Bazzicando su vari blog a tema mi sono imbattuto in un interessante articolo di Marshall Sheperd, direttore del programma di Atmospheric Sciences alla University of Georgia ed editorialista per Forbes, che descrive il “meteotsunami” registrato dai mareografi del National Weather Service il 17 Gennaio a Naples, Florida.

In questi anni abbiamo assistito ad un uso spesso improprio della terminologia meteorologica: come dimenticare le bombe d’acqua (le uniche ‘bombe’ in meteorologia sono quelle di Sanders e Gyakum , 1980) o l’indigestione di vortice polare fatta dai media americani lo scorso inverno. Sebbene il nome evochi film di fantascienza di bassa lega, i “meteotsunami” (Fig.1) sono fenomeni naturali riconosciuti e studiati dalla comunità scientifica in diverse aree del mondo, Mar Mediterraneo compreso. Prima che il giornalismo italiano, spesso rivedibile nel trattamento riservato alle tematiche meteorologiche, si getti a pesce sul prossimo “meteotsunami” scatenando reazioni convulse, ho pensato fosse bene rivederne le caratteristiche.

Fig.1: Rappresentazione schematica dei processi fisici necessari alla formazione di un meteotsunami. (fonte: http://blog.geogarage.com/2013/02/freak-meteotsunamis-can-strike-on-sunny.html)
Fig.1: Rappresentazione schematica dei processi fisici necessari alla formazione di un meteotsunami.
(fonte: http://blog.geogarage.com/2013/02/freak-meteotsunamis-can-strike-on-sunny.html)

Cosa mai sarà un meteotsunami? Il nome dice tutto: è uno tsunami (dal giapponese “onda di porto”) originato da un evento meteorologico. Questo contraddice la definizione corrente di tsunami, ovvero “una serie di onde marine generate da un improvviso spostamento del fondale, da fenomeni franosi o da attività vulcanica”. In uno tsunami canonico, l’energia potenziale derivata dal sollevamento del acqua sopra il suo livello medio viene convertita in energia cinetica delle onde che si propagano orizzontalmente, a velocità anche superiori ai 600 km/h, in un raggio di diverse migliaia di chilometri.

In un meteotsunami la geologia viene sostituita dalla meteorologia: niente frane, terremoti o vulcani ma onde di gravità, fronti e line temporalesche. Sono infatti questi i tre principali meccanismi attraverso cui l’atmosfera può originare una serie di onde marine dall’ampiezza, frequenza e smorzamento del tutto simili a quelle di uno tsunami. La storia non finisce qui, ovviamente; oltre ad un fattore scatenante servono due altri ingredienti: la risonanza e l’amplificazione.

Facciamo un passo indietro e vediamo le origini di un meteotsunami: le onde di gravità (Fig.2), spesso osservate sottovento ad una catena montuosa, sono oscillazioni dell’atmosfera che si verificano quando un volume d’aria viene sollevato per galleggiamento (o forzatamente) e spinto verso il basso dalla forza di gravità; questo bilanciamento origina una serie di onde che in determinate condizioni può essere trasmesso fino alla superficie marina.

Fig1: Onde di gravita’ atmosferiche al largo della costa texana immortalate dal sensore MODIS.
Fig1: Onde di gravita’ atmosferiche al largo della costa texana immortalate dal sensore MODIS.

Il passaggio di fronti (specie quelli freddi), invece, può generare un meteotsunami grazie al repentino cambiamento di pressione che lo accompagna: per produrre onde rilevanti serve un salto di 2-10 hPa in un arco di tempo molto ristretto (2-3 minuti). La superficie marina risponde alla variazione di pressione innalzandosi al di sopra del suo livello medio, così come quando il fondale viene sollevato da un evento sismico. Per finire, anche le linee temoralesche (squall lines) grazie alle loro intense raffiche di vento, possono provocare onde marine in grado di risultare in un meteotsunami.

Se per fare l’albero ci vuole il seme, come cantava Endrigo, per fare un meteotsunami ci vogliono la risonanza e l’amplificazione. La prima, tecnicamente chiamata “risonanza di Proudman”, richiede che la sorgente, per esempio un fronte freddo, viaggi ad una velocità molto simile a quella delle correnti marine al largo della costa. Il secondo fattore, invece, dipende dalla morfologia del fondale marino e della costa: in particolare, fondali molto ripidi ed insenature o porti sembrano le condizioni ottimali per amplificare onde che al largo risultano di pochi cm in oscillazioni dall’ampiezza di diversi metri.

Pur richiedendo diversi ingredienti, i meteotsunami non sono fenomeni eccessivamente rari anche nelle aree a noi piu’ familiari: per esempio, tra il 23 ed il 27 Giugno 2014 una serie di onde “anomale” ha interessato diverse località europee come Ciutadella (Isole Baleari), Mazara del Vallo, Vela Luka (Croazia) e Odessa. Il bacino del Mediterraneo infatti presenta tutte le caratteristiche appena descritte, a partire da un profilo della costa molto complesso, passando per le diverse catene montuose presenti in grado di generare onde di gravita’ e un regime climatico in cui non mancano fronti e temporali.

Quest’estate al mare, oltre alle scottature, guardatevi anche dai meteotsunami (si scherza ma non troppo!).

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Cecilia Pigozzi ne dice: "Edoardo guarda il cielo per non guardare la terra, anche se a volte l'occhio gli scappa, e di solito è per una partita della Juve. Ha traslocato passione e cinismo da Crevacuore (Biella) fino a Berlino, passando per Edimburgo, ma finora è tutto intatto". Scrive The meaty-orologist.