È una notizia passata sottotono, ma alcune settimane fa un curdo siriano è stato investito e ucciso da una camionetta della polizia greca nel campo di Idomeni, al confine con la Macedonia. Dalle fonti sembra che si sia trattato di un incidente: il veicolo, manovrando in retromarcia, avrebbe colpito l’uomo che era steso in terra per aver perso i sensi. Dopo l’intervento dei soccorsi la tensione è esplosa e un gruppo di “ospiti” del campo ha assalito i mezzi della polizia greca che è intervenuta con i reparti anti sommossa. La situazione è rientrata dopo poco, i più esasperati sono stati riportati alla calma dagli altri rifugiati e non ci sono state altre conseguenze.

Chi sta seguendo la situazione dei profughi concentrati nei vari campi di identificazione e alloggiamento di confine (Idomeni, Lesbo, in varie regioni della Turchia) si sarà certamente già posto, come me, questa domanda: quando ci scapperà il morto? In realtà c’è già scappato ma quello che mi angoscia è sapere quando, perché temo sia ormai solo una questione di tempo, ci scapperà il morto per una tensione tesa fino allo spasimo; una situazione in cui negli scontri che ormai si verificano ogni settimana, un poliziotto tiri una manganellata troppo forte, o perda la testa estraendo la pistola.

Allora sì che la situazione salterà in aria come una cassa di dinamite e che ci ritroveremo sbattuta in faccia la realtà: che la gestione condotta finora dei flussi migratori è stata completamente fallimentare; la creazione di campi di identificazione in zone di confine per arginare e dare un ordine al flusso di profughi è rapidamente degenerata. Guardate per credere, in quei campi vivono ammassate famiglie intere in condizioni di vita che non sono al limite della sopportazione, lo hanno abbondantemente superato. Quella che un giornalista ha definito la “vergogna d’Europa” si ripropone in tutte le zone-cerniera: paesi balcanici, Grecia, Turchia ed è una situazione che i governi del Vecchio Continente, se guardessero alla storia del XX secolo, avrebbero dovuto accuratamente evitare.

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Voglio proporvi un gioco ora, leggete qua: «Fra gli immigrati già accolti la situazione si stava deteriorando, soprattutto per la paurosa insufficienza delle strutture di accoglienza. I campi profughi erano sovraffollati, le condizioni igieniche disastrose, e le razioni allestite dall’esercito erano appena sufficienti per non morire di fame. L’unica cosa da fare sarebbe stata di cominciare ad avviarli verso l’interno, come prevedevano le istruzioni (…); ma coloro che comandavano sul posto (…) non avevano fretta.

I vertici si decisero, finalmente, di avviare i profughi verso l’interno, dove l’amministrazione stava allestendo in fretta e furia le zone d’insediamento ma in realtà la situazione stava già sfuggendo al controllo, anche se (…) non se ne rendevano ben conto. Le autorità locali non avevano preparato nulla, e speravano solo che quella folla di profughi proseguisse al più presto per la sua strada; la popolazione della città, poi, era terrorizzata dai barbari e non aveva nessuna intenzione di fraternizzare con loro. Questi stavano morendo di fame; chiesero di poter almeno entrare in città a comprare da mangiare, ma la popolazione impedì di aprire le porte».

Cosa succede poi? Ve lo riporto senza mettere quelle piccole omissioni che ho usato per rendere attuale la citazione: «I Goti, inferociti, cercarono di entrare a forza, i soldati della scorta intervennero, scoppiarono i primi incidenti, e allora si vide quello che i generali romani avrebbero dovuto sapere fin dall’inizio: che i soldati erano troppo pochi per tenere a bada tutta quella moltitudine. Vennero sopraffatti, e i Goti, che ormai cominciavano ad aspettarsi il peggio, spogliarono i caduti e si impadronirono delle loro armi e delle armature».

Vorrei evitare di essere frainteso e chiarisco subito due punti:

  1. non credo (meglio non spero) che la situazione nei campi profughi possa arrivare a un punto tale da scatenare rivolte così violente ed esasperate da far prendere le armi ai rifugiati nei vari “campi d’accoglienza” in Europa; è una possibilità – per fortuna – molto, molto remota.
  2. “Che palle, ma ti pare che tiri fuori i Goti per spiegare quello che succede oggi, ma chi sei mio nonno?” No simpaticone, non sono tuo nonno, però si, tiro fuori una vicenda vecchia di 1639 anni per farti vedere quanto siamo stronzi. Dopo 16 secoli siamo riusciti a ricreare buona parte di quella situazione di collasso che hai potuto leggere nelle righe sopra. Che dobbiamo pensare? Allora ha ragione quel comico a dire che l’homo sapiens ha deluso.

L’estratto, un pò riadattato, che ho citato sopra è preso da un bel libro di uno storico (ne ha parlato, in America, anche Quartz) che ripercorre gli eventi che portarono a una famosa battaglia che decise il futuro di un impero romano ormai al tramonto: Adrianopoli. Il luogo di questo scontro è oggi in Turchia, in una zona al confine con Grecia e Bulgaria; guarda caso un’area dove anche oggi si stanno comprimendo come molle moltitudini di profughi come furono quei Goti che sfuggivano da zone dove infuriava guerra e povertà. Conseguenza di quella battaglia fu che ai barbari che premevano sui confini fu concesso di insediarsi nell’impero, in cambio di fedeltà etc etc.

Ai romani, per capire che dovevano cambiare politica, servì di perdere una battaglia dove l’esercito andò quasi interamente distrutto e anche l’imperatore Valente ci restò secco. A noi, oggi, per fortuna, può andare molto meglio perché viviamo in tempi moderni e le cose non si risolvono più con le armi ma con gli aiuti umanitari, la diplomazia e l’accoglienza. Basta non farci scappare il morto.

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Tommaso Caldarelli ne dice: Francesco Gagliano è quello fico; ha 27 anni e vive a Roma. Testa da storico che cammina a piedi per l'Italia e tutti aspettiamo che inizi a scriverne, magari a ritmo della grancassa con cui è bravo a dare il ritmo; lo trovate, a volte, a zappare la terra, perché ne sa il valore. Alle elementari giocavamo ad un gioco di cui terremo segreto il nome; da allora abbiamo cambiato vari giochi, e giochiamo ancora. Scrive "L'irrequieto".