Passo spesso il mio tempo a guardare i video di Vimeo, in particolare gli Staff Picks, che consiglio a tutti, perché con i video che guardate poi anticipate i post de “il Post” e vi sentite anche più fighi. Bene, quasi un anno fa ho avuto l’occasione di vederne uno che mi è rimasto lì, come quella parmigiana di melanzane, e che per molto tempo è ritornato, si è riproposto, ripresentato; mi ha perseguitato diciamo, ma perseguitare ha un’accezione negativa mentre qui si parla solo di una cosa bella, ben fatta, ben pensata e ben realizzata.

Word Reference mi dice che glance significa occhiata, guardata; e non ci poteva essere miglior titolo per il soggetto che il collettivo Conkerco aveva per le mani. L’idea è semplice: lei, lui e un lampione. E, appunto, un’occhiata, che rimane però incerta nell’interpretazione, ma ci arriviamo.

Ormai ho preso l’abitudine di farcire i miei articoli con contenuto ulteriore che c’entra il giusto, ma mi permette di dare libero sfogo alle idee che nascono guardando un singolo video. Riguardando per la millesima volta Glance, mi è venuta in mente una frase di Bassi Maestro, sì, lui, che sintetizza un po’ il concetto che sta alla base di questa storia. Cosa succede se uno sguardo diventa qualcosa di più? Cosa succede quando ci lasciamo guidare dall’istinto e ci tuffiamo nell’ignoto rinunciando alle nostre sicurezze? Molti prima di loro ne hanno parlato, magari anche meglio, ma questi piccoli diavoli londinesi sono riusciti a racchiudere in poco meno di tre minuti tutto questo e molto di più. Glance significa anche deviare, e per me vuol dire che una piccola cosa, un gesto, un momento possono essere fatali e cambiare il corso delle cose, che quindi succedono o non succedono. Piccolo Bassi ce lo dice con le parole che ha, ma lo ascoltavo da giovane e non ho resistito – e siccome non mi ricordavo se fosse in una o nell’altra, le linko entrambe.

“non si può tenere tutto, nella vita sono scelte,

o rimani a casa o vai alle feste”

La questione dell’interpretazione rimane, e si può esplicitare anche in termini fisici. A mio parere i nostri protagonisti stanno tranquillamente passeggiando di notte da soli sotto una bella fila di lampioni e casualmente quando arrivano sotto quello rotto tutto si muove più lentamente. Quello che succede poi è tutto nella mente del regista, di chi guarda, di chi spia, di chi ha scritto la sceneggiatura, che ci porta con sè in un vortice di situazioni, vicende che potrebbero succedere tra loro. Come dicevamo, in fisica, grazie al buon vecchio Rankine, si chiama potenziale; e potenzialmente, ogni secondo della nostra vita è bello perché le cose potrebbero succedere. E qui c’è un bello spartiacque dato da come guardiamo il mondo. Alcuni dicono figata, in potenza ogni attimo è quello buono perché le cose succedono; altri, evidentemente meno adatti a spot di dentifrici, dicono occhio, perché per ogni cosa che succede tante altre sono state perse. Che fare? Ripassare la fisica dicono faccia bene.

Word Reference mi dà un ulteriore significato: accennare: come la musica che fa da sottofondo alla storia, come lo sguardo che si scambiano i due attori, lasciando chi guarda nell’incertezza e nella curiosità. Un accenno di vita, pochi capitoli di un libro ben più pesante da leggere, ma sufficiente per immergersi nella complicità di una coppia. Gioie, dolori, sudori; scampoli di esistenza.

Glance vuol dire riflettersi, e siccome le vite non sono perfette, quello che si nota, quello che le denota, sono le imperfezioni; imperfetto come il lampione teatro dell’incontro, che “inspiegabilmente” si ripete in quasi tutte le scene e che trema, come lui, come lei.

Imperfetto come un sistema fisico reale, dove spesso la posizione di massima energia potenziale è sì un punto di equilibrio ma talmente instabile che basta una piccola perturbazione per far sì che si consumi tutta e trasformi in energia cinetica, movimento e godimento.

Imperfetto come il finale di questo articolo, che si trascina senza meta e senza fine, fermo in coda nella corsia di chi cerca di risolvere qualcosa che risolvere non si può. E sì, ogni lasciata è persa, e io i bicchieri li vedo spesso mezzi vuoti, di recente rimango pure a casa e non vado alle feste, però non sono indifferente a quella sensazione che si sente dentro, quando ci si trova in quel momento in cui le cose stanno per succedere o non succedere. Che fare? Ce lo dice lui, anche se non insegna Fisica.

 

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Cecilia Pigozzi ne dice: Francesco Bonato per finta fa l’ingegnere civile, il dj della musica da situazioni, il baskettaro in serie D, il type designer. Francesco Bonato per davvero fa il videomaker, all’inizio lo faceva per finta anche quello ma poi alla fine è diventato vero. Scrive "Letterbox".