Ho pensato molto, recentemente. Ho avuto un periodo intenso di fatti ed emozioni e ho pensato che il cibo non avesse più spazio. Che non c’era più niente che mi interessasse. A questa mia esigenza di avere conforto e stimoli da quello che sempre mi aveva fatto stare bene rispondevano solo una moltitudine di stronzate sul web tipo il frappuccino di unicorno di Starbucks o qualche Cheescake al sapore improbabile con immancabile base fatta di Oreo frullati e burro.
Non aveva più senso. Ho comprato molta insalata in busta in questo periodo. Ho anche litigato col mio compagno di cene preferito. Non proprio litigato. Ho avuto un confronto senza discussioni. A volte anche una parola può rovinare tutto. Nonostante un’ottima colazione insieme.
Ho scoperto che mi mancava condividere dei pasti sostanziosi e cucinati in casa con qualcuno che amassi. Ho scoperto che mi mancava cucinare. E mi mancava nutrire.
Ma non trovavo il tempo, la motivazione, la voglia e l’ispirazione. Sono ancora un pochino impantanata in questa situazione eh. Non che ne sia uscita del tutto. Ma ho visto uno spiraglio di luce.
Come ciliegina sulla torta, se ne è andata Elena. Il lutto, è una di quelle cose che disturba la quotidianità e l’appetito come poche altre cose fanno nelle nostre vite.
Io, ho indelebile una scena molto bella, dopo la morte di mia zia (che non è Elena): una tavolata lunga, incastrata alla bene e meglio per far stare molte persone, una cena fumante, preparata da qualcuno che non ricordo e mio zio, i miei cugini e varie altre persone tutte intorno, a tavola, finalmente, accompagnati lì non dalla fame ma da qualcuno che si era voluto prendere questa responsabilità di nutrirli.
In questo ricordo risuona viva la voce di mia madre che da qualche luogo dietro di me e sempre a me rivolta, con tono di spiegazione mi dice “brava *nome*, qualcuno deve pensare a queste cose in questi momenti, altrimenti si piange e basta e nessuno mangia.” e oh my god, quanto è vero.
I vivi, continuano vivi. E se qualcuno non riesce a mangiare va bene così, gli è concesso. Ma il resto del popolo va nutrito.
Ho riversato tutta la confusione di emozioni e prospettive sfumate della mia vita in un curry. No non quella polverina gialla che si usa per il pollo. Quell’altro curry. Il curry è una piatto asiatico a base di spezie e erbe aromatiche tostate e un misto di verdure o verdure e carne o verdure e pesce. Uno spezzatino se vogliamo. Una preparazione saporita, colorata,
che normalmente va a braccetto con del riso bianco. Io amo particolarmente 

quando è fatto col latte di cocco e la frutta secca.

Ad ogni modo, il curry in questi casi, è una figata. 

Anche perchè non avevo molto nella dispensa di casa. E il curry, si fa anche con le cose più basiche e più povere.
Ho cominciato quindi la mia seduta di terapia.

Ho preso i miei giorni difficili e li ho appoggiati sul fornello.

Mi sentivo esattamente così: una pentola vuota, senza prospettive, senza soluzioni, senza niente. E fredda per di più.
Ho acceso quindi il fuoco. Ho versato l’olio e l’olio si sa, fa miracoli quando c’è bisogno di far scivolare le cose. Ho sbucciato la delusione che provavo, l’ho schiacciata sotto la lama del coltello e l’ho tritata grossolanamente. E via, nell’olio caldo. E l’odore persistente di quando era cruda tra le mie dita, ha invaso l’aria ed è rimasto sulla pelle dei polpastrelli. La delusione si sa, è difficile da lavar via. Ma l’ho affrontata per prima e ho deciso di lasciarla andare. Poi ho sbucciato la rabbia. Anche quella puzza da morire. E fa piangere quando non si sa come altro sfogarla. O non si vuole sfogarla in altri modi. Poi l’orgoglio, via, e l’ho anche dovuto lavare una seconda volta.
Era sporco anche dopo averlo sbucciato. Era pieno di terra. Ho tagliato a pezzi grossi tutto quanto e ho disinfettato tutto con i sentimenti buoni, a fuoco vivo. Ho sparso polveri magiche di pazienza, di comprensione e di amore. Di tenerezza soprattutto e di abbandono. Ho fatto tostare e friggere insieme queste cose, perchè quello che era negativo si impregnasse per bene. Finalmente, per dare sollievo a questa situazione ad altissima temperatura, ho aggiunto una tazza d’acqua. Poi ho lavato le cose che non avevano buccia, semi, terra. Le cose che avrei dovuto accettare così, senza troppe domande. Ed erano i punti di vista degli altri e le fatalità della vita. Le ho tagliate allo stesso modo e le ho unite. Ho dato un po’ di sapore, nella speranza che non si perdesse tutto, ma rimanesse il ricordo di ogni cosa, anche di quelle brutte.
Mi sono fatta aiutare anche da altri. Ho aggiunto, alla fine, piccole cose già cotte da qualcuno che non ero io, perchè da soli, si sa, non si arriva proprio ovunque. A volte dobbiamo chiedere aiuto. Finalmente, ho messo il coperchio e ho lasciato che il tempo finisse quello che avevo cominciato. Il tempo, è un esperto di queste cose.
Ho lasciato tutto lì, a raffreddare, per un bel po’. Non l’avevo cucinato per mangiarlo subito. L’avevo cucinato per stare bene.
Prima di servirlo mi sono ricordata che non avevo perdonato. Allora ho messo una manciata di perdono. E poi ancora un po’.
Ci ho nutrito due delle persone che amo di più, Giorgia e Inga. E ho chiuso il cerchio.

E dopo questi giorni, questo curry, molto buon vino e poche ore di sonno ho capito una cosa: quest’estate, sarà un’estate bellissima.

RICETTA DEL CURRY DEI GIORNI TRISTI
1 dente d’aglio
1 cipolla rossa, è più bella e meno aggressiva
1 patata
2 carote
2 zucchine
cavolo cappuccio, rosso o bianco, quanto basta o quanto vi pare a voi.
1 latta di ceci lessati
curry (la miscela di spezie però)
curcuma
zenzero
cumino
semi di sesamo q.b.
prezzemolo fresco q.b.
olio evo q.b.

sale q.b.

ogni spezia è sostituibile, ogni verdura è sostituibile. Il bello è quello.

Tritate l’aglio, affettate la cipolla, e tagliate a tocchi di 2 cm le verdure. Fate soffriggere e tostare aglio, cipolla, patate e spezie. Quando si imbruniscono, aggiungete una tazza d’acqua e le carote e fate cuocere 5 minuti. Aggiungete le verdure restanti e fate cuocere 15 minuti. Aggiungete i ceci lessati, i semi di sesamo, salate, fate bollire due minuti. Aggiungete prima di servire abbondante prezzemolo fresco tritato grossolanamente. Servite con riso bianco o cous cous.

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Giacomo Mozzo ne dice: Caterina è sempre in grado di sorprenderti. Talvolta si annuncia per una birretta serale, ma non la vedi proprio arrivare. Altre volte promette una cena nella sua splendida casa, ma sul più bello salta tutto. Sarà che lavora troppo, sarà che è sempre in giro. Sarà che ha semplicemente troppi interessi da seguire, troppe amicizie internazionali da assecondare...Quando però avete la fortuna di passare del tempo con lei, rimarrete sorpresi pure dalla sua straordinaria carica di entusiasmo ed affetto, nonché estasiati da tutto ciò che, con amore e dedizione, è in grado di cucinare. Vi invito caldamente a seguirne i consigli culinari. Non ve ne pentirete. Mi ha insegnato che in cucina si può girare il mondo e navigare l'animo umano. Scrive It's a piece of cake.