Da quando entri al terminal di partenza, al momento in cui esci dal terminal di arrivo respiri solo aria condizionata. E ti condiziona sia nel corpo, costretto a spazi chiusi, controllati, vincolati, sia nella mente, oppressa ed obbligata ad accettare il fatto che stando seduti nove ore si possa attraversare un’oceano, perdendo l’essenza del viaggio e di quello che sta in mezzo.
Si potrebbe dire che manca l’aria sia nel tragitto che poi in città. New York è tanta, a volte troppa, capace di soffocare e stordire. Orientarsi a Manhattan è fondamentalmente semplice, Avenues da destra a sinistra chissaperchè, Streets da Downtown a salire su verso Harlem, ma sentirsi spaesati appena ci si mette piede è molto più comune, anche per il fatto che non è abitudine volgere lo sguardo verso l’alto cosi spesso.
Si potrebbe dire che manca il respiro poi quando ci si prende le misure, piedi e pollici. Imparare a riconoscerla da soddisfazione, e riconosci chi non è del luogo perché ancora si sorprende nel vedere la costellazione di diversità che sono i suoi abitanti. E ad ogni angolo la visuale va aggiustata, adattata; campi larghi dall’alto per comprenderne la grandezza e zoomate strette, altezza uomo, quasi a cercarne l’essenza.
Ed è ai piedi del ponte, a Brooklyn, seduto in spiaggia, dove mi è più facile inquadrarla; e par quasi di poterla comprendere, di poterla racchiudere in una cartolina e semplificarla ad uno skyline, invano.

l'aria di new york

“There is something in the New York air that makes sleep useless.”
— Simone Beauvoir

2

“Hello Brooklyn how you doing? where you going? can I come too
And if I can I’m a be your man you could be my lady
And have my baby and drive my cars and drive me crazy
Wherever you going baby girl just take me ’cause I’m so taken
If you taken I’m just sayin’ baby I’m just sayin’.”
— Shawn Corey Carter

3

“New York was a city where you could be frozen to death in the midst of a busy street and nobody would notice.”
— Bob Dylan

4

“Champagne for my real friends, and real pain for my sham friends.”
— Monty Brogan

6

“The faces in New York remind me of people who played a game and lost.”
— Murray Kempton

7

“Whatever you do, the only secret is to believe in it and satisfy yourself. Don’t do it for anyone else.”
— Keith Haring

8

“New York is a different country. Maybe it ought to have a separate government. Everybody thinks differently, they just don’t know what the hell the rest of the United States is.”
— Henry Ford

9

“When I’m in New York, I just want to walk down the street and feel this thing, like I’m in a movie.”
— Ryan Adams

10

“Give me such shows — give me the streets of Manhattan!”
— Walt Whitman

11

“Basketball is like poetry in motion, cross the guy to the left, take him back to the right, he’s fallin’ back, then just J right in his face. Then you look at him and say, What?”
— Jesus Shuttlesworth

12

“Make your mark in New York and you are a made man.”
— Mark Twain

13

“They put your mind right in a bag, and take it wherever they want.”
— Malcolm X

14

“A hundred times have I thought New York is a catastrophe, and fifty times: It is a beautiful catastrophe.”
— Le Corbusier
Si potrebbe dire che l’aria di New York manca, sicuramente, quando sei di ritorno.

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Cecilia Pigozzi ne dice: Francesco Bonato per finta fa l’ingegnere civile, il dj della musica da situazioni, il baskettaro in serie D, il type designer. Francesco Bonato per davvero fa il videomaker, all’inizio lo faceva per finta anche quello ma poi alla fine è diventato vero. Scrive "Letterbox".