In the midst of winter, I finally learned that there was in me an invincible summer.

Portare un drone in Islanda è un’impresa tutt’altro che semplice e, per farlo, abbiamo dovuto sacrificare metà della nostra valigia, ma ne è valsa la pena. A parte il video e il montaggio e la musica, il drone riesce a farti vedere quello che ti circonda da un punto di vista diverso, nuovo. Con la dovuta accortezza puoi scoprire cosa c’è sotto i ponti e sopra il mare, ammirare dall’alto la vastità della natura, sfidare il vento e la pioggia. E poi, in fondo, ci siamo divertiti a fare le riprese, provare, sperimentare, fare inversioni ad U per recuperare il drone quando aveva deciso di smettere di seguirci, salire sul tetto della nostra macchina solo per essergli un po’ più vicino e per tenerlo d’occhio. E come ogni cosa, è questione di allenamento: più prendi confidenza con il volatile strumento, più ti spingi e lo spingi in alto e lontano, che, soprattutto in questa terra di spazi sconfinati, sono parole usate a dovere.

islanda
64°12’25.3″N 21°23’14.4″W

“Fold the map and mend the gap
And I tow the word companion
And I make my self escape”
Questo viaggio è unico. Questo posto è unico. Abbiamo comprato una mappa stradale e abbiamo studiato il percorso, segnato i punti di interesse, le probabili soste, le mete che volevamo toccare. Ma stare con le ruote sull’asfalto e lasciare che il paesaggio entri dai finestrini è stata la cosa più facile e stupefacente, una droga naturale, che di organizzazione non ce n’era bisogno. Non c’era bisogno di avere una tabella di marcia, perché la varietà dei mondi che si susseguono lungo la strada è impressionante e ti stupisce, curva dopo curva, rettilineo dopo rettilineo. Per ore e ore lasci che l’Islanda si conceda a te, ti spinga con le sue raffiche di vento gelido, ti bagni con la sua pioggia incessante, ti illumini con il suo sole così brillante. Ti sembra di stare in quelle foto perfette dove tutto è al suo posto, dove sei tu e null’altro, come se tutte quelle grandiosità fossero lì solo per te e, al massimo, qualche pecora.

islanda
63°46’06.2″N 18°08’42.3″W

“I’m up in the woods, I’m down on my mind
I’m building a still to slow down the time
I’m up in the woods, I’m down on my mind
I’m building a still to slow down the time”
Il vento ti invade e ti pervade, si appropria di te e lo senti dentro fino alle ossa. Ti fa gelare, ma allo stesso momento ti fa capire dove sei e ti fa sentire ogni parte del tuo corpo, percepire ogni estremità. Estreme le condizioni, estreme le sensazioni. Per tutto il freddo che si è costretti a subire durante il giorno, però, c’è sempre un premio che spesso si presenta sotto forma di “poccia” (si abbiamo deciso di chiamarle amichevolmente così) di acqua calda ad attenderti alla sera, nei luoghi più inaspettati. Spogliarsi nudi o poco vestiti, quando fuori ci sono 5 gradi accompagnati da un vento gelido ed immergersi in queste risorgive naturali è una sensazione che non si può capire, finché non la si prova. Ma davvero. Non ha nulla a che vedere con l’andare alle terme, piuttosto che un bagno o una doccia bollente, anche dopo una giornata di sci al gelo. Niente. E’ un riconciliarsi con sé stessi, con il proprio corpo, con la propria mente, con quella di chi ti tiene la mano e con il silenzio della natura circostante, percepibile dal primo attimo in cui il tuo corpo entra il contatto con quest’acqua.

islanda
65°14’46.7″N 21°48’16.8″W
islanda
63°31’52.7″N 19°30’43.5″W

“Your love will be
Safe with me”

islanda
64°48’14.3″N 14°33’33.7″W

“Our love is a star
Sure some hazardry
For the light before and after most indefinitely”
E’ un viaggio intimo, che ti fa entrare in connessione profonda con gli esseri umani con cui lo condividi, e con la terra che ti ospita. Il ritmo di vita si adatta con quello del sole, che ti sveglia presto il mattino e ti consiglia di trovare un parcheggio sicuro verso sera, decidendo per te quando i chilometri percorsi sono sufficienti, quel giorno. E’ facile fare questo tipo di ragionamento, quando si visita l’Islanda nel periodo favorevole in cui le ore di luce e quelle di buio più o meno si equivalgono. Bisogna però tenere conto che non è sempre così: è una terra piena di dicotomie, da una parte si presenta ospitale e pronta ad accogliere l’essere umano che la rispetta e vive secondo le sue regole, dall’altra ti mette in guardia, ti fa capire chiaramente che è lei che comanda e tu devi essere disposto ad adattarti.

islanda
65°38’21.5″N 16°53’01.7″W

“As a moon waned to crescent
We started to kiss, and I said I know it well”
Abbiamo voluto e cercato e trovato un Defender, per il nostro viaggio. Questa auto, in una versione del tutto particolare, ha soli due posti, un letto e una piccola cucina che ti permettono di essere completamente autonomo per tutta la durata del viaggio. Gli spazi sono modesti e vanno condivisi con metodo, incastrando ogni azione, misurando i movimenti. Questa auto può percorrere quasi tutte le strade in Islanda (ce ne sono vari tipi, la maggior parte delle strade possono essere percorse con un mezzo 4×4 come questo), non ha paura né delle salite né delle discese. Avere fiducia del mezzo con cui ti muovi, qui, è fondamentale, anche quando vedi lampeggiare una spia rossa sul cruscotto e ti rendi conto di essere a circa una giornata di viaggio dall’umanità più vicina, ovvero un distributore di benzina in mezzo al nulla, dove però ci si può trovare di tutto. Il nostro Defender è stato la nostra casa: camera da letto da smontare e poi ricostruire ogni sera prima di andare a dormire dentro il nostro sacco a pelo matrimoniale, cucina in cui preparare i migliori manicaretti, veranda in cui stendere i vestiti (che non si asciugavano mai, ma mai proprio), stanza dove ascoltare musica e ballare quando ne avevamo voglia, sala da pranzo, piccolina, ma noi ci si stringeva.

islanda
65°39’20.9″N 16°09’11.4″W
islanda
63°24’09.0″N 19°06’15.0″W

“Taught line, down to the shoreline
The end of a blood line, the moon is a cold light
There’s a pull to the flow
My feet melt the snow
For the irony, I’d rather know
Cause blinded I was blindsided”
Il colore nero. Il nero è bello. Non ci si pensa mai. Sta bene con il bianco della schiuma delle onde, con il blu zaffiro di alcuni iceberg, quelli il cui ghiaccio non ha ancora preso il sole. E’ il nero di un’isola relativamente molto giovane, variabile, mutabile, fatta di vulcani e ghiacciai che, ognuno con i suoi tempi, modellano, formano e deformano questa parte di mondo. L’Islanda è una terra viva, che la senti quando respira con i suoi geyser o quando borbotta con i suoi fanghi; la vedi che si fa sentire, con i suoi segnali di fumo (vapore) bianco nelle valli a nord nei pressi del lago Myvatn, la senti vedendo le sue innumerevoli cascate, esemplificazione pratica del modo dire “forza della natura”.

islanda
63°37’15.2″N 19°59’10.0″W
islanda
63°58’33.4″N 16°59’50.6″W
islanda
64°02’56.1″N 16°10’53.5″W

“Ever since I heard the howlin’ wind
I didn’t need to go where a bible went”
La laguna ai piedi del grande ghiacciaio, che in realtà è il più grande lago d’Islanda e si chiama Jökulsárlón, è uno degli angoli dell’isola più visitati e comunque più affascinanti. Ci si sente spettatori impotenti di un limbo naturale, testimoni del ciclo dell’acqua in tutte le sue forme. Grandi porzioni di ghiaccio si staccano roboanti dalla lingua centrale e piombano nel lago, dove dolcemente sono traghettati dalle correnti verso l’estuario. Gli iceberg, in silenzio, si girano di tanto in tanto, quando il precario equilibrio tra la parte immersa e la parte emersa si perde; quelli che si sono girati da poco, li noti dal colore blu e dalla trasparenza quasi perfetta che ti ipnotizza. E quando sembra che siano ormai arrivati al mare, un mulinello di correnti d’acqua li mette tutti in fila, quasi volessero rimanere con le loro ultime forze nella laguna, prima della fine. Il mare poi, fa il resto, e la forza delle onde li rompe e li consuma, li leviga e li dispone come fossero diamanti preziosi sulla spiaggia.

islanda
64°02’42.0″N 16°10’24.9″W
islanda
64°08’12.8″N 20°15’16.4″W
islanda
65°02’02.5″N 22°45’07.0″W

“And at once I knew I was not magnificent.”

L’Islanda ti riporta alle origini, a riscoprire il brivido del girovagare senza meta, a fermarti dove decidi tu che è il luogo giusto per te. Ed ogni posto è buono, basta spingersi fuori dagli itinerari più battuti per ritrovarsi a tu per tu con interminati spazi, che un po’ mettono soggezione, e un po’ invece ti danno quella sensazione che si ha prima di cominciare qualcosa, come quando compri un puzzle e apri la scatola: non sai perché ma ti batte forte il cuore. Passi le ore ad osservare i ghiacciai, a camminare su rocce che sono calde come il pane appena sfornato, a guardare milioni di litri d’acqua che erano neve o ghiaccio e che diventeranno mare.

islanda
64°58’54.6″N 22°36’36.5″W

“I could see for miles, miles, miles”
E poi alla fine è tutto così semplice, si tratta di guardarsi attraverso un finestrino e capire con uno sguardo cosa si vuole: continuare ad esplorare.

islanda
65°02’31.5″N 22°31’17.2″W

Fotografie e testi di Francesco Bonato e Anna Lavini, Islanda, Settembre 2016.

Citazioni tratte da testi di Bon Iver, che spesso ci accompagna nel viaggio.

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Cecilia Pigozzi ne dice: Francesco Bonato per finta fa l’ingegnere civile, il dj della musica da situazioni, il baskettaro in serie D, il type designer. Francesco Bonato per davvero fa il videomaker, all’inizio lo faceva per finta anche quello ma poi alla fine è diventato vero. Scrive "Letterbox".