Tre motivi per cui Giulia Innocenzi sta facendo centro. E qualche critica. 

Announo di Giulia Innocenzi è un bel programma, che ha le potenzialità per cambiare il giornalismo televisivo, e non, italiano. Ecco, confesso subito questa cosa, adesso vi spiego perché, secondo me, è così.

Avrei voluto qui fare la mia preziosissima e personalissima analisi delle elezioni europee; sono giorni che ci penso e mi vengono in mente soltanto cose che secondo me sono belle banalotte, e soprattutto già dette, quindi facciamo una bella cosa, parliamo di altro. E parliamo di come questo paese stia iniziando piano piano ad uscire da vent’anni di appiattimento e di morte civile, e secondo me – oh, esagererò – la Innocenzi e il suo programma sono parte di questo percorso.
Del programma io apprezzo praticamente tutto. Partiamo dal format, che secondo me è accattivante e azzeccato: l’idea di avere 20 ggggiovani in sala, secondo me, paga. Perché – senza voler essere, come dire, romantici – i giovani in qualche modo sono il futuro di questo paese o di questo mondo, e allora forse vale la pena sentire che cosa ne pensano riguardo le cose del mondo che andranno ad abitare (anche solo per dire: ammazza, se il futuro è questo, siamo messi bene). Certe scene fanno un po’ ridere, come i ragazzi sulle poltrone di legno che alzano la manina per parlare, ma il meccanismo funziona, e secondo me funziona perché scatta un rapporto fra pari: quello che abbiamo visto finora in Tv è il dibattito fra i politici che dicevano questo e quello, e a margine, i programmi più illuminati, chiamavano “il giovane” che diceva una cosa a caso, o comunque la sua opinione, e questa opinione veniva presentata come “l’opinione dei giovani” anche se tu, lì, chi cavolo sei, non mi rappresenti, che cavolo hai detto. Invece, ad Announo, ‘sto famoso giovane parla, dice qualcosa, dopo dieci minuti un altro ragazzetto della platea parla e dice: quello di prima ha detto una boiata. E si capisce in questo modo che l’universo giovanile italiano non è un blocco monolitico, non è una burla da prima serata.
Il secondo motivo per cui mi piace è che non è schizzinoso. Fra i giovani scelti da Giulia Innocenzi ci sta davvero la qualunque. Ci sta il mercante abusivo di calzini napoletani, la leghista odiosa, la ragazza militante fomentata di Forza Italia (che già, Giulia, ma quanto ci hai messo a trovarla?), ci sta lo spacciatore col cappelletto rapper, ci sta quello delle occupazioni abusive, ci sta quella di sinistra con stampato in faccia “Ciao sono una radical-chic”, ci sta il nero e l’albanese di seconda generazione italiana, ci sta il giovane mussulmano, ci sta lo startupper faccia pulita, ci sta quello di Casapound – ecco, volendo, la sua presenza per me è l’unica cosa su cui avrei riflettuto un po’ di più. È un programma che si riesce a mantenere reale, non artefatto: i giovani che parlano sono effettivamente i giovani del Paese, sono uno spaccato significativo, e sono convinto che per trovare questi ragazzi la Innocenzi e la redazione abbiano sudato parecchio.
Il terzo motivo per cui Announo mi piace è che è dissacrante. Allora, parliamoci chiaro e ripetiamo insieme: Carlo Giovanardi e Fedez a parlare di marijuana. Carlo Giovanardi – e Fedez, a parlare di marijuana la puntata dopo le elezioni europee. Dai, qualsiasi programma di approfondimento avrebbe continuato a menarla con Bruxelles, Beppe Grillo, Matteo Renzi, il Pd e i 5 Stelle e invece la Innocenzi parla di cannette con Giovanardi e Fedez. Sullo stesso piano, capito; e mi è piaciuto pure quando la Lorenzin si è andata a far insultare dai giovani perché “lapolitica-rubbano-tutti”. Announo è anche un modo per vedere i danni, belli grossi, che oramai in questo paese si sono belli che verificati. E questa, come dire, “ricercata” astrazione dal flusso media mainstream, questo voler parlare d’altro anche fuori tema, secondo me spiazza, e fa bene, perché anche Santoro-Travaglio-Dragoni, quando poi interrompono la puntata per i loro monologhi (saranno da contratto immagino) risultano fuori posto.
Una critica però c’è. Giulia, impara a tenere meglio il palco, nel senso: quando scatta il casino in studio, fai abbassare i microfoni. Si parla uno per volta. È difficile, questo paese ci ha diseducato al dialogo civile, devi essere un po’ più, come dire, poliziotta da studio. Per il resto, secondo me, Announo è qualcosa di destinato a rimanere. E questa è una buona notizia.
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Andrea Nale ne dice: 26 anni, metalmeccanico dell'informazione online. Speaker, autore radiofonico, educatore, capo scout, se volete discutere con lui allenatevi prima altrimenti non ne uscirete vivi, o ne uscirete cambiati. Nonostante tutte queste attività si definisce pigro ma conoscendolo non è proprio pigrizia, è che le cose vanno fatte tutte e anche di più ma tutte e anche di più a misura d'uomo - quale è - e di studente di "fatica applicata al diritto", che poi sarebbe la sua definizione di Giurisprudenza. Scrive "Frontiera".