Ovvero: “Piccolo blu e piccolo giallo” sono vivi e lottano insieme a noi.

Ritirare una settantina di libri dalle scuole comunali perché “sono temi che non devono riguardare i bambini, materie da lasciare ai loro genitori, nella piena libertà di scelte degli adulti”. Questa la motivazione con cui il neo eletto sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, nelle scorse settimane, così come promesso in campagna elettorale, ha deciso di mettere al bando una serie di volumi dedicati ai più piccoli, colpevoli di contenere storie che – secondo il progetto varato dalla precedente amministrazione – avessero il compito di educare “alle differenze di genere, religione, nazionalità, culture”.

Nel mirino del primo cittadino soprattutto i “libri gender, genitore 1 e genitore 2” perché, come ha spiegato ancora lo stesso Brugnaro con una meravigliosa capriola di senso, “nessun bambino sarà discriminato o trattato diversamente. Nella loro casa potranno esserci papà 1 e papà 2, mamma 1 e mamma 2 e sarà certamente incoraggiata qualsiasi integrazione, ma va riconosciuta la maggioranza delle persone che hanno una mamma e un papà”.

Tralasciando il fatto che è piuttosto curioso che, per giustificare una scelta assolutamente arbitraria e calata dall’alto, ci si giustifichi dicendo che nessuno sarà discriminato e ci si appelli al concetto di maggioranza (la maggioranza dei genitori dei bambini delle scuole veneziane si è espressa contro questi libri? I genitori – visto che la materia è da lasciare a loro – sono stati interpellati?), tralasciando tutto questo, e tralasciando anche il fatto che sui tanti articoli presenti in internet relativi alla vicenda ci sia sempre il commento di Tizio che dice che “ci sono cose più importanti di cui occuparsi”, ne è nato un bel casino. La cosa, al povero Brugnaro, è sfuggita un po’ di mano e in pochi giorni sono stati organizzati incontri, una raccolta firme, e uno dei libri compresi nell’elenco – “Piccolo blu e piccolo giallo” di Leo Lionni, pubblicato nel 1959, la storia di due colori che si mischiano per creare il verde – è diventato un po’ il simbolo di questi nuovi libri pericolosissimi.

Tanto che Brugnaro è dovuto correre ai ripari e, l’8 luglio, ha pubblicato un post sul suo sito per cercare di rimediare, riuscendo, se possibile, a fare ancora peggio di quanto già fatto in precedenza, con un intervento che merita di essere riportato nella sua totalità:

“Denunciamo la polemica inerente quelli che sono stati definiti i libri sulla teoria gender. Ne è nata una speculazione culturale che non ci intimorisce. Non potendo avere una visione completa ed esaustiva della questione, si è preferito ritirare tutti i libri distribuiti dalla precedente Amministrazione in modo da poter verificare serenamente e con piena cognizione di causa quali siano, e soprattutto quali non siano, adatti a bambini in età prescolare. Il vizio di fondo è stata l’arroganza culturale con cui una visione personalistica della società è stata introdotta nei nidi e nelle scuole per l’infanzia unilateralmente, in forma scritta e senza chiedere niente a nessuno, in particolar modo alle famiglie. I genitori dei piccoli devono, invece, avere voce in capitolo su aspetti determinanti che riguardano l’educazione dei loro figli e non esserne aprioristicamente esclusi. E’ quindi nostra intenzione esaminare con cura e obiettività i testi, non distribuendo quelli inopportuni per i più piccoli, che pure restano liberamente consultabili da parte degli adulti nelle biblioteche. Molti libri, che trattano i temi legati alla discriminazione fisica, religiosa e razziale, sono notoriamente straordinari e verranno certamente ridistribuiti, come ad esempio le opere di Leo Lionni “Piccolo blu e piccolo giallo” e “Guizzino”. Le riserve riguardano, invece, alcuni testi come “Piccolo uovo” di Francesca Pardi o “Jean a deux mamans” di Ophelie Texier. Sarà un lavoro di analisi fatto con cura e attenzione, anche approfittando del periodo estivo e delle vacanze scolastiche, valutando quali siano le persone più adatte a questa selezione ed evitando, così, ulteriori diatribe e strumentalizzazioni di un argomento che, ad oggi, ha fatto anche troppo parlare di sé”.

 Un attimo, un attimo: solo a me non quadrano parecchie cose? “Non potendo avere una visione completa ed esaustiva della questione” dice Brugnaro: se ne deduce quindi che uno dei punti della sua campagna elettorale è stato in realtà costruito senza avere dettagli sufficienti per ragionare “serenamente” sulla questione. Per questo si è quindi preferito “ritirare tutti i libri”: il che, di per sé, costituisce una censura non solo arbitraria, ma anche preventiva.

E ancora: serve, secondo il sindaco, “verificare serenamente e con piena cognizione di causa quali siano, e soprattutto quali non siano, adatti a bambini in età prescolare”. Ma non dice, Brugnaro, chi saranno le persone che si prenderanno questo compito (“valutando le persone più adatte a questa selezione”, dice: ma chi valuta i valutatori di libri?). Dimenticando, tra l’altro, che sono libri per bambini, pubblicati in larga parte da case editrice specializzate in editoria per l’infanzia: si presume che questo passaggio sia già stato fatto, da qualcuno più competente e autorevole in materia rispetto a Brugnaro. E poi, la serenità e la “piena cognizione di causa” che verranno usate, saranno le stesse mostrate nel ritirare i libri prima ancora di averne un giudizio preciso?

Meravigliosa la frase “Il vizio di fondo è stata l’arroganza culturale con cui una visione personalistica della società è stata introdotta nei nidi e nelle scuole per l’infanzia unilateralmente, in forma scritta e senza chiedere niente a nessuno, in particolar modo alle famiglie”: soprattutto perché Brugnaro la rivolge, credo, contro quelli che chiamerebbe i “difensori del gender”, e non si accorge che può funzionare anche per sé stesso e per il suo gesto.

piccolo blu copertina

 Il fatto è che viene abbastanza naturale conoscendo Brugnaro e la sua appartenenza politica o muovendosi tra alcune sue dichiarazioni, capire cosa si stesse cercando di colpire davvero con questa bella trovata. Gli sforzi di giustificare il tutto come un presunto aiuto verso i genitori o come forma di rispetto della maggioranza rientra in quella sorta di razzismo pettinato con cui si mascherano, attraverso una facciata di simil-buon senso, anche le cose più turpi. Nella stessa modalità, sempre Brugnaro, chiede che a Venezia non arrivino altri migranti: “Non è una questione di razzismo” si giustifica, ricordando un po’ il Tizio che al bar se ne esce sempre con “Non sono io che sono razzista, sono loro che sono neri”.

Il fatto è che, questa volta, Brugnaro ha scelto un terreno piuttosto scivoloso: nel senso che la letteratura – quando è buona letteratura, è può esserlo sia in forma adulta che in forma da bambini – è sempre, almeno in minima parte, sovversiva: fosse anche solo per il fatto che impone di guardarsi dentro, riflettere, farsi domande, aprirsi al confronto. Favorendo anche – guarda un po’ – il dialogo tra i genitori e figli su determinati argomenti, cosa che, a quanto pare, a Brugnaro sta veramente a cuore. Ma aprirsi alle ragioni dell’altro vuol dire, anche, comprenderlo: e comprendendo le ragioni dell’altro si hanno in maniera quasi naturale meno nemici. Il che – presumo – rischia di portare via una larga parte di voti futuri a Brugnaro e gente come lui.

Resta poi il fatto che ogni buona storia è sempre costruita a strati di senso, e chiunque voglia trovarci altri significati, li troverà (Geppetto non sarà mica un padre single, vero?). Rimarrebbe da affidarsi allora alla vecchia divisione prevista da Oscar Wilde, per il quale “non esistono libri morali o immorali. I libri sono scritti bene o scritti male”. Ma, lo stesso, ammettendo che una apposita commissione presieduta da Brugnaro potesse decidere quali sono i libri scritti male, presumo che la storia rimarrebbe la stessa: per una questione di libertà, anche i libri scritti male hanno tutto il diritto di stare in una biblioteca (anche scolastica). Soprattutto, non esiste che qualcuno possa decidere di eliminarli con una scelta arbitraria e unilaterale.

Anche perché – diciamoci la verità – i libri scritti male, pur con tutti i loro difetti, riescono però a far brillare ancora di più i libri scritti bene (siano essi da adulti o per bambini – e forse per i libri scritti bene questa divisione nemmeno esiste).

È un po’ lo stesso meccanismo per cui – avendo visto ben altre persone all’opera e avendo ascoltato ben altro genere di discorsi – sappiamo ora dare anche il giusto peso alla trovata e alle parole di Brugnaro.

 

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Francesco Sabaini ne dice: Max fa il giornalista e, forse meglio, lo scrittore. Parallelamente svolge la professione di Grande Censore della Canoscenza sui social netuorcs, specialmente quando si lancia nei suoi strali di una lunghezza cosmica, che ti viene voglia di tagliarti la gola da solo prima della metà. Poi, quando ci bevi le birrette a Veronetta, mescola divinamente la succitata onniscenza con la classica attitudine veronese da bar. E tutto finisce al posto giusto. Uno che adora i Massimo Volume allo stesso modo dei Pantera, per dire. Scrive "Tumbleweed".