Quando, una sera di qualche mese fa, sono riuscito a raggiungere il letto, mi sono reso conto, dopo aver fatto un lungo respiro, che avevo fatto un bel casino. La chiamano distorsione di secondo grado del legamento collaterale, in pratica vuol dire che il ginocchio fa un male cane e che certe azioni quotidiane di base non si è più in grado di farle. Per i primi giorni infilarsi i pantaloni e le calze (le calze!) risulta complesso e molto lungo, oltre che particolarmente doloroso; alcuni movimenti, che normalmente sono rapidi e veloci, sembrano impossibili e ci si sente ridicoli come quando si prova a lavarsi i denti con l’altra mano. Le distanze si allungano e le scelte si prendono anche in base a “quante scale ci sono da fare”.

Lasciando da parte banalità e luoghi comuni, credo che “The present” ci inviti a pensare e a farlo con il sorriso; ci sono vari temi che vengono toccati, ma la dolcezza con cui si affronta la “mancanza” e, con una capriola, la si rende superflua mi ha colpito particolarmente. E a che cosa c’entri il mio ginocchio, che per fortuna sta benissimo, ci arriviamo.

Credo che il titolo non si riferisca alla storia, ma sia un messaggio un po più ampio, diretto a chi, dopo che ha visto il video, può chiudere il computer o spegnere il telefono, e alzarsi in piedi e uscire di casa, facendolo sulle proprie gambe. Rendersi conto di che fortuna, di che regalo abbiamo, è tanto scontato quanto sacrosanto, come l’aria.

E di aria ne respira tanta Clement, che sfreccia con il suo skateboard sulle strade di Francia; lascia tutti con la bocca aperta fuori e dentro quella sensazione di pochezza e inadeguatezza di chi sa che non ci prova abbastanza. Clement ti mette con le spalle al muro e ti costringe a chiederti se i tuoi limiti non siano solo una calda e accogliente zona di comfort che ci concediamo come il divano la domenica, che si potresti uscire ma poi alla fine la scusa per rimanere a casa la trovi.

La cosa strana e ridicola e fatale è che questi tre video mi sono capitati per le mani nello stesso giorno, dopo che avevo fatto l’ultimo certificato dove si dice che il mio ginocchio è tornato sano. E vedendoli uno dopo l’altro mi sono sentito piccolo e insignificante, capace solo di lamentarmi per qualcosa che non è poi così grave e farla diventare scusa e pretesto per non puntare più in alto. Non è questione di ambizioni ma di obiettivi e di limiti, che ognuno si pone e che solo pochi provano davvero ad affrontare e superare.

E se le immagini, i tagli e i toni e i colori mi fanno impazzire, e la musica esprime perfettamente le sensazioni e le vibrazioni necessarie, sono la forza e la tenacia di Chris che mi fanno venire la pelle d’oca. Non solo non sente la musica, che però percepisce sotto forma di vibrazioni attraverso il suo corpo e la sua pelle, ma non vede le difficoltà che gli si presentano sulla sua strada e anzi, le supera, aiutando e facendosi aiutare da chi come lui la musica la sente dentro, come un fuoco, cassa in quattro.

Stasera a letto ci sono salito con facilità, senza neanche pensarci, ma con la consapevolezza che c’è chi ha saputo sfruttare i propri limiti come punto di forza ed è riuscito a vincere la sfida con se stesso.

Prima di salire, i denti li ho lavati con l’altra mano, che non si sa mai che a cambiare certe abitudini si possa fare la rivoluzione.

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Cecilia Pigozzi ne dice: Francesco Bonato per finta fa l’ingegnere civile, il dj della musica da situazioni, il baskettaro in serie D, il type designer. Francesco Bonato per davvero fa il videomaker, all’inizio lo faceva per finta anche quello ma poi alla fine è diventato vero. Scrive "Letterbox".