Durante la notte faccio un lavoro molto creativo: “la pettinatrice di pollami”. Se una pettinatrice di pollami vuole conservare la propria integrità mentale, è costretta a pensare ad altro mentre 160.000 polli al giorno le passano alla velocità della luce sotto agli occhi. Mentre pettino i pollami, quindi, penso al libro che sta leggendo in quel periodo, tutto il tempo. Il risultato sono queste recensioni, un “pollibro” ogni mese.

 

Titolo: “La Donna Che Si Tagliò La Gamba al Maidstone Club
Autore: Julia Slavin
Edito: Minimum fax
Numero pagine: 188
Mese: Novembre

 

Questo è un libro che mi hanno regalato, non ve lo posso dire chi me l’ha regalato, perché poi scatta lo sciacallaggio e io certi li conosco, basta dirgli “sai, ho mandato una mail a tizio, per dirgli che questo libro lo volevo tantissimo ma non riesco a trovarlo perché è fuori catalogo, e allora quel tizio mi ha detto “Va’ bela non c’è nessun problema, mandami l’indirizzo che te lo regalo io” dicevo, basta dire a certi così, e puoi tutti quei certi finisce che pure loro gli mandano una mail a quel tizio, solo per la soddisfazione di avere qualcosa in omaggio. Esattamente come i vecchi che vanno alle inaugurazioni degli ambienti solo perché c’è il buffet a scrocco. Però volevo ringraziare quel tizio, se magari gli capita di leggere questa recensione, volevo ringraziarlo tanto perché questi sono i gesti che mi rendono  felice di fare parte della razza umana, anziché essere chessòio, una melanzana esposta al banco della frutta e verdura.

Questo libro io lo volevo tanto e sono felice di averlo letto in due giorni. C’è scritto dentro di un bacio profondo, nel vero senso del termine, e di una gravidanza non nel vero senso del termine. All’interno, tra le altre belle e surreali storie, c’è pure quella su una esagerata apprensione genitoriale, che però nulla ha a che vedere con le tate bacchettone che fanno vedere nella televisione. Si parla pure di un uomo che s’innamora di una donna che ha i denti su tutto il corpo, e quella donna ha una spalla che sembra il dorso di uno stegosauro, 12 carie, e 4 denti del giudizio proprio incastrati là (avete capito subito dove mi riferisco) denti attaccati ovunque sul corpo, come conchiglie a uno scoglio. C’è una coperta, che avvolge e soffoca e protegge e ripara e stritola. Labbra che aspettano siano altre labbra a dire un nome per non sporcarlo, e l’orgoglio, che prende la forma di un budino lasciato di proposito a seccare sul pavimento. Una donna che fa sesso con una quercia, partorisce delle ghiande, e alla fine brucia come legna arsa sul camino. L’ultima storia, è quella di un uomo che cade a pezzi non in senso figurato, gli si staccano proprio le membra di torno, un poco alla volta.

Uno dei miei pettinatori di pollami preferiti, fa di nome Danilo. Un giorno gli ho chiesto “Ma te Danilo, che cognome hai?” E lui mi ha detto Bilancia, però non è quello il suo vero cognome, ho scoperto poi, mi ha detto bilancia solo perché nel momento in cui gliel’ho chiesto stava pesando delle casse di pollami ed è entrato in confusione, che è una cosa posso anche capire, pure io faccio fatica a fare due cose insieme, come ad esempio rispondere alla gente finché sono impegnata a fare altro. Danilo è alto, e magro, è uno di quelli che è cresciuto talmente alto che è diventato  un po’ gobbo, credo per colpa della legge di gravità che spinge tutte le cose inesorabilmente verso il basso; ha i piedi lunghissimi, e una volta mi hanno raccontato (io ai tempi non facevo ancora la pettinatrice di pollami) che sopra al piede gli era cascato qualcosa, e si era fatto parecchio male, però stava in silenzio, perché non voleva disturbare nessuno, solo che dopo la scarpa da bianca è diventata rossa, e allora gli hanno detto “Mi sa che hai un problema”, e se quel qualcuno non gli diceva “Mi sa che hai un problema”, lui facile che invece di essere portato al pronto soccorso, si portava il piede rosso a casa. Danilo ha le mani grandi, più grandi di quelle di Morandi Gianni e se è vero quello che dicono, che il cuore è grande come il nostro proprio pugno, allora lui è la dimostrazione che quello che dicono è vero, anche se di lui dicono che dorme sempre e invece ha l’occhio di un falco e se ti vede in difficoltà corre ad aiutarti, mica come gli altri che godono nel vederti far fatica; se ti vede giù di corda, col suo modo di parlare, viene a chiederti “Vaaaa tu-tu-tu tto b-beee-ne?” ed è proprio anche quel suo modo curioso di parlare a renderlo uno dei miei pochi pettinatori di pollami preferiti. Danilo ha gli occhi di quelli che sembrano sempre tristi, di quelli che sembra non siano qui, e ti scatenano la voglia di coccole, ha la testa grande, e le orecchie che io devo ogni volta farmi forza per non toccarle, anche se vorrei tanto farlo, perché sono morbidissime, secondo me; anche il naso è grande, Danilo ha il viso che sembra fatto di plastilina, e la plastilina da sempre, è uno dei miei materiali preferiti.

Ora io a questo punto, per rendervi le cose facili, apro una piccola parentesi e vi dico di pensare a Sean Penn quando ha interpretato Cheyenne, nel film This must be the place, Danilo, ha i modi di fare che sono simili a quelli di Cheyenne.

C’è una cosa di Danilo che mi fa diventare matta, e mi fa venire più che altro il nervosismo e un giorno, che stavamo facendo un lavoro leggero insieme, che non c’era la bilancia e si poteva parlare perché era un tipo di lavoro che non occorreva essere concentrati, io finalmente gliel’ho chiesto, gli ho detto “Danilo ma scusa, a te non da fastidio che ci sono tutti questi ignoranti che ogni volta che ti passano vicino devono prenderti in giro altrimenti la loro giornata non ha senso?” E Danilo allora mi ha detto “In che senso?” “Nel senso che hai capito”, gli ho detto, “quando ti passano vicino e imitano la tua voce, e il tuo modo di parlare, porca vacca, non ti da fastidio? Perché non dici mai niente a quei mammalucchi lì?” “Ah in quel senso lì”, mi ha detto, “ah no, oramai ci sono abituato e non ci faccio più caso.” “Eh però” gli ho detto, “non è mica giusto se ci pensi”, “Eh, mi ha detto lui, ce n’è di cose che non sono giuste”, e quando mi ha risposto così a me è venuto un poco l’occhio lucido, a pensare che ci sono delle persone, nel mondo, che tutti gli altri credono siano dei pirla e invece sono intelligentissimi solo perché hanno imparato quando è il caso di rimanere il silenzio.

Poi a un certo punto, dopo il nostro discorso, Danilo ha cominciato a grattarsi con insistenza la parte del petto che sta al centro spostata a sinistra. E dopo un poco la divisa, proprio in quel punto, da bianca è diventata rossa. Gli ho detto “Danilo va tutto bene? E lui lo vedevo benissimo che non voleva disturbare, ma il suo pugno ha cominciato a pulsare forte, di un pulsare di quelli che nessun pronto soccorso potrà mai curare.

Melanzane. Esposte al banco della frutta e verdura. Io a volte intorno, mi sembra di non vedere altro.

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Max Maestrello ne dice: Silvia ogni tanto scompare. Anche quando ci esci insieme, ogni tanto scompare. Il più delle volte non ci fai caso: un po’ perché lei, Silvia Colli, è piccolina. Un po’ perché quando scompare, la cosa dura giusto qualche secondo. Allora una volta ci sono stato attento. Ho sentito che stava scomparendo quei due o tre secondi, come fa di solito, e ho fatto attenzione. Ho scoperto questo: Silvia Colli, in realtà, non scompare. Si nasconde da qualche parte – la prima cosa che trova lungo la strada: un palo della luce, una siepe, un cassonetto – e si infila un paio di occhiali. Guarda le realtà attraverso le lenti di quegli occhiali per due o tre secondi, poi se li toglie e fa come se niente fosse. Quelle cose lì che vede attraverso quegli occhiali speciali, le scopri solo a distanza, tempo dopo, quando le mette dentro un racconto, o una cosa che ti racconta, o in mezzo alla recensione di un libro. Una sera che mangiavano una piadina, una sera che mi ha detto “Oh, mona, io vado un attimo in bagno” – lo confesso – l’ho fatto: mentre non c’era ho frugato nella sua borsa e ho trovato quegli occhiali speciali. Me li sono infilati un attimo e ho capito perché Silvia Colli, quando le chiedi che lavora fa, dice “Pettino i pollami”. Però, quegli occhiali lì, a me, non stavano su. Mi cadevano da tutte le parti. Stanno giusti solo a certe persone, tipo la Silvia Colli, ho pensato, quegli occhiali lì. E poi, dopotutto, ho pensato anche questo: che mi piace aspettare che me le racconti lei, le cose che vede con quegli occhiali. Che secondo me, poi, mi sa che se li mette su anche per scrivere. Scrive Libri a Catena.