di Andrea Nale & Francesco Bonato, rubriche Malgradotutto & Letterbox.

Francesco qualche giorno fa mi ha passato questi video frutto del suo digging mensile. Non sapendo nulla di tecnicamente rilevante da scrivere, e fidandomi soltanto delle immagini, ho tracciato una guida alla visione, un percorso di tre video che, a mio avviso, parlano dell’essenza della natura umana.

Quando parlo di “deviazioni” ho in mente l’acqua, metafora del puro scorrere della vita e del tempo dai greci al Giappone, ho in mente la marea che risale e un fiume che torna lentamente in piena. Quando l’acqua cresce, quando l’acqua ritorna, sembra come un grosso calamaro che si fa  strada con i tentacoli che si insinuano in tutte le fessure, trovando senza sosta la strada giusta. La visione di un flusso d’acqua che cresce dove prima la strada era secca è quella di puro slancio, di potenza di riempimento, potenza di intrufolarsi in tutti i buchi che trova, con il solo scopo di andare avanti.

È potente l’acqua, prepotente nel proseguire, come luce dalle fessure di una porta:

Primavera non bussa,

lei entra sicura.

(Fabrizio De André – Un chimico)

 

I video che mi ha passato Francesco testimoniano quella stessa potenza, la prepotenza della vita umana nel perseguire incondizionatamente il proprio desiderio. Il desiderio di vivere, come un feto che lotta, e il desiderio di diventare creazione con il mucchietto di possibilità che si hanno.

Non è un caso forse che il primo video sia di Nike, lo slogan “JUST DO IT” voglio associarlo all’acqua, che quando trova una barriera, una diga, cambia strada immediatamente e prosegue allo stesso modo. Un uomo che perde le gambe e continua a correre è farsi acqua che scorre, ma non nel senso temporale o fisico: nel senso esistenziale del proprio desiderio.

Arrivi ad un punto in cui qualunque cosa accada o ti “esaurisci o ti esaudisci” (cit. Dargen D’Amico), e il video è pura espressione di un corpo che si esaudisce malgradotutto.

Nel video non c’è musica, si sente solamente il corpo che respira, che sbatte, in affanno e in tensione. Non c’è nulla di eroico in quel video, nulla di smelenso, sudore e dolore.

Il video è diviso in due parti come Arancia Meccanica e Full Metal Jacket, e se come dice Alex, di Arancia Meccanica, “i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo” in questo video sono i rumori che rendono estremamente reale il corpo, che ti fanno precipitare in esso. Sembra di addormentarsi sulla pancia di qualcuno e sentirne i flussi, gli orifizi.

Ma il desiderio non si raggiunge mai, è la strada quella che conta, dicono tutti no? Ecco, la cosa più potente del video, secondo me, è l’assenza del colore delle scarpe. Scarpe senza gambe, come niente fosse, ma scarpe in bianco e nero, rimango ad aspettare che quelle scarpe diventino rosse come la bambina di Spielberg in Schindler’s List, ma quelle scarpe per fortuna rosse non lo diventeranno mai.

Ma quella della persona mutilata che riesce a risorgere e rialzarsi è una storia già sentita e troppo retorica, vero?

Guardate cosa si sono inventati i finlandesi per pubblicizzare la loro vodka.

Infinite storie di deviazioni, vite che da una stessa terra, da uno stesso percorso, da una stessa cultura hanno scavalcato le mille dighe che l’esistenza ci mette di fronte e hanno preso strade incredibili. E vedete costruttori di macchine assurde, persone che vivono con gli orsi, campioni di basket in carrozzina, danzatori di funerali (!). Tutto preso dalla stessa materia e tutto trasformatosi in puro slancio vitale, il mondo è piccolo, ma le persone ne fanno la cosa più grande che possa esserci.

Chi mi conosce sa che odio la mediocrità, la mediocrità quotidiana, un po’ perché ci sono dentro fino al collo e un po’ per il retroterra culturale da dove vengo. Ho voglia e bisogno di potenza, e guardando queste vite le vorrei vivere tutte.

Questo video racconta in modo potente il rapporto dell’uomo con la tecnologia, e lo fa con un montaggio straordinario, uno smartphone, una voce, un climax.

Cosa c’entra con lo slancio, con le deviazioni? Molto, l’uomo è da sempre rivolto verso il cielo e rivolto verso il microscopico, la scienza è espressione della natura umana che non si accontenta di “stare”, come la poesia, come la metafisica. La tecnologia di conseguenza, con tutti i pericoli che già Dante con il suo Ulisse ci pone di fronte, la tecnologia, dicevo, è pura espressione della natura umana. Pura espressione del desiderio, umano, di farsi strada, di vivere per qualcosa.

Il movimento muscolare che ci fa alzare lo sguardo al cielo è naturale quanto la tecnica per inventare i razzi per arrivarci, al cielo. Dobbiamo cercare di fare pace, con la tecnologia, e pensarne alla potenza sprigionata quando è tecnologia buona.

In questo percorso, che Francesco mi ha donato, è la tecnologia l’apice. L’essere umano è fatto per cambiare direzione ad ogni oceano raggiunto e continuare a correre, come Forrest Gump. Non pensate a diventare qualcuno, l’essere umano è fatto per essere un perenne diventare, un perenne d’inventare.

Come in quest’ultimo video, fuori programma, che racconta la storia di un ragazzo capace di entrare nella squadra rwandese di ciclismo.

 

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Max Maestrello ne dice: Andrea Nale, ovvero "Lo strano caso del dottor Nale e di Andrea ByMat". In un diario giovanile scrive: "Venni dunque gradualmente avvicinandomi a quella verità, la cui parziale scoperta m'ha poi condotto a un così tremendo naufragio: l'uomo non è veracemente uno, ma veracemente due". E infatti, miscelando varie erbe recuperate nei campi del paese natio, il dottor Nale, di giorno stimato filosofo e comunicatore, di notte si trasforma in Andrea ByMat, musicista dedito alle strofe in rima accompagnate da gesti strani delle mani. Rimane, a tenerlo in bilico tra le due identità, l'ossessione per le parole, siano esse scritte o dette su una base musicale. Prima che una delle due parti prenda il sopravvento / fonda "Lungoibordi", ed è contento. Scrive "Malgradotutto".