Un viaggio in tre tappe nella crisi della Capitale che ha portato alla cacciata del sindaco-chirurgo: una città, un partito, un uomo. 

Ignazio Marino ha cessato di essere il sindaco di Roma circa 10 giorni fa, alle 18 del 31 ottobre 2015. Ero davanti alla porticina laterale degli uffici del Campidoglio da cui, alla spicciolata, stavano uscendo i consiglieri comunali che avevano partecipato alla “defenestrazione” del primo cittadino; in massima parte erano esponenti della sua maggioranza.

Ignazio Marino e il Campidoglio sono stati, negli ultimi due anni, prima un impegno personale, e successivamente, un bellissimo lavoro a tempo pieno, che mi ha portato in giro per la città, che mi ha fatto incontrare storie, racconti, punti di vista, chiavi di lettura di una realtà complessa, bellissima, affascinante; paurosa, intricata, imponente. Un percorso che ho provato a raccontare, qui, in tre parole: una città, un partito, un uomo.

Tre parole, tre puntate, tre articoli: uno al giorno, a partire da oggi, su Lungoibordi.

1) Una città

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Fu anche divertente; il mio mestiere, per fortuna, quasi sempre lo è. Allora diciamo che fu quasi comico. Fra noi, e una riunione a porte chiuse dei consiglieri di uno dei partiti che sostenevano il sindaco di Roma Ignazio Marino, c’era un sottile muro, tipo quelli dei prefabbricati. Al di qua dal muro, noi, giornalisti di agenzia e di varia altra umanità a cercare di ascoltare quel che si dicevano i consiglieri; non avevamo il bicchiere all’orecchio, solo perché non avevamo il bicchiere. Si era al tempo del primo tentativo di far saltare il sindaco dalla poltrona del Campidoglio, la Panda rossa e altre amenità, ancora non c’era Mafia Capitale, ancora non erano arrivate le manette. Dall’altra parte del muro, si parlava già di sfiducia, elezioni, voto. Che si muovesse questo, che la pentola bollisse, si sapeva, e non è quello che mi colpì.

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2) Un partito

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Chiedere ai consiglieri, agli esponenti, del Partito Democratico in consiglio comunale, quale sia stato il motivo, il motivo concreto per cui Ignazio Marino sia stato mandato a casa restituisce una, e una sola risposta: “Non ci ha ascoltato, non ha costruito il rapporto con noi, con il gruppo, con i suoi eletti, e quindi con una parte importante della città”. La cosa più tragica, lancinante, e dolorosa di questa risposta, è che è totalmente esatta, ragionevole e puntuale, precisa nell’analisi delle condizioni date.

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3) Un uomo

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Terza elementare? Quarta forse. Boh. Pizzeria, festa di compleanno di quelle terribili, dài, terribili proprio; due regali: uno, collettivo, da vari compagni di classe, una giacca. E una maglietta: un regalo a parte, solo da alcuni. Una maglietta che ho ancora, una Parole di Cotone (erano fantastiche, dovrebbero rifarle). Girava intorno a una frase di Napoleone: un pianeta celeste su sfondo blu, un omino giallo quasi fuso a metà col mare su cui stava in piedi. “Gli uomini”, diceva, “sono rari”. Mi è tornata in mente scrivendo.

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Tutte le immagini: Flickr / Creative Commons

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Andrea Nale ne dice: 26 anni, metalmeccanico dell'informazione online. Speaker, autore radiofonico, educatore, capo scout, se volete discutere con lui allenatevi prima altrimenti non ne uscirete vivi, o ne uscirete cambiati. Nonostante tutte queste attività si definisce pigro ma conoscendolo non è proprio pigrizia, è che le cose vanno fatte tutte e anche di più ma tutte e anche di più a misura d'uomo - quale è - e di studente di "fatica applicata al diritto", che poi sarebbe la sua definizione di Giurisprudenza. Scrive "Frontiera".