Nell’era della banda larga il doodle è il più grande tributo che si possa fare ad un grande personaggio del passato, e Google, il 21 Maggio scorso, ha scelto di celebrare la pressoché sconosciuta Mary Anning a 215 anni dalla nascita.

Mary Anning era una paleontologa, collezionista e venditrice di fossili, un po’ per passione, un po’ per motivi economici. Nacque nel 1799 a Lyme Regis, vicino a Plymouth, nel sud-est dell’Inghilterra, dove visse per 48 anni. Amava uscire nei dintorni di casa, lungo quella che ancora oggi è conosciuta come la “Jurassic Coast”, con il cane Tray e un martello da geologo, seguendo sicuramente più il proprio istinto che i canoni vittoriani riservati alle donne dell’epoca. Nonostante non le siano stati riconosciuti grandi meriti in vita (venivano considerati scopritori coloro che semplicemente compravano i fossili), la sua attività era rivoluzionaria, ogni suo ritrovamento uno sconvolgimento per la scienza e per le concezioni del tempo. Sotto il suo martello si delineavano forme sempre nuove, mostri inimmaginabili provenienti da un passato lontano. 

“È un coccodrillo!” “No, è un pesce!”, dicevano dell’ittiosauro, il pesce-lucertola da lei scoperto nel 1811. Nel 1820 trovò il primo plesiosauro, il rettile marino dal collo lungo, con (l’allora) record di 35 vertebre cervicali. Questo venne dapprima ritenuto un falso da Georges Cuvier, il più grande anatomista dell’epoca, che poi dovette ricredersi in seguito a un secondo ritrovamento nel 1823. E dello pterosauro, altra sua scoperta del 1828 (il primo fuori dalla Germania), si diceva che era un “mostro metà vampiro e metà beccaccia, con il becco dentato e il corpo da lucertola coperto di squame”. 

Mentre l’élite dei geologi e dei paleontologi inglesi, formata da personalità altisonanti quali Owen, Sir Edward Home, Buckland, Conybeare e De la Beche, si scatenavano a colpi di interpretazioni, lei restava in disparte. Privata di ogni merito ed esclusa da ogni diatriba, si preoccupava invece di identificare il punto successivo della scogliera che avrebbe colpito con il suo martello. 

Eppure Mary Anning dimostrò nel tempo di essere una grande scienziata, le cui osservazioni condussero alla corretta interpretazione di resti quali belemniti e coproliti.

I suoi ritrovamenti e le sue deduzioni confluirono nel Duria Antiquior, la prima rappresentazione di una scena preistorica basata su ricostruzioni di organismi estinti. Il quadro, del geologo Henry De la Beche, è apocalittico. In esso fanno bella mostra una quantità innumerevole di rettili mostruosi, mentre sono poche le specie paragonabili a quelle attuali; di mammiferi neanche l’ombra. Anche una normale convivenza sembra essere impossibile: ogni animale, con le fauci spalancate e mostrando lunghe file di denti, è infatti assiduamente impegnato a rincorrerne un altro. È un mondo completamente diverso, è l’età dei rettili e della lotta per l’esistenza; dell’Eden sono rimasti solo i racconti della Genesi.

Ormai il paradigma stava iniziando a cambiare e l’umanità prendeva coscienza poco a poco della diversità del passato e della profondità del tempo geologico.

Quella di Mary Anning è stata una vita breve, ma che ha gettato una grande luce sulla vastità della vita stessa.

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Anna Ambrosi ne dice: Alberto Boscaini come albero in un bosco. Innamorato della Pacha Mama al punto da dedicarle la vita e gli studi. Investigatore di pietre, mai soddisfatto dalle superficiali apparenze. Armato di martello e pazienza, rompe tutto per ricostruire il passato di tutti. Riempitosi gli occhi di forme più o meno attuali, rielabora ogni bellezza in parole raffinate e immagini adeguate. Per dissimulare la sua professionale serietà festeggia e si gode appassionatamente il cielo invernale di BCN. Scrive "Olocene".