Anche se ci stiamo distruggendo con il surriscaldamento globale, c’è da ammettere, tristemente o meno,  che EXPO 2015 non poteva non avere come tema cibo e alimentazione. Non poteva. Nonseneparlanemmeno.

L’ultima decade é stata bombardata, dalla Clerici in poi, di programmi dedicati a cake design, cucina casalinga, sfide tra cuochi stellati e chi più ne ha più ne metta. Mancava solo un’esposizione universale.

Quindi niente, durante una spaghettata di mezzanotte, Oscar Farinetti e Joe Bastianich hanno imbastito l’expo. E sta per iniziare.

Il fatto però è che arrivata a questo punto posso dire che EXPO 2015 mi ha leggermente portata all’esasperazione. Io ad EXPO 2015 ci credevo. Quando ho saputo che non sarebbe stata un’orgia di finger food molecolare e pasta di zucchero colorata, ma che avrebbe affrontato temi legati all’alimentazione davvero  interessanti e rilevanti, ho intimamente gioito per il passo avanti che il vasto universo legato a cibo e cultura culinaria stava facendo rispetto all’aspetto patinato degli ultimi tempi.

Però poi è arrivata quella questione degli appalti, la polemica su sponsor e partner poco centrati con il tema (Coca Cola e McDonald’s per un tema che recita ‘nutrire il pianeta’ fa letteralmente rabbrividire, c’è poco da dire), fino alla tragedia recente di Manpower e la sua gestione disastrosa delle assunzioni per la manifestazione che ha letteralmente fatto insorgere il web, per non citare i fantomatici cantieri aperti. Sì, ancora.

Io volevo alienarmi  da tutta questa aura di negatività e lamentele, cosciente del fatto che manifestazioni di questo livello sono intrinsecamente impregnate di polemiche e nascono accompagnate da critiche, le quali, spesso e volentieri,  io per prima appoggio.  Quindi ogni piccola buona notizia era per me un balsamo. Mi sono accontentata di poco ma mi è bastato e qui vi spiego anche di cosa.

Ermanno Olmi tra gli ambasciatori

Quando ho appreso che il tema sarebbe stato ‘nutrire il pianeta, energia per la vita’ ho pensato immediatamente a “Terra Madre” di Ermanno Olmi. L’unico documentario che ad oggi è riuscito a commuovermi profondamente. Ho una scena piantata in testa, di quell’uomo che disegna la piantina del suo orto su un foglio di carta e che poi, scava nella terra con le mani per piantare l’aglio. Un uomo che sceglie di vivere in solitudine e in serenitá, nel rispetto della Madre che lo sta accogliendo, con la sapiente pazienza di chi ha scelto di nutrirsi consapevolmente di ció che questo pianeta sa generosamente donare.

Il parco della biodiversità

Noi non sappiamo una mazza di biodiversitá. Io per prima ho scoperto davvero cosa fosse e cosa significasse la biodiversitá a vent’anni.  Sono intimamente grata per questa scelta, perché la biodiversità è tra le poche cose che credo possa salvare e arricchire il nostro pianeta. Se non esiste una coscienza e una conoscenza dell’esistenza di ecosistemi ricchissimi di creature viventi, siano esse vegetali o animali, rischiamo non solo di condannare le generazioni future a un mondo sterile, realmente incapace di generare vita nuova e differenziata, ma anche di autocondannarci a un’alimentazione sempre più standardizzata, artificiale, limitata, con le conseguenze alle quali conduce, a livello fisico umano e di impatto ambientale. Riscoprire e preservare quindi, le due parole d’ordine.

Aggiungi un posto a tavola

Io sono una persona abbastanza buona e quindi, anche se controvoglia, faccio sedere tutti alla mia tavola. Non si nega un piatto fumante e cucinato con amore a nessuno. Nutrire, alimentare o semplicemente soddisfare il palato è una questione internazionale, interreligiosa e assolutamete estranea a qualsiasi tipo di barriera. Ad EXPO 2015 parteciperanno quasi 150 nazioni e questa è una risorsa. Solo per il potenziale scambio interculturale che può avvenire in questi sei mesi, vale la pena tentare e crederci. Molto più che in un mondiale di calcio o delle olimpiadi. Non esistono squadre, perchè niente disarma più del buon cibo. Soprattutto quando si ha fame.

È vero, hanno fatto un gran casino con questa esposizione.  Ho anch’io delle remore e Foody, la mascotte, è tra queste. Non si può vedere. Brutto da morire.

Continuo comunque a chiedermi: perché no? Perchè non credere nel potenziale buono di questa manifestazione?  Perchè non  scegliere di puntare sulla gigantesca funzione educativa di EXPO 2015? Nonostante tutto.

Nella speranza che in sei mesi qualcosa ci entri in testa e che qualcosa di  buono, per il bene di tutti, lasci il segno.

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Giacomo Mozzo ne dice: Caterina è sempre in grado di sorprenderti. Talvolta si annuncia per una birretta serale, ma non la vedi proprio arrivare. Altre volte promette una cena nella sua splendida casa, ma sul più bello salta tutto. Sarà che lavora troppo, sarà che è sempre in giro. Sarà che ha semplicemente troppi interessi da seguire, troppe amicizie internazionali da assecondare...Quando però avete la fortuna di passare del tempo con lei, rimarrete sorpresi pure dalla sua straordinaria carica di entusiasmo ed affetto, nonché estasiati da tutto ciò che, con amore e dedizione, è in grado di cucinare. Vi invito caldamente a seguirne i consigli culinari. Non ve ne pentirete. Mi ha insegnato che in cucina si può girare il mondo e navigare l'animo umano. Scrive It's a piece of cake.