Non ho i mezzi e non ho il tempo per analizzare seriamente i fatti di Parigi. Qualsiasi analisi che ho provato a fare, questa mattina, non era altro che un giudizio critico sulle reazioni del mondo occidentale; sulle chiacchiere del mondo occidentale, le reazioni si vedranno.

Qualcosa, però, tra tutto il rumore di fondo, l’ho vista con chiarezza: ho visto i terroristi minare i fondamenti del mondo globale delle persone libere, ho visto la sospensione dello stato di diritto. Se sospendiamo lo stato di diritto – e non lo dico come una critica, il terrorismo sta vincendo perché è una strada plausibile da percorrere quella della sospensione -, se sospenderemo lo stato di diritto ci sradicheremo dalle nostre radici, dalla nostra civiltà, la nostra capacità di perdono, di empatia, dalla capacità di amare.

Dobbiamo per forza chiederci questo: “Che cosa ci rende migliori di questi assassini? Che cosa dobbiamo salvare?”

Dobbiamo salvare l’umanità, direi, e la nostra capacità di giudizio. Perché i terroristi stanno giocando con noi come il gatto con il topo, il loro scopo non è ucciderci tutti ma rovesciare il diritto e tutto quello che ci caratterizza come società; e, come gli estremisti tutti, vogliono una guerra frontale, ragionano in modo binario: noi e voi, il bianco e il nero, l’islam e gli infedeli, la vita e la morte, al di qua e al di là del muro. Il terrorismo vuole continuare a crogiolarsi nel circolo vizioso che continuerà dopo che ci saremo presi la nostra vendetta con una nuova guerra in Siria.

Lo scopo bellico del terrore è quindi quello di distruggere il nostro mondo, sgretolare i piani che uno sopra l’altro innalzano l’immenso edificio figlio delle rivoluzioni d’occidente: libertà, uguaglianza e fraternità. E come pensate che facciano? Creando una guerra intestina all’Europa, una guerra tra musulmani e cristiani, o atei, una guerra al vostro vicino di casa, a quella persona che grazie alla vostra intelligenza avevate smesso di sentire come diverso.

Ragionando in modo binario, il più grosso pericolo per il terrorismo, che altro non è che il più alto grado di cultura che la nostra società sia stata capace di raggiungere, è l’integrazione, la capacità di far convivere culture estremamente diverse. Il terrorismo non vuole eliminare il mondo occidentale, se non per una sgangherata utopia, il terrorismo vuole che nessun musulmano viva sereno nel mondo occidentale: non vuole un mondo libero, ma un mondo di “noi e di loro”, esattamente come le destre di tutta Europa.

E quando oggi vorrete che vengano triplicate le telecamere, che vengano espulsi tutti gli immigrati, che vengano chiuse le moschee, che vengano chiuse le frontiere, che venga bombardato di nuovo il medio-oriente, quando riproporrete le citazioni della Fallaci, quando tornerete a pensare all’islam tutto come nemico dimenticando di essere persone intelligenti…quando penserete, a ragione, tutto questo, pensate che è lì, nella vostra testa, che il terrorismo ha già vinto.

A quel punto non saremo più uomini liberi, saremo disposti a sacrificare tutto per eliminare un nemico, diventeremo noi stessi terroristi, con un gesto suicida dell’essenza che siamo diventati nei secoli.

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Max Maestrello ne dice: Andrea Nale, ovvero "Lo strano caso del dottor Nale e di Andrea ByMat". In un diario giovanile scrive: "Venni dunque gradualmente avvicinandomi a quella verità, la cui parziale scoperta m'ha poi condotto a un così tremendo naufragio: l'uomo non è veracemente uno, ma veracemente due". E infatti, miscelando varie erbe recuperate nei campi del paese natio, il dottor Nale, di giorno stimato filosofo e comunicatore, di notte si trasforma in Andrea ByMat, musicista dedito alle strofe in rima accompagnate da gesti strani delle mani. Rimane, a tenerlo in bilico tra le due identità, l'ossessione per le parole, siano esse scritte o dette su una base musicale. Prima che una delle due parti prenda il sopravvento / fonda "Lungoibordi", ed è contento. Scrive "Malgradotutto".