Nell’ultimo anno e mezzo alcune parole sono rimaste per molti mesi a marcire nel panorama politico mediatico italiano, finendo così per perdere la loro chiarezza e la loro intensità, diventando nel tempo la salma di loro stesse. Tra queste vogliamo qui ricordare la parola “migranti”.

“Migranti” è una parola rimbalzata nelle bocche di chiunque: dai politici agli intellettuali, dalle bocche feroci dei talk show a quelle annacquate dal vino di tutti i bar italiani. Col tempo questa parola ha perso letteralmente il suo significato, finendo in un calderone indistinto con altre parole come “extracomunitari”, “profughi”, “ immigrati” e “rifugiati”. Nella pletora di parole e di informazione attorno al tema dell’immigrazione tutti questi termini finiscono per essere dei motivetti, dei motivetti che ci suonano chiari, così chiari da abbagliarci e ripeterli senza più renderci conto di cosa realmente significhino, esattamente come i ritornelli che d’un tratto sentiamo risuonare nella nostra testa senza nemmeno rendercene conto.

Usate a volte per nobili motivi, altre per assecondare intenti populistici, più queste parole vengono usate e più vengono svuotate, perdono concretezza e pesantezza e diventano soltanto significanti vuoti che siamo abituati ad associare ad infiniti altri in un discorso politico e sociale che cresce ogni giorno a dismisura.

Con questo video vogliamo ridare pesantezza alla parola migrante. Qui troverete tutto quello che significa attraversare il mare, dai gesti più piccoli alla disperazione più grande, dal problema di trovare un appoggio morbido per la testa a quello di non annegare tra le onde. Siamo scesi al di sotto delle parole del dibattito sociale e politico, in un luogo dove troverete soltanto vite.

 

 

Ed è in questo luogo, che al di là di tutti i discorsi che fin da bambini siamo abituati ad ascoltare, abbiamo trovato anche l’Africa. L’idea che ne abbiamo è segnata e vincolata da anni di un universo simbolico costante: guerra, siccità, fame, malnutrizione, malattie. Da qualche tempo, però, grazie all’utilizzo delle tecnologie digitali, ad internet e ai social network, molti giovani africani stanno portando avanti una lotta per mostrare le vera realtà – la loro realtà – del continente africano, in grado spesso di offrire diversi spunti e diverse sfumature di sé stesso al di là del violento immaginario standard funzionale all’occidente.

Questo video è il racconto di cosa significhi dover portare delle medicine da un villaggio all’altro del Congo, attraverso la giungla, le difficoltà e i sorrisi.

 

Il proposito per il nuovo anno dovrebbe essere quello di ritornare a considerare cosa siano effettivamente le cose, al di sotto delle parole che usiamo ed abusiamo per descriverle, lontani dalla fretta con cui le diciamo con leggerezza ogni giorno.

Andrea Nale & Francesco Bonato

 

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Cecilia Pigozzi ne dice: Francesco Bonato per finta fa l’ingegnere civile, il dj della musica da situazioni, il baskettaro in serie D, il type designer. Francesco Bonato per davvero fa il videomaker, all’inizio lo faceva per finta anche quello ma poi alla fine è diventato vero. Scrive "Letterbox".