Nel 1960, il 34% della popolazione mondiale viveva in un contesto urbano. Oggi, tale quota ha raggiunto il 54%. Nel 2100 si stima che ben oltre l’80% degli abitanti di questo pianeta vivrà in una grande città. Le metropoli attraggono persone, offrono opportunità di impiego e attività di svago e, stando a diversi studi recenti, generano temporali. La comunità scientifica sta dimostrando in questi anni anni, infatti, che il tessuto urbano rappresenta un “detonatore” ideale per la nascita dei temporali. Quello che in gergo viene definito “the Atlanta effect” è una complessa interazione di diversi processi fisico/chimici in grado favorire e amplificare l’attività temporalesca in prossimità delle grandi aree urbane.

L’esempio perfetto

Per anni nella mia mente ad Atlanta veniva associata esclusivamente l’Olimpiade del 1996: Muhammad Ali ultimo tedoforo, Michael Johnson che stravince 200 e 400 piani, ecc. Potremmo andare avanti per ore. Ora quando sento richiamare la capitale dello stato della Georgia, scatta immediato il pensiero all’ “effetto Atlanta”.

L’area metropolitana di Atlanta supera i 5 milioni di abitanti e si trova nel sud-est degli Stati Uniti.  Nei mesi estivi in quell’area l’atmosfera presenta frequentemente gli ingredienti necessari allo sviluppo di un temporale.  La città fornisce la scintilla che accende la miccia.

Fig.1: Distribuzione dei giorni temporaleschi nell’area urbana e sub-urbana di Atlanta, Georgia (fonte: http://www.weatherwise.org/archives/back%20issues/2010/march-april%202010/atlanta-full.html)
Fig.1: Distribuzione dei giorni temporaleschi nell’area urbana e sub-urbana di Atlanta, Georgia (fonte: http://www.weatherwise.org/archives/back%20issues/2010/march-april%202010/atlanta-full.html)

La figura 1 mostra la distribuzione climatologica dei temporali nell’area urbana e suburbana di Atlanta. In un arco temporale esteso, in questo caso di 10 anni, la frequenza dei temporali tende ad essere molto superiore nei pressi della città, come evidenziato dal colore rosso.

Stando ad un recente studio pubblicato dai ricercatori della Northern Illinois University sul prestigioso Quarterly Journal della Royal Meteorological Society, in ogni giorno durante la stagione estiva, la probabilità di registrare un temporale ad Atlanta è superiore del 5% rispetto a quella di un’area rurale circostante della stessa dimensione. Utilizzando un algoritmo in grado di processare 17 anni di dati registrati dai radar ad una frequenza temporale di 5 minuti, Ashley e colleghi hanno stabilito non solo che è più probabile avere un temporale sopra downtown rispetto alla campagna ma che questa differenza è significativamente superiore nei giorni lavorativi.

Gli ingredienti segreti

Se siete arrivati a questo punto dell’articolo vi starete forse chiedendo “perché?”. Al momento le ipotesi principali sono tre: l’isola di calore, la variazione dei venti dovuta alla skyline e l’inquinamento atmosferico.

L’isola di calore è il risultato di differenti processi che causano una rilevante differenza di temperatura tra la città e la campagna, spesso superiore ai 2/3°C (fig.2). Gli edifici assorbono più radiazione solare rispetto alle aree agricole, la scarsa vegetazione limita l’evapotraspirazione e la vicinanza delle strutture rallenta il rilascio dell’energia tramite irraggiamento.

 

Fig.2: Rappresentazione schematica del fenomeno dell’isola di calore (fonte: http://blog.weatherflow.com/page/12/)
Fig.2: Rappresentazione schematica del fenomeno dell’isola di calore (fonte: http://blog.weatherflow.com/page/12/)

Questa “bolla calda” fa si che la pressione atmosferica sopra la città sia inferiore che nelle aree circostanti provocando l’afflusso di aria dall’esterno. Questo fenomeno, detto convergenza, può favorire la rapida risalita della massa d’aria sovrastante e originare dei cumulonembi.

In modo simile, la skyline della città può influenzare il vento in prossimità della superficie, provocando dei moti verticali in grado di generare delle nubi temporalesche. L’influenza dell’inquinamento atmosferico in città è invece ancora tutto da definire. Da un lato, il particolato emesso da auto e condizionatori è una fonte di fenomenali nuclei di condensazione. Il vapore acqueo presente in atmosfera può condensare attorno ad un elevatissimo numero di particelle. Dall’altro, l’abbondante presenza di queste goccioline d’acqua derivante dall’inquinamento rallenterebbe il loro processo di crescita necessario per la formazione delle precipitazioni, avendo quindi un effetto di attenuazione del processo di formazione dei temporali. Come spesso accade in natura, questi processi non sono alternativi ma interagiscono, rendendo il risultato della loro combinazione molto più complesso.

L’effetto Milano? 

Non solo Atlanta. Sebbene manchino conglomerati caratterizzati una forte urbanizzazione e le condizioni atmosferiche siano in media meno favorevoli, anche in Italia possiamo registrare fenomeni simili. In particolare, l’area di Milano ha dimostrato più volte, anche durante questa stagione estiva, di poter generare dei temporali. Come mostra lo scatto radar risalente al 10 Luglio 2013, in un contesto instabile (evidenziato dai nuclei presenti sulle alpi piemontesi e sulla bergamasca) dalle guglie del Duomo può nascere un temporale. Non esistono ancora studi scientifici che documentino la presenza di un “effetto Milano”; vista la crescente popolarità della materia sono fiducioso che presto qualche scienziato colto da allucinazioni competitive di fantozziana memoria si metterà all’opera.

Fig.3: Immagine radar ARPA Lombardia delle 17:00 del 10 Luglio 2013 (fonte: http://meteolive.leonardo.it/news/Sotto-la-lente/9/isola-di-calore-urbana-ecco-come-milano-ti-mette-in-piedi-un-mostro/42301/)

Fig.3: Immagine radar ARPA Lombardia delle 17:00 del 10 Luglio 2013 (fonte: http://meteolive.leonardo.it/news/Sotto-la-lente/9/isola-di-calore-urbana-ecco-come-milano-ti-mette-in-piedi-un-mostro/42301/)

 

 

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Cecilia Pigozzi ne dice: "Edoardo guarda il cielo per non guardare la terra, anche se a volte l'occhio gli scappa, e di solito è per una partita della Juve. Ha traslocato passione e cinismo da Crevacuore (Biella) fino a Berlino, passando per Edimburgo, ma finora è tutto intatto". Scrive The meaty-orologist.