Caro compratore di iPhone 6,

l’obiettivo di questa mia lettera aperta è spiegarti perché, secondo me, stai abbastanza male. Ci vorrà un po’, forse; ma se sei abbastanza fortunato mi starai leggendo dallo schermo dell’ultimo arrivato in casa Apple (e anche in casa tua, presumo) e non ci dovrebbero essere troppi problemi: pare che la batteria duri addirittura un giorno intero.

Prima che inizi, due cose, ché già ti sento brontolare. Uno: no, non ho nessuna competenza tecnica per giudicare sotto questo aspetto il nuovo modello iPhone. Ma, come vedrai, la cosa mi interessa ben poco. E, due: sì, in questo momento non mi posso permettere un iPhone. Lo dico non perché la cosa costituisca per me un problema, ma perché la sento spesso usare come scusa. “Lo critichi perché non te lo puoi comprare”, “Sei solo invidioso”… Cose del genere. Sul serio, non è così. E per dimostrartelo non ti risponderò con la più triste e la più banale delle repliche, ovvero: “E anche se ce li avessi, quei soldi, saprei come spenderli meglio”. Facciamo che così siamo pari, ok?

Perciò, cominciamo.

Ora, come ti dicevo, la cosa che mi fa credere che tu, compratore di iPhone, stia abbastanza male, non ha a che fare tanto con il fatto che tu spenda x euro per comprarti un telefono, quanto piuttosto con il fatto che tu, comprando un iPhone, ti inserisci in e scateni una serie di dinamiche che non solo fanno male a te, ma fanno male anche a me e – mi azzarderei a dire – un po’ a tutti quanti.

Partiamo dall’inizio. Dunque, puoi essere uno di quelli che ha fatto ore – giorni? – di  fila per aggiudicarsi uno dei primi esemplari messi in vendita, o uno di quelli che l’ha comprato solo qualche giorno dopo.

Se sei uno di quelli che ha fatto la fila, sappi che anche tu contribuisci a creare un immotivato hype attorno all’iPhone. Facciamo un esempio pratico, con dei numeri? Se scrivo iPhone 6 su Google, oggi, escono due miliardi e cinquecento milioni di risultati. Se scrivo boobs – tette – escono invece 38 milioni e cento mila risultati. Non so, mi sembra che ci sia un’evidente sproporzione tra le priorità, non credi? A metterla così sembra quasi che ci sarebbe gente talmente concentrata sul suo nuovo iPhone da non fotografare delle tette, se ne avesse la possibilità – e sarebbe davvero un gran peccato e un grande spreco, visto che la fotocamera inserita nel nuovo iPhone è dotata dell’eccezionale sensore di messa a fuoco. (Certo, potresti essere una donna, a leggere: allora ti dico che se scrivo Louboutin escono circa 53 milioni di risultati: la sproporzione resta evidente comunque).

Ad ogni modo: se sei tra quelli che hanno fatto la fila, ti sei beccato anche l’applauso dei commessi. Magari ti sei anche sentito importante, per qualche secondo, ricompensato in qualche modo per il tempo passato al freddo e per il sonno perso. Ma credimi: i commessi hanno applaudito perché gli hanno ordinato di farlo, e tu contribuisci anche a questo: che ci sia gente obbligata a batterti le mani quando sta pensando tutt’altro, ovvero che sei uno dei tanti sclerati che saranno costretti a vedere per l’intera giornata e nei giorni a seguire. Certo, i commessi potrebbero non applaudire o risolvere il problema non lavorando da Apple: ma magari anche tu, comprando un iPhone, stai facendo credere a qualcuno che lavorare in un Apple Store sia in qualche modo migliore che lavorare – che ne so – da un fruttivendolo. Eppure la sostanza non cambia: il fruttivendolo non batte le mani alla prima signora che entra in negozio per un motivo molto semplice: che la signora paga per comprare qualcosa e quindi la riceve; che è esattamente lo stesso meccanismo che vale per te in un negozio Apple: paghi e ricevi qualcosa. La differenza è che la signora compra – che ne so – delle banane, e tu un iPhone, e che qualcuno – probabilmente anche tu – ha deciso che una banana vale meno di un iPhone (ma magari su questo – sulle banane confrontate con gli iPhone, intendo – torniamo più tardi).

lungoibordi - tumbleweed - iphone 6

Comprando un iPhone, poi, entri in una sorta di forma mentale che ricorda una dipendenza. Provo a spiegarmi meglio: c’è questa mania di misurare e pesare il dispositivo, per esempio. Apple ci tiene proprio a farti sapere che il modello 6 pesa 129 grammi e il 6 Plus, invece, 179 grammi. Esattamente, cosa (ti) cambierebbe se entrambi pesassero 10 grammi in più? Stiamo parlando di un telefono, principalmente, che sorreggerai con tutta probabilità con le mani, mani che con tutta probabilità possono permettersi di sostenere almeno 200 grammi. Non stai pesando qualcosa che ti finirà nel naso (e che probabilmente, sul mercato, costa anche meno).

E questa cosa di smontare virtualmente ogni volta l’iPhone ti porta ad avere una visione frammentata, senza una visione di insieme: per cui non compri un iPhone nuovo, ma compri quello che c’è di nuovo in un iPhone: qualche grammo in meno, per esempio, o la durata maggiore della batteria, o una fotocamera con sensore di messa a fuoco.

C’è poi l’ultima cosa, che è questa santificazione postuma di Steve Jobs. Molto probabilmente lo consideri una specie di eroe. Molto probabilmente ti piace ripetere “stay hungry, stay foolish” come una specie di motto, e non ti sei mai preso la briga di leggere o ascoltare tutto il discorso di Jobs (http://www.forumcivico.it/steve-jobs-stay-hungry-stay-foolish-siate-affamati-siate-folli-1-video-con-sottotitoli-italiano-542.html): fosse così, sapresti che non è una frase sua, ma una citazione.

Ad ogni modo: comprando un iPhone mi sembri proprio il più matto che ci sia in giro: fai esattamente la stessa cosa che in pochi giorni hanno fatto altre dieci milioni di persone, capirai.

Ma al di là di questo, ci sono un paio di cose che non mi convincono: la prima, che Steve Jobs è morto, e sappiamo tutti come sia più facile mitizzare qualcuno che è morto. La seconda, che il suo discorso, a leggerlo bene, si può sintetizzare così: io -> successo. Un successo che, quasi sempre, si concretizza in qualcosa di materiale. Un risultato che mi sembra tu voglia raggiungere, percorrendo però un sentiero ultra semplificato che suona più o meno così: l’iPhone è da vincenti -> compro l’iPhone -> quindi ho successo. Come se avere un prodotto della Apple ti garantisse in automatico anche la stessa affermazione di Steve Jobs. Come se il possederlo ti facesse in qualche modo brillare anche della sua luce riflessa. Solo che non è esattamente così. Solo che – questo te lo concedo – di Steve Jobs ne nascono pochi. E io – noi – ci dobbiamo subire bordate di hungrytudine e foolishness di terza mano, che sembrano venire da un libro di Coelho.

(Ah, nel caso cercassi un discorso di laurea che non segua lo schema io -> successo – perché esistono, sappilo! – ti consiglio questo: http://coscienzeinrete.net/spiritualita/item/1726-il-meraviglioso-discorso-di-george-saunders-agli-studenti-dell-universit%C3%A0-di-syracuse)

Ti saluto, ciao.

p.s. Restava in sospeso quella cosa delle banane, vero? Ok, chiudo citando un amico: “Se ti metti un iPhone 6 in tasca, l’iPhone 6 si piega. Se ti metti – per esempio – una banana in tasca, non solo è già piegata, ma è anche difficile che si raddrizzi. Da ciò si deduce che la tecnologia con cui è fabbricata la banana è migliore della tecnologia con cui è fabbricato l’iPhone. Tra l’altro, la banana costa anche meno, e non ci sono le file nei supermercati per andarle a comprare. Infine, molti maschi pensano che avere un bell’iPhone permetta di conquistare più ragazze. Ciò può essere anche vero, specie per alcune ragazze, ma rimane anche vero che girare con una bella banana non passa mai di moda”.

Licenza Creative Commons
lungoibordi.it dilungoibordi.it è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at http://www.lungoibordi.it.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso http://www.lungoibordi.it.
CONDIVIDI
Articolo precedenteEstate – Efeizhit Parade n˚1
Articolo successivoSerbian’s stigma
Francesco Sabaini ne dice: Max fa il giornalista e, forse meglio, lo scrittore. Parallelamente svolge la professione di Grande Censore della Canoscenza sui social netuorcs, specialmente quando si lancia nei suoi strali di una lunghezza cosmica, che ti viene voglia di tagliarti la gola da solo prima della metà. Poi, quando ci bevi le birrette a Veronetta, mescola divinamente la succitata onniscenza con la classica attitudine veronese da bar. E tutto finisce al posto giusto. Uno che adora i Massimo Volume allo stesso modo dei Pantera, per dire. Scrive "Tumbleweed".