Fa già freddo, freddissimo. Cominciano le tisane e i chai, i vin brulè e si avvicina anche il Natale. Ci siamo ragazzi, ci siamo. Da LIDL  hanno già esposto tutta la sezione di biscotti alla cannella a forma di pupazzo di neve. Quindi con largo anticipo è ora di cominciare a conoscere le spezie prima che vi bombardino di ricette di pan di zenzero e cinnamon rolls.

Per cominciare, mettiamo in chiaro un paio di cose: il curry si chiama originariamente masala, che non ha molto a che vedere col tikka masala, il quale non è un piatto indiano, nel quale non viene messo il curry.

Sia il curry che il tikka masala sono due invenzioni inglesi e a me, un popolo al quale è internazionalmente riconosciuto il fish and chips come piatto nazionale, mi fa ribrezzo.

Il masala dicevamo, è quello che tutti noi conosciamo come curry e che non è una spezia, bensì un insieme di spezie. L’industria alimentare moderna ha standardizzato il sapore del curry, per cui lo riconosciamo abbastanza facilmente ma in realtà, in India, ogni masala ha una ricetta diversa e quindi può avere un gusto molto differente rispetto a quello del vicino di baracca. Che cosa ci piace del curry? Che il suo sapore è socialmente accettato in buona parte del mondo e che il fatto che sia un miscuglio di varie spezie, lo rende una vera e propria botta di salute. Che cosa possiamo trovare maggiormente nel curry? Cannella, zenzero, paprika, cardamomo, pepe, peperoncino, coriandolo, cumino e curcuma che gli dona quel colorito giallo, quasi fluorescente.

La curcuma è infatti usata come tintura naturale, ed è talmente carica di pigmenti, che mi lascia sempre le mani gialline quando la uso scriteriatamente. È una radice ed è l’alimento perfetto per tutti quelli che come me temono l’invecchiamento precoce. È l’antiossidante per eccellenza e un’ottima prevenzione contro i tumori. La sua azione contro l’invecchiamento degenerativo cellulare è un ottimo aiuto per restare belli e giovani il più a lungo possibile. Come assumerla quotidianamente senza accorgersene più di tanto? Basta metterne mezzo cucchiaino nell’acqua della pasta. Gli spaghetti diventano giallissimi ma il gusto non ne risente particolarmente. La curcuma è chiamato lo zafferano delle indie, un po’ per il sapore e un po’ per questo suo colore.

Lo zafferano de noialtri, quello che si raccoglie solo a mano dai crocchi viola, all’alba, pistillo per pistillo, andrebbe acquistato con qualche accortezza. Non è mai bene comprare zafferano random, soprattutto non in polvere. Perchè? Perché si può tagliare facimente, come ben insegna il mercato della droga. Qual’è il risultato? Non è che il gusto sia così diverso, o meglio, non è palesissimo diciamo, perché comunque lo zafferano non è che abbia lo stesso sapore incisivo del pecorino romano. È che vi fregano, e questo non è mai bello. Oltre al fatto che vi fanno mangiare roba che non volevate mangiare.

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Quello che mi piace delle spezie è che non ci appartengono, perchè vengono quasi tutte da paesi molto lontani da noi. E qui apriamo una piccola parentesi perché vedo già tra il pubblico quello che borbotta “e il basilico allora? E l’origano? Se non sono spezie che ci appartengono quelle!”.

Sappiate distinguere tra erbe aromatiche (basilico, origano, rosmarino, salvia, alloro, maggiorana e timo, per citarne alcune) e spezie. Di questo io vi prego. Sappiatele distinguere.

Le spezie vere, sono un mondo un po’ distante da noi e molte portano con loro una storia; come quella della fenice che intreccia i rami del suo nido con stecche di cannella, di modo che alla sua morte, quando divampa in una fiamma che la incenerisce, il suo nido sprigioni un profumo dolce e inebriante. O come la storia del coriandolo, che ha effettivamente dato il nome ai coriandoli di carnevale, perché un tempo, nelle ricorrenze, invece dei dischetti colorati di carta, si gettavano semini di coriandolo ricoperti di zucchero. 

Un’altra cosa che amo delle spezie è che sono mutevoli. Mettetele a bollire per smorzare e diffondere il loro aroma in maniera morbida e omogenea, oppure tostatele o arrostitele per far sprigionare tutta la potenza di sapore e profumo. Ma quello che adoro di più in assoluto è quando sono fritte. Spettacolari! Parlo, per citare un esempio banalissimo, delle patatine alla paprika. Ma voi avete presente il gusto della paprika da cruda? Provate. Ma gioco facile perchè, come diceva Claudio, il cuoco più sexy che io abbia mai conosciuto, anche la suola di una scarpa, se fritta, diventa buonissima.

Per concludere, visto che EXPO è terminata, cito una delle poche cose che ho imparato nei clusters tematici e che dedico a tutte le ragazze all’ascolto: la vaniglia è una spezia, un’orchidea e come tutti ben sappiamo è meravigliosamente profumata e il profumo è racchiuso in un bacello. Il suo nome deriva dalla parola greca vagina che significa fodero o guaina. Parallelismo bellissimo. E ocio! La vaniglia è afrodisiaca!

Troppe informazioni? Non dovete trattenerele tutte, semplicemente mettetele in tavola, come sempre.

Grazie ad Elena, che viaggia tanto e mi ha regalato una sua foto, anche se non la vedo mai.

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Giacomo Mozzo ne dice: Caterina è sempre in grado di sorprenderti. Talvolta si annuncia per una birretta serale, ma non la vedi proprio arrivare. Altre volte promette una cena nella sua splendida casa, ma sul più bello salta tutto. Sarà che lavora troppo, sarà che è sempre in giro. Sarà che ha semplicemente troppi interessi da seguire, troppe amicizie internazionali da assecondare...Quando però avete la fortuna di passare del tempo con lei, rimarrete sorpresi pure dalla sua straordinaria carica di entusiasmo ed affetto, nonché estasiati da tutto ciò che, con amore e dedizione, è in grado di cucinare. Vi invito caldamente a seguirne i consigli culinari. Non ve ne pentirete. Mi ha insegnato che in cucina si può girare il mondo e navigare l'animo umano. Scrive It's a piece of cake.