Nei giorni scorsi, le celebrazioni dell’ottantesimo compleanno dell’ex Cavaliere sono infatti apparse come una sorta di prova tecnica del suo funerale.

Una delle cose che mi ha colpito maggiormente è stata la completa scissione tra il Silvio Berlusconi politico e il Silvio Berlusconi uomo: quasi completamente trascurato il primo aspetto – che, pesando su almeno vent’anni di storia italiana, avrebbe sicuramente meritato un minimo di approfondimento in più e, perché no, almeno un bilancio tracciato con la giusta distanzaci si è invece concentrati sulla sua vita privata.

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Proprio come si farebbe davanti a un personaggio celebre morto da poco, è partita quindi una beatificazione mediatica che ha completamente ignorato qualsiasi aspetto problematico, critico e negativo, lasciando invece spazio agli omaggi, ai ricordi, alle rivelazioni di fatti poco conosciuti del suo passato e alla riproposizione dei momenti simpatici – barzellette e battute in primis – che hanno visto protagonista Berlusconi.

Poco male se questo fosse avvenuto solo sui canali Mediaset, che per un giorno hanno interamente dedicato la programmazione a un enorme, incredibile atto di lecchinaggio a favore di Berlusconi. Fosse stato solo quello, potremmo semplicemente guardarci quell’assurda sequenza di auguri al presidente che hanno visto protagonisti Barbara Palombelli, Maria De Filippi, Toni Capuozzo e molti altri e ricordarci di quel passaggio dal “Discorso sulla servitù volontaria” di Étienne de La Boétie, quello in cui si legge: “Non basta che obbediscano, devono compiacerlo, devono darsi da fare, tormentarsi, ammazzarsi per occuparsi dei suoi affari; e inoltre devono godere del suo piacere, abbandonare i propri gusti per quelli del tiranno, forzare il proprio temperamento, spogliarsi della propria natura, stare sempre attenti alle parole, alla voce, ai segni e agli occhi: non devono avere occhio, piede, mano che non stia sempre in agguato per spiare i sui desideri e scoprire i suoi pensieri”.

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Il problema, piuttosto, è che la stessa operazione è stata fatta anche dai maggiori quotidiani italiani, quelli da cui ci si sarebbe aspettati almeno un pizzico di obiettività in più.

In questo modo, quella che ne esce, alla fine, è l’immagine falsata di un Berlusconi tenero vecchietto, che preferisce festeggiare la ricorrenza in famiglia; il Belrusconi grande presidente del Milan; il Berlusconi simpatico guascone a caccia di ragazze fin dalla giovinezza; il Berlusconi capace battutista. Di tutto il resto – del suo ruolo nell’aver reso questo Paese un posto peggiore – praticamente non c’è traccia.

Ed è per questo che dovrebbe, per prima cosa, preoccuparsi Berlusconi stesso: perché ne viene fuori come un politico ormai completamente disinnescato, senza più alcun peso. Voglio dire, già non fosse bastata la scelta di Parisi, fossi in lui valuterei anche questo piccolo segnale.

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Ed è per questo che mi preoccupo anch’io: e mi preoccupo dell’enorme capacità che abbiamo di dimenticare, di lasciar correre e di cancellare quello che certi personaggi hanno rappresentato e hanno fatto al nostro Paese. E non credo valga nemmeno una delle obiezioni che in questi giorni si sono sentite più spesso: “Be’, non che adesso si stia meglio”. Forse no, ma al problema non è, io credo, nel fatto che gli elettori di Forza Italia siano ora sostenitori di Renzi, o abbiano votato Matteo Salvini o i Cinque Stelle (a seconda della capacità di accedere a internet): il problema è – e resta – che Berlusconi ha rappresentato innegabilmente una macchia nella storia italiana che pensavamo incancellabile e che invece abbiamo già iniziato a dimenticare.

Il processo si completerà una volta che si celebrerà il vero funerale di Berlusconi (c’è chi dice che, nel suo mausoleo ad Arcore, abbia già previsto un sistema di ibernazione per essere riportato in vita in futuro: ciò non toglie, in ogni caso che, almeno tecnicamente, prima, dovrà morire): a quel punto al Berlusconi simpatico vecchietto, tombeur des femmes e grande esempio di self-made man all’italiana,  concederemo anche la possibilità di ricostruirsi completamente un’immagine politica. Diremo che è stato un protagonista della vita politica italiana, qualcuno tirerà fuori l’immagine del grande statista, i più audaci sfodereranno l’aggettivo controverso: e andremo così a completare il discorso iniziato qualche giorno fa, con il suo ottantesimo compleanno.

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Francesco Sabaini ne dice: Max fa il giornalista e, forse meglio, lo scrittore. Parallelamente svolge la professione di Grande Censore della Canoscenza sui social netuorcs, specialmente quando si lancia nei suoi strali di una lunghezza cosmica, che ti viene voglia di tagliarti la gola da solo prima della metà. Poi, quando ci bevi le birrette a Veronetta, mescola divinamente la succitata onniscenza con la classica attitudine veronese da bar. E tutto finisce al posto giusto. Uno che adora i Massimo Volume allo stesso modo dei Pantera, per dire. Scrive "Tumbleweed".