I sociologi più esperti sanno che “folla” e “massa” sono due cose molte diverse, non sempre controllabili e capibili ma sicuramente entrambe fonte di nuove ricerche e teorie sociologico-comportamentali. Una folla di persone è – tendenzialmente – geometrica, in un certo senso: si muove per uno scopo comune e con fini chiari ed espliciti. Ma si sa, non tutti siamo uguali ed ognuno raggiunge il suo scopo a suo modo, generando una varietà d’azione piuttosto ampia e disomogenea. Una folla è declinabile in qualsiasi ambiente umano e pur non rendendocene conto molto spesso ne entriamo a far parte. Ci sono dei comportamenti comuni, delle specie di regole non dette, che ci permettono di adattarci e nel contempo godere delle situazioni. Vi siete mai chiesti perché al Palaghiaccio si gira sempre in senso antiorario? Provate a fare il contrario quando la pista è affollata, certo, mostrereste la vostra voglia di andare contro le regole generali imposte da quel tipo di società, ma vedrete poi come uscirete dalla pista (o come non uscirete)!

Nel nuoto si passa ad un livello avanzato, se nei palaghiaccio si pattina in una direzione precisa per inerzia, senza manco usare il cervello, nel nuoto il cervello bisogna usarlo eccome. La piscina è un luogo sociologicamente molto omogeneo, non esclude nessuno e tutti per un motivo o per un altro nella vita ci sono andati almeno una volta. Chi per l’idrobike, chi per il nuoto sprint, ogni persona entrando ha una routine in testa da mantenere ed eseguire. Ma, ahimè, non tutto è rose e fiori, e per mantenerla, soprattutto se si tratta di nuoto libero (cioè senza corsie riservate e istruttori pronti a salvarti), bisogna superare innumerevoli ostacoli. Ostacoli sì, come le file di boe che ti aiutano a non nuotare a zig zag per la piscina; ah se fosse solo quello il problema il nuoto libero sarebbe il paradiso degli idrofili, purtroppo però gli ostacoli che intendo io sono mobili eeee VIVENTI. Le tipologie di nuotatori che si possono trovare in una QUALSIASI piscina comunale che sia Milano o Timboctù sono variegate e comprendono diverse caratteristiche non solo di nuotata. Quelli che voglio descrivervi sono più o meno i classici tipi di nuotatori che a mio avviso si possono trovare più frequentemente, così da mettervi in guardia quando semmai un giorno vorrete indossare occhialini e cuffia e fingere di essere la Pellegrini per circa 20m di piscina.

1- LA LENTEZZA DICHIARATA: il primo caso che vi voglio descrivere è un classico delle acque clorate: “sono lento e non me ne vergogno”. Nuotatori di età maggiore di 30 anni, che vanno lenti, ma lenti, che quando passano non increspano neanche l’acqua, talmente lenti che vi addormentate solo a vederli partire, che oltre alla velocità schifosamente lenta hanno anche tutti i movimenti tendenti all’immobile. Tendenzialmente mantengono uno stile e una velocità costante, con respirazione ogni due bracciate, non sia mai che perdano il ritmo, in confronto il ritmo di una ninna nanna può risultare una mazurca. La cosa positiva è che sai già cosa faranno, insomma, son lenti ma almeno continui, puoi superarli, basta calcolare bene i tempi dei sorpassi, ovviamente solo quando ne hai solo uno in corsia: quando iniziano ad essere due, o ti adegui al lentume o cambi posto.

2- GGGIOVANE E INTRAPRENDENTE: molto spesso capita di vedere giovani sul piano vasca, ma oltre che dalla massa muscolare si può notare subito che non sono dei nuotatori abituali. Si fanno vedere in periodi dell’anno precisi, come Maggio e Giugno, quando ormai ci si inizia a svestire e serve un qualcosa da mostrare, non hanno il classico slip o boxerino aderente come tutti gli altri, ma ingombranti e pesanti pantaloni modaioli, coloratissimi mi raccomando, e magari anche con l’elastico delle mutande in vista. Si buttano a bomba in acqua creando un momentaneo tsunami che quasi affoga le vecchiette delle corsie vicine, e via, partono a nuotare come non ci fosse un domani. Arrivati a fine vasca si appendono ai galleggianti tutti felici per la vasca a manetta appena nuotata, ma poi notano che nessuno li applaude o si congratula per quell’enorme sforzo. Ne fanno un’altra e forse una terza, la quarta la fanno a cagnolino e decidono di fermarsi. Grazie ciao è stato bello, non si rifaranno più vedere.

3- I LEGITTIMATI: ci sono poi coloro che di vasche ne hanno fatte tante, ma tante, che se avessero preso un euro per ogni vasca fatta potrebbero tranquillamente comprarsi un’isola, con elicottero e villazza incorporata. Ma non per questo allora devono essere legittimati ad essere i dittatori della piscina, ti guardano già male se quando arrivano hai occupato la loro corsia preferita (di solito le centrali) e poi, dopo aver fatto un adeguato stretching entrano in acqua con la volontà di smerdarti. E ti smerdano davvero! Solo che tu non hai fatto nulla per far nascere in loro questa sfida ravvicinata. Non hai lanciato il guanto, non hai raccolto il guanto, non hai fiatato, non hai cambiato espressione nè detto parola. Hai fatto una sola cosa: TI SEI MESSO NELLA LORO CORSIA. Di solito sono ultraquarantenni ben in forma e con le idee chiare, e non ammettono che nessuno possa anche solo pensare di rallentarli: e allora vai di sorpassi millimetrici magari mentre stai già incrociando un altro innescando un’azione di pallanuoto più che una nuotata tranquilla: con il capo supremo della piscina che ride tra le bollicine, il superato che si deconcentra e beve mezza piscina e lo sfortunato che passava nell’altra direzione che rischia il collasso e nell’incertezza si ferma come un pampano in mezzo alla vasca.

4- AMICI DELLA TAVOLETTA: in alcuni rari casi avvengono anche dei veri e propri moti empatici in vasca. Ne è un esempio perfetto l’amico della tavoletta: sarà il giallo, sarà la forma, sarà la galleggiabilità che ti dà sicurezza ma da quando la prende in mano non riesce più a staccarsene. Vasche e vasche di tavoletta, rana, stile, di pancia, di schiena, va bene tutto. Due gambe degne di un ciclista da tour de France e sicuramente una pazienza infinita. Personalmente nella mia seppur breve esperienza natatoria ho avuto l’onore di assistere a due amici della tavoletta che hanno deciso di OCCUPARE un’intera corsia e parallelamente per ore e ore nuotare, che poi, nuotare, diciamo batolare sbattendo un po’ le gambine, chi a rana chi a stile, mi raccomando alternati che non si facciano male, avanti e indietro per la vasca come se andassero a far shopping.

5- SONO IN PISCINA SPENGO IL CERVELLO: questi sono i migliori: non sanno assolutamente cosa stanno facendo, una rana misto cagnolino, uno stile con gambe a delfino, ma soprattutto, SE NE FREGANO DI CHI NUOTA INTORNO. Potrebbe essere un’ottantenne con l’artrite e una cintura salvagente, come un facoltoso triatleta che si sta preparando per l’iron da 50 km in acque libere che tanto loro nuotano uguali. Non è che magari se hanno un razzo a propulsore che sta nuotando dietro di loro si fermano a fine vasca, non so, per farlo passare, così almeno non gli spezzano il ritmo, NO, loro vanno, con la lentezza dei lenti del punto uno ma NON DICHIARATA. Poi ogni tanto decidono di fare una vasca sprint, così, perché è bello andar veloce a caso, sballando tutto l’equilibrio già precario creatosi in quella corsia. “Io vado tanto gli altri fanno il loro ritmo” SI MA CICCIA NON È CHE TU SIA INVISIBILE! Di solito questa “specie” è rappresentata da donne over 25 in cerca di tonicità.

6- LOTTE FRIIS DEDICATED: Per chi non fosse esperto del panorama natatorio, Lotte Friis è una nuotatrice danese che si dedica soprattutto al mezzo fondo, ma è anche nota per la sua vistosa bracciata asimmetrica. Per carità, sarà pure efficace eh, ma credetemi, vista una volta non si scorda più. un mulinello con il braccio sinistro, ha bisogno di due corsie quella quando nuota. Ecco, i suoi seguaci non ci vanno molto distante, pensando giustamente che al loro passaggio tutti gli altri si debbano appiattire ai separini. Quando passa sbatte contro tutti, mani, gambe, addome, sbanda pure, creando un effetto pinball che di certo non rende noiosa la nuotata altrui: in pratica una nuotata con distrattori. Non si fanno vedere subito, rimangono nascosti finché dopo due o tre vasche (dipende dal fiato) iniziano a sbandare ed ecco che succede il patatrac: si dia inizio ai colpi a sorpresa.

7- DELFINO REALE: ci sono anche loro dentro, coloro che del nuoto ne fanno una passione tendente all’agonismo, che c’hanno due armadi Ikea come spalle e due polmoni che possono fungere da borse per la spesa settimanale. Sono anche bravi per carità, quelli che vogliono fare allenamenti extra vengono anche in momenti molto poco affollati, ma anche loro non si posso non citare tra le varie devianze natatorie che alimentano il disagio clorato delle piscine. Ok sei bravo, fatti le tue duemila vasche tutto d’un fiato e non farti vedere che muoio di invidia. Macché non farti vedere…va tutto bene finché non hanno la brillante idea di allenare il delfino. Ora, io capisco che sei un mistista, un delfinista, un farfallista, ma cacchio in una vasca da 25m con gente che a malapena sta a galla devi metterti ad allenarlo? A parte il fatto che per me il delfino dovrebbe essere abolito come stile, cioè insomma, gambe unite e fai le ondine?! Che mossa è? vorrei sapere il genio che se l’è inventato dov’è finito… E poi da quando in qua il delfino ha due pilastri da 30kg ciascuno che come due pale del Titanic crea dei micromaremoti mettendo a rischio la normale respirazione di tutte le persone in piscina? Poi, quando arriva, lo sanno tutti: INONDAZIONE MAGNITUDO 8.5.

Per carità mai più delfino, e la presenza di una qualsiasi altra forma di vita in quella corsia è fuori discussione ovviamente. Si sa, gli stereotipi sono una scorciatoia conoscitiva, alcune volte io stesso classifico un nuotatore come un tipo e poco dopo scopro che ha alcuni tratti di uno e altri di un altro, ma l’importante è farsene una ragione e sapere che in realtà anche tu sei uno di loro. E tu? che “specie” sei?

NOTE:

Immagine presa da: http://www.iunat.iupui.edu/

 

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Francesco Bonato ne dice: l’anagrafe dice che è il più giovane della truppa, la truppa dice che l’anagrafe non conta. Di nome Enrico, poi il cognome è tutto un programma: “once a Pigozzi, always a Pigozzi” e se non sapete cosa intendo vi do un indizio, si misura in decibel. Scout, pallavolista, scienziato sociale, passa il tempo con musica e serie tv, ma il suo vero amore sono le grandi manifestazioni sportive. Esperto di strambe curiosità di contorno di cui nessuno pare occuparsi, ti racconta che la lanciatrice di stone canadese, quando non compete per una medaglia a curling, fa la bidella in una scuola di Montréal, Québec. Bevendo un aperitivo analcolico e sfogliando la gazzetta, rigorosamente partendo dalla fine, si sofferma sulla pagina del tennis e inizia il viaggio: finale di Wimbledon, prato verde, fragole con la panna. Scrive "Corsia Centrale"