Questo esperimento di scrittura, questo sito, è nato in una nebbiosa serata dell’inverno del 2013, in un piccolo bar di un piccolo paese del Veneto. Certo, da qualche settimana la mia testa stava già girando attorno alla tragica idea di investire in qualcosa di grosso il mio poco tempo libero; ma proprio e solo da quella sera, da quelle quattro persone, è iniziato il progetto Lungoibordi.

Molti mi hanno chiesto perché aprire un sito ora, ora che tutti hanno cose da scrivere e rovesciare sul web, ora che ci sono così tante parole da sembrare inutili. La risposta a questa domanda ha a che fare con il fatto che non parlo tanto, e chi mi conosce lo sa; un’amica una volta mi ha detto che so però fare le domande giuste.

Grazie a questa peculiarità, che ancora fatico a vedermi cucita addosso, le chiacchierate con gli amici mi hanno sempre fatto crescere e un giorno ho capito una cosa: la maggior parte delle persone che mi circondano è appassionata di cose interessantissime, perché le ha studiate o per semplice amore (o odio) della vita.

In un modo o nell’altro, Lungoibordi ha ribaltato quindi l’accezione negativa della parola overqualified. Da Enrico Pigozzi  che mi parla di tennis a Edoardo Mazza che sta facendo un dottorato in meteorologia a Berlino, tutti i componenti di Lungoibordi hanno cose precise e sincere da raccontare e ve le scrivono dalla loro prospettiva esistenziale, lungo – i – bordi.

Immaginate il sito come una chiacchierata produttiva, quelle chiacchierate che quando tornate a casa avete voglia raccontate: “Eh sì, lui che sa tutto di cinema, mi ha detto questa cosa fichissima, la sapevi?”.

Inutile ricordarlo, Lungoibordi non ci fa guadagnare soldi (per ora ho solo 5 euro avanzati dall’unica cena di Lungoibordi mai fatta), e spesso organizzare due uscite a settimana è complesso. Ma alcune cose ci fanno andare avanti: il fatto che leggendo tutti gli articoli del sito mi sono fatto una cultura immensa, il fatto che stiamo crescendo, e il fatto che persone sparse per l’Italia mi scrivono che siamo una grande cosa; per ultima una ragazza di Genova, che mi ha scritto che “si fida di noi”. Ecco, andiamo avanti perché in un anno e mezzo siamo riusciti a farvi fidare di noi.

Abbiamo lanciato una newsletter di Lungoibordi.

Potete iscrivervi qui, si chiamerà Altribordi e non sarà una vera newsletter ma un regalo per chiunque voglia accoglierlo: raccoglieremo tutti gli articoli del web che ci hanno interessato, che ci hanno formato e appassionato; li raccoglieremo, ve li introdurremo e ve li manderemo una volta al mese. É una sorta di ‘rassegna stampa’, la parola “newsletter” è molto fuorviante perché può fa pensare alle newsletter aziendali che puntano a portare la gente fuori dalla mail su qualche link integrato. In questo contesto, invece, quel che vi arriverà è concepito proprio come una specie di articolo/post/letter personalissima, molto colloquiale, nella quale l’importante sarà la mail stessa. Altribordi è una specie di ri-appropriazione della mail, che da iniziale strumento comunicativo interpersonale era progressivamente diventato perlopiù un modo per infastidire le persone nello spazio che in teoria dovrebbe essere ‘privato’. Se vi piace come scriviamo vi piacerà scoprire da dove veniamo, cosa ci ha fatto piacere leggere.

La newsletter sarà solo la prima delle nostre innovazioni: perché? Perché siamo partiti solo ora, ci siamo stabilizzati, abbiamo slacciato le cinture e da adesso in poi possiamo veramente confrontarci con noi stessi e dare il meglio a velocità di crociera, con articoli puntuali ed attuali, per farvi avere le parole che potranno forse aiutare in questo mondo.

P.S.: voglio ringraziare Alberto Frecina, che ha fatto il sito e lo sistema sempre, Nina De Rocco che non scrive ma organizza ed edita tutti gli articoli e Cecilia che oltre ad occuparsi di molti post di Facebook mi ha aiutato quella volta che ho pianto per Lungoibordi. Voglio ringraziare poi tutti quelli che strappano minuti alle loro giornate per farvi fidare di noi: Vale, Stefano Efeizee, Tommaso Caldarelli, Mattia Cacciatori, Federica Amato, Francesco Sabaini, Alberto Boscaini, Francesco Bonato, Cecilia Pigozzi, Fabio Masieri, Max Maestrello, Marco Russo, Caterina Lanza, Giacomo Mozzo, Edoardo Mazza, Silvia Colli ed Enrico Pigozzi.

Tutte le loro rubriche sono qui a destra dell’articolo, mi inchino ad ogni lettera che hanno usato.

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Max Maestrello ne dice: Andrea Nale, ovvero "Lo strano caso del dottor Nale e di Andrea ByMat". In un diario giovanile scrive: "Venni dunque gradualmente avvicinandomi a quella verità, la cui parziale scoperta m'ha poi condotto a un così tremendo naufragio: l'uomo non è veracemente uno, ma veracemente due". E infatti, miscelando varie erbe recuperate nei campi del paese natio, il dottor Nale, di giorno stimato filosofo e comunicatore, di notte si trasforma in Andrea ByMat, musicista dedito alle strofe in rima accompagnate da gesti strani delle mani. Rimane, a tenerlo in bilico tra le due identità, l'ossessione per le parole, siano esse scritte o dette su una base musicale. Prima che una delle due parti prenda il sopravvento / fonda "Lungoibordi", ed è contento. Scrive "Malgradotutto".