Nati per costruire

Noi esseri umani siamo strani: tendiamo a cercare delle soluzioni ai problemi non con i mezzi biologici semplici che ci offre la natura, ma spostandoli all’esterno di noi. Per fare un esempio concreto: un animale, quando ha fame, non fa altro che mettere in campo gli strumenti di cui l’ha dotato l’evoluzione per risolvere il suo problema. Che sia con i denti per i cacciatori o del rumine per gli erbivori.
All’opposto l’essere umano, che esteriorizza quasi tutte le soluzioni, costruendo strumenti, risolvendo problemi astratti (e creando così quella che chiamiamo cultura) e creando così vari livelli di azione e riflessione.

Ovviamente questo processo va inevitabilmente all’infinito: finché ci si ferma ai mezzi naturali, la questione è velocemente chiusa.
Ma quando si hanno un  numero sempre maggiore e sempre più raffinato di strumenti, le opzioni sono infinite.
Insomma: se produciamo delle cose e della conoscenza non è per un piacere perverso o autodistruttivo: molto semplicemente è la nostra caratteristica intrinseca come esseri umani.
Cosa centra tutto questo con la Google Car?
Adesso ci arriviamo.

Innanzitutto…Cos’è?

Per dirla in maniera semplice è una macchina che si guida da sola, ovvero non ha bisogno di un conducente umano per andare da un punto A ad un punto B. In effetti l’idea di base non è niente di nuovo: su aerei e navi esistono già da molti anni e hanno permesso di ridurre errori umani e consumi in maniera drastica.
Paradossalmente poter fare la stessa cosa su un’automobile ha richiesto anni e anni di ricerca, potenze di calcolo molto più elevate e strumenti molto più raffinati (in effetti non è assurdo che dover far muovere un oggetto in uno spazio più densamente popolato e pieno di ostacoli sia più difficile che far muovere un aeroplano lungo un percorso definito in una spazio praticamente vuoto). Google ha esplicitamente pensato e costruito i suoi prototipi nell’ottica di una “macchina condivisa” che non sarà necessario acquistare, ma che potrà semmai comportarsi come un piccolo autobus cittadino. Ovviamente è  elettrica, quindi silenziosa, ecologica e punta ad essere, sul lungo termine, estremamente economica.

lungoibordi - meta tag - google car

Ma l’importanza della Google Car non sta nella tecnologia o nell’idea alla base del progetto, bensì nelle sue implicazioni. 

Infatti è uno dei primi esempi di quella che sarà l’evoluzione di internet nei prossimi anni.
Sta nascendo la possibilità di connettere assieme degli oggetti in modo che si scambino informazioni per lavorare meglio e in sinergia, ricevendo dati non solo dagli altri dispositivi gemelli, ma anche dai sistemi informatici che tengono sotto controllo l’andamento del traffico cittadino, il meteo, ecc ecc.
I dati in entrata arrivano da strumenti come radar, rilevatori gps e sensori di movimento che, sebbene sia necessario migliorare ancora per far sì che interagiscano meglio con gli esseri umani, non hanno il difetto di potersi ubriacare, di distrarsi, e via dicendo.
In effetti, in questa maniera, è a portata di mano la possibilità di eliminare quasi completamente gli incidenti causati da errori umani.
È poi incredibile pensare che proprio un’azienda americana, nazione che ha creato l’economia di massa proprio a partire dall’industria dell’auto, stia creando una nuova maniera di intendere la mobilità su strada, affidandosi alla condivisione e all’acquisto collettivo del mezzo.

Ovviamente ci sono degli aspetti negativi: un’auto come questa non può vivere senza una connessione alla rete. Non può nemmeno offrire un riparo per la notte se si rimane intrappolati in una bufera di neve o chiusi fuori di casa. C’è poi il problema della responsabilità di fronte ai danni o agli incidenti. Se vogliamo ampliare il problema si potrebbero anche citare le leggi della robotica e le loro implicazioni/applicazioni.
C’è poi il problema della gestione, della manutenzione, degli apparati di funzionamento.
Molti sostengono che questi dispositivi attualmente non abbiano mercato ma siano solo una specie di gioco intellettuale per le aziende così ricche da potersi permettere di creare progetti visionari e senza applicazione diretta.

Ma quindi può davvero cambiare qualcosa?

Sì, ma non tanto per i cambiamenti alla viabilità, quanto più per il processo che sta alla radice della sua creazione. Google, al momento della sua nascita è stata sempre attenta a presentare più che altro un’immagine di azienda etica e non solo attenta al profitto (il famoso don’t be evil) ma anche e soprattutto agli utenti.
Nei vari anni di crescita però questa posizione si è variamente appannata in un mondo fatto di quotazioni in borsa, gestione della privacy e annunci a pagamento.
Tuttavia, l’inevitabile conseguenza del web 2.0 che Google ha contribuito a creare è stata proprio la necessità di tornare a investire sull’attenzione agli utenti non più come scelta etica ma come modello di business necessario per emergere.

Di conseguenza, per non rischiare di infilarsi nel vicolo cieco di un mercato (del web) che si auto-satura di soluzioni e rincorsa tecnologica, l’azienda di Mountain View ha effettuato la mossa più vecchia del mercato: ha differenziato la produzione e si è rivolta anche in un’altra direzione.
E, guardacaso, è tornata a mettere in atto quel sistema di risoluzione di problemi “umani” che è appunto così naturale e congeniale alla nostra specie.
Diciamocelo: è veramente possibile che riusciamo a far volare aerei, mandare persone nello spazio e abbiamo ancora automobili a combustibili fossili pericolose e insicure?
Google ha in definitiva messo in pratica quello che insegna ai webmaster quando spiega come farsi trovare dal motore di ricerca: lasciate perdere i trucchi per attirare traffico e far soldi, puntate sulla qualità e create contenuti utili per gli utenti.
Se Google stessa si è messa davvero a farlo in senso fisico…che sia l’inizio di un cambiamento radicale?

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Andrea Nale ne dice: l'uomo dalla troppa curiosità. All’inizio non sembra essere un problema: lo porta a scoprire sempre cose nuove, a iscriversi a filosofia, a provare nuove esperienze. Poi Fabio comincia tragicamente a chiedersi come si fanno certe cose e se saprebbe farle anche lui…e questo è l’inizio della fine. In breve si è ritrovato la casa piena di strumenti musicali, libri, progetti di falegnameria iniziati e mai finiti, disegni, pezzi di pc, vinili, racconti e libri di cucina. Nonostante tutto questo, continua a divertirsi. Si occupa di digitale e cultura perché in questo periodo gli piace così. Scrive Meta Tag.