Questo articolo lo scrivo perché ho apprezzato un video, una pubblicità recente più che altro, che mi è sembrata davvero ben riuscita. Tutto quello che scrivo prima di farvi vedere la pubblicità, è, oltre che un riempitivo, perché non si può dire di voler scrivere un articolo e poi metterci solo un link, una ricerca su come in questo mondo certe cose che tra loro non c’entrano niente, talvolta, se mischiate nella maniera corretta, possano dar vita a qualcosa di unico e, a mio modesto parere, speciale. I soggetti in questione sono tre: una grande azienda di moda, che sicuramente conoscerete, un giovane regista inglese, che sicuramente non conoscerete a meno che non abbiate parenti nello Yorkshire, e un giovanissimo produttore musicale “coming from a land down under”.

La casa di moda è Lacoste. Sono ormai passati quasi cent’anni dalla sua nascita e anche se non praticate lo sport del tennis, di sicuro conoscete l’indumento chiamato “polo”: bene, lo hanno inventato loro, i fondatori, René, grande tennista, e l’amico André, volendo unire la semplicità della t-shirt e l’eleganza della camicia. Idea geniale, soprattutto se si è i primi, o quasi, a mettere un logo su un capo d’abbigliamento – logo geniale, che è frutto del nomignolo del Nostro René, così soprannominato dopo aver vinto una valigia fatta di pelle di coccodrillo a seguito di una scommessa; brand geniale, che ancora oggi ripropone lo stesso coccodrillo del 1927, riconoscibile in tutto il mondo e sinonimo di qualità, cura ed eleganza.

In occasione delle Olimpiadi invernali di Sochi 2014, Lacoste, sponsor ufficiale della squadra francese, ha lanciato una campagna chiamata Life is a beautiful sport, in cui il cuore dell’idea creativa risiede nello spot intitolato “The big leap”. Non voglio di certo tediarvi con le analisi di mercato e le strategie, anche perché non ne so molto; quello che voglio dire però è che, a parer mio, le scelte fatte sono state tutte azzeccate. Vero, probabilmente non ci sono stati problemi di budget, ma a fare una schifezza ci vuole veramente poco – avete per caso apprezzato l’ultimo diamante prodotto da Pittarosso?

E così ti ritrovi sul tetto di un grattacielo, anzi ti ritrovi in un bar, che poi è la stessa cosa se davanti a te hai una donna di cotanta bellezza. Che poi non è la bellezza quella che conta, quanto lo spazio lasciato vuoto tra il tuo piatto e il suo piatto: lì è dove ci si prende per mano. E così cominci a correre, mirando dritto alla balaustra, conscio di sapere che non sai proprio nulla di quel che c’è fuori, di quel che c’è al di là. Il grande salto, appunto. E sei un astronauta al countdown, tutto trema, senti le voci ronzare nelle orecchie, e quando le labbra si sfiorano il mondo cambia. Sei al bar, ma non ci sei più. Come l’astronauta, perdi il contatto con il terreno, con ciò che ti circonda, lo stomaco ti si rovescia, e tutte le leggi saltano, anche quella di gravità.

“Perfetto”, avrà pensato Seb Edwards, regista dello spot, quando l’ha visto finito per la prima volta. Son sicuro che quella sera ha dormito sonni tranquilli; ma c’era ancora una questione da risolvere, mancava il colpo di grazia, così deve aver fatto qualche telefonata, nel cuore della notte, e qualcuno deve avergli detto che in Australia c’era un giovane talentuoso produttore che aveva il pezzo giusto per fare da colonna sonora allo spot (deve essere andata proprio così, ne sono certo). A dirla tutta, la canzone in questione, “You and Me”, è figlia di molte mani, prodotta da Disclosure con la voce di Eliza Doolittle, ma prima che Flume ci mettesse le mani, non aveva la stessa forza, la stessa potenza. In realtà ha praticamente sconvolto il brano, selezionando solo alcuni spunti sia ritmici che melodici; sembra quasi che si sia messo d’accordo con chi ha prodotto lo spot, per ritagliare solo la parte di cantato che si sposava con le immagini: “It’s gonna be you and me, It’s gonna be everything you’ve ever dreamed”.

La vita è uno sport meraviglioso, che si può giocare anche stando seduti a guardar bene le altre persone, perché al bar di cose strane ne succedono.


Nota a margine. Per i più curiosi (adesso si dice nerd?) c’è pure il dietro le quinte.

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Cecilia Pigozzi ne dice: Francesco Bonato per finta fa l’ingegnere civile, il dj della musica da situazioni, il baskettaro in serie D, il type designer. Francesco Bonato per davvero fa il videomaker, all’inizio lo faceva per finta anche quello ma poi alla fine è diventato vero. Scrive "Letterbox".