia di due che se ne stanno lì, in una giornata di fine autunno che sembra tiepida d’inizio estate, sedute su delle sedie traballanti di ferro arrugginito, poggiando i gomiti su un tavolino di legno, condividendo senza imbarazzo dei momenti di silenzio mentre un risciò rosso di un corriere espresso passa pedalando con le sue piccole ruote quasi mute sui ciottoli di una vecchia strada interna del centro.
È la storia di due che scrivono per lo stesso blog, che dopo che si sono incontrate per la prima volta e hanno bevuto un caffè, sono entrate in libreria, e insieme hanno scatenato dentro l’inferno; la storia di una che ha detto all’altra “Prendi questo libro ti piace tantissimo, è un libro che racconta che se abbini il nero col blu non commetti crimine“.

Ora finisco con una postilla.
Queste righe che ho scritto, le ho scritte in un periodo che io vi confesso qualora non si fosse notato, è un periodo che di scrivere non sono tanto per la quale, e io mi rendo conto che sulle prime, sembra ho parlato di tutto tranne che di “Momenti di trascurabile felicità”, che sulle prime, sembra piuttosto ho fatto una lista di cose sparpagliate senza nesso una con l’altra, una lista di cose che mi piacciono di più e una lista di cose che mi piacciono di meno e invece stai a vedere, che forse, il libro “Momenti di trascurabile felicità” mi ha vestito la pelle più di quanto credo.

 

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Max Maestrello ne dice: Silvia ogni tanto scompare. Anche quando ci esci insieme, ogni tanto scompare. Il più delle volte non ci fai caso: un po’ perché lei, Silvia Colli, è piccolina. Un po’ perché quando scompare, la cosa dura giusto qualche secondo. Allora una volta ci sono stato attento. Ho sentito che stava scomparendo quei due o tre secondi, come fa di solito, e ho fatto attenzione. Ho scoperto questo: Silvia Colli, in realtà, non scompare. Si nasconde da qualche parte – la prima cosa che trova lungo la strada: un palo della luce, una siepe, un cassonetto – e si infila un paio di occhiali. Guarda le realtà attraverso le lenti di quegli occhiali per due o tre secondi, poi se li toglie e fa come se niente fosse. Quelle cose lì che vede attraverso quegli occhiali speciali, le scopri solo a distanza, tempo dopo, quando le mette dentro un racconto, o una cosa che ti racconta, o in mezzo alla recensione di un libro. Una sera che mangiavano una piadina, una sera che mi ha detto “Oh, mona, io vado un attimo in bagno” – lo confesso – l’ho fatto: mentre non c’era ho frugato nella sua borsa e ho trovato quegli occhiali speciali. Me li sono infilati un attimo e ho capito perché Silvia Colli, quando le chiedi che lavora fa, dice “Pettino i pollami”. Però, quegli occhiali lì, a me, non stavano su. Mi cadevano da tutte le parti. Stanno giusti solo a certe persone, tipo la Silvia Colli, ho pensato, quegli occhiali lì. E poi, dopotutto, ho pensato anche questo: che mi piace aspettare che me le racconti lei, le cose che vede con quegli occhiali. Che secondo me, poi, mi sa che se li mette su anche per scrivere. Scrive Libri a Catena.