Guida minima di conversazione con i militanti del movimento

 

In generale parlare di politica con un militante del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo è molto difficile. Ci avete mai provato? Io sì. Sia online, sulla rete, su Facebook; che offline, di persona. Devo dire che non è stato difficile prenderci anche un po’ gusto e sì, a volte lo faccio apposta. O meglio, semplicemente non mi faccio problemi nell’utilizzare i miei profili social per commentare, rilanciare e ragionare di quel che mi pare. A volte, come vespe sul miele, bum! Gli elettori del Movimento 5 Stelle (o Militanti in Movimento, da adesso in poi MiM, come i Men in Black, ma senza Will Smith insomma); i MiM, dicevo, si avventano su di me: ed ecco, più o meno, come va di solito.

Fase uno: l’esca

Succedono le cose, nel Paese, no? Tipo quelle cose noiose di politica, oppure l’ennesimo svarione de laggente a cinque stelle, oppure ancora il politico di lavekkiapolitica-lakasta che per una volta non ha ucciso un cane in piazza, non ha rubato platealmente i soldi pubblici per poi andarsi a comprare le casse di Amaro Montenegro Gran Riserva, o non ha passato la sua giornata a pontificare del nulla e dell’eterno; o, ancora più semplicemente, ti è capitato di esprimere un commento su una riforma o scelta politica di un qualche genere. Ecco, tutto parte quando pubblichi l’articolo del Post, di Repubblica o dell’Huffington sul tuo profilo, ci metti due parole di commento (vale anche per: ne parli a casa davanti al fidanzato di tua cugina che vota Movimento 5 Stelle) e l’esca è piazzata.

Se sei in giornata i MiM che vivono nei pressi della tua bacheca si attiveranno immediatamente. Le reazioni tipiche che mi capitato di incontrare sono tre:

  • Delegittimazione, anche detto: buttarla in caciara. Ad esempio tu pubblichi o argomenti un discorso dicendo “a me piace Gianni perché ha detto questo e fatto quello”, il MiM dirà “A me Gianni sembra un buffone”. Possibilmente allegando video stupido/video preso da Boris o da altra serie tv totalmente fuori contesto/immagine meme fatta con Paint.
  • Negazione. Ad esempio tu pubblichi “Credo che il M5S abbia sbagliato per questo motivo”, risposta: “Non è possibile, il M5S è l’esatto contrario di quello che tu dici!”. Ovviamente, a priori.
  • Qualunquismo. Ad esempio tu pubblichi “guarda cosa ha fatto Gianni”, risposta “Tanto sono tutti ladri / i vecchi politici sono tutti bugiardi / Incoerente / Buffone / Pagliaccio […]”. I più integerrimi e ortodossi concludono con: “Meditate gente, meditate”.

Fase due: Parliamone.

Molti si fermano alla fase uno. Lasciano pascolare i Militanti in Movimento sul proprio profilo, tanto prima o poi se ne andranno. Io no. Rispondo. Li vado a stanare in casa. Per vedere, nemmeno troppo di nascosto, l’effetto che fa.

Dopo la fase uno, la fase due si apre con una semplice domanda: “Scusa, perché hai detto/fatto/parlato così?”. Davanti a questa domanda il MiM, attirato sul tuo profilo come gli orsi con il miele, ha sempre un momento di allarme. Bisogna sapere che l’elettore del Movimento 5 Stelle è essenzialmente in buona fede: lui è del tutto convinto che in Parlamento ci siano solo ladri tranne i militanti del Movimento, che tutti i complotti di cui sovente si parla siano assolutamente veri e visibili, e anzi si chiede come mai gli altri non riescano a vederli con la chiarezza che ha lui. Perciò il solo fatto di doverne parlare introduce un piano della discussione che non era preparato ad affrontare, e ai suoi occhi chi gli pone la domanda o ha “gli occhi foderati di prosciutto” o è complice di laKa$ta / Bildenbemb / Trilateral / NWO / Napo Orso Capo. In ogni caso, provando ad insistere e a chiedere nel merito spiegazioni ai MiM, lo spettacolo ha definitivamente inizio.

Fase tre: E allora questo?

Lo show del militante del Movimento 5 Stelle non può iniziare senza i suoi strumenti di base: Google è il punto di partenza di ogni cosa. Serve a cercare, ed introdurre nella discussione, pezze d’appoggio, articoli, video e contenuti che hanno spesso un’attinenza del tutto marginale con l’argomento effettivo di cui si stava tentando di parlare. Il procedimento è molto semplice. Tu hai scritto “Gianni ha detto una cosa giusta”, il MiM è arrivato e ha detto “non è possibile, Gianni è un ladro”, tu hai risposto “scusa, e perché?”; a questo punto il MiM cerca su Google “Gianni ladro”, trova un articolo riportante un’accusa per furto di stracchino nel 1994 caduta in prescrizione, te la copiaincolla nei commenti (o dice, a voce: “Ho letto sulla Rete che…”) e sbotta: “Lo vedi, Gianni è ladro!”.

Il fenomeno è capovolto se la tua argomentazione di partenza andava a criticare il Movimento 5 Stelle: vengono forniti o riportati dei contenuti, quasi sempre discorsi eclatanti degli ortodossi grillini in Parlamento, atti a dimostrare che o riconosci che tali parole sono la panacea dei problemi del Paese, e che quindi le tue critiche erano infondate, o sei complice di zia Kasta/occhi al tacchino, come sopra.

A questo punto inizia il vero balletto del dialogo con il MiM, perché questa procedura si può ripetere all’infinito. La routine antitroll da utilizzare nei confronti del MiM prevede che ancora una volta le affermazioni apodittiche che egli fa vengano discusse e approfondite nel merito. E per cui: “Gianni è ladro? Scusa ma le cose stanno così e cosà, quindi come fai a dire che Gianni è ladro?” (e questo ovviamente lasciando da parte che la questione di partenza, in quel momento, non fosse  certo la fedina penale del nostro Gianni ma al massimo le sue idee politiche).  Non divaghiamo: dopo alcune battute in cui razionalmente sei riuscito ad argomentare che Gianni non è un ladro e/o che da solo, l’articolo riportato, non è rilevante ai fini della discussione di partenza, il MiM ti proporrà un altro articolo, contenuto, video e discorso. La frase in calce è sempre quella: “E allora questo?”

Con “E allora questo?” il MiM intende dire che ha cercato “Gianni amico di Pino”, poi “Pino ladro”, ha trovato qualcosa e te la sottopone: “Beh ma tu parli di Gianni, che è amico di Pino, quel ladro, c’è scritto qui. Ora che dici?”. Oppure si cerca con Google “Gianni al governo con Pino” e poi si sgancia: “Ma stai sempre a parlare di Gianni, quello che ha fatto il governo con Pino” occasionalmente accompagnato da “inciucio/accordi sottobanco/devono andare tutti a casa”. Davanti a queste nuove argomentazioni si può procedere come sopra, e, come si nota, il processo è potenzialmente infinito.

Fase quattro: la fuga

La fase 4 giunge in un momento variabile: non è calcolabile il momento in cui il MiM, pensando che tu sia irrecuperabile e che abbia effettivamente gli occhi al salume di cui sopra, esca dalla modalità “e allora questo?”. A un certo punto però succede: ed è importante notare che non è per noia o per paura di darti ragione che il MiM lascia stare. È perché ha concluso che tu sia sostanzialmente un disonesto, una persona complice de ipoteriforti / MarioMonti / Imu tasse / Abbasso Europa No Euro Bruxelles ladri / tagliaforbici e grillitalpe, e che quindi non ci sia nessun interesse per lui a parlare ancora con te. Magari nel frattempo il tuo post (o la tua conversazione) avrà raggiunto le decine di commenti (o le molte decine di minuti di fiato utilizzato) e qualche tuo amico sarà venuto a dare manforte ad una delle due parti. Tu, di certo, ti sarai divertito. Fino alla prossima volta che ti andrà di ri-piazzare l’esca.
[miscellaneous type=”small”](Immagine: da Flickr – 20centesimi – https://www.flickr.com/photos/20centesimi/7922322214)[/miscellaneous]

 

 

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Andrea Nale ne dice: 26 anni, metalmeccanico dell'informazione online. Speaker, autore radiofonico, educatore, capo scout, se volete discutere con lui allenatevi prima altrimenti non ne uscirete vivi, o ne uscirete cambiati. Nonostante tutte queste attività si definisce pigro ma conoscendolo non è proprio pigrizia, è che le cose vanno fatte tutte e anche di più ma tutte e anche di più a misura d'uomo - quale è - e di studente di "fatica applicata al diritto", che poi sarebbe la sua definizione di Giurisprudenza. Scrive "Frontiera".