Dopo i fatti di Colonia le “nostre donne” sono state usate come arma contro l’Islam, in difesa della razza e dell’Europa. Vorrei chiedervi scusa per questo, amiche, e per ogni altra violenza originata dal rigurgito patriarcale, dalla religione cristiana, dal mondo occidentale o islamico che sia. Scusate.

 

Amiche,

vorrei chiedervi scusa una volta per tutte, da uomo. Scusatemi per tutte le volte in cui vi abbiamo giudicato per come vi siete vestite, per quelle volte in cui eravate troppo eleganti, troppo poco eleganti, troppo svestite, troppo succinte, troppo volgari. Per tutte le volte in cui abbiamo usato la parola troppo. Scusate per le volte in cui i vostri amici, o vostra madre, o le altre donne, vi dicono che siete troppo grasse, che non state bene così come siete, che dovreste sistemare una certa zona del corpo, che dovreste smetterla di mangiare schifezze. Scusate anche, e soprattutto, per quando invece non vi ho prese sul serio quando mi dicevate che vi sentivate grasse, che il vostro corpo non vi piaceva.

Vorrei chiedervi scusa per quando facciamo una battuta di troppo, per quando poi vi prendiamo in giro perché per quella battuta magari ve la prendete, per quando non riconosciamo il confine tra libertà, emancipazione e violenza. Scusate per quando vi diciamo che non è il caso di uscire di notte da sole, di bere, di lasciarvi andare.

Vorrei chiedervi scusa per quando vi abbiamo considerate vittime indifese, schiave di un sistema che opprime la vostra innocenza da principessine innocue e stupide; scusate per quando non abbiamo capito che se a quindici anni avete voglia di andare a letto con chiunque vogliate è perché è bello.

Scusate se parole come troia e puttana sono diventate insulti.

Scusate se dalle elementari vi raccomandano di stare in casa quando è in casa che avviene la maggior parte delle violenze. Scusate se vi abbiamo messo paura dell’estraneo, dovreste invece avere paura dei vostri padri, dei fratelli, dei fidanzati e degli ex-fidanzati.

Tuttavia, amiche, c’è chi deve chiedervi scusa più di me, e voglio scusarmi anche a nome loro.

Scusate se molti medici fanno ancora obiezione di coscienza, scusate se ancora oggi nel 2016 dovete lottare per il diritto all’aborto. Scusate se dovete ancora spiegare a qualcuno che finché il corpo apparterrà a qualsiasi ideologia, a qualsiasi religione, sarà soltanto nazismo, perché nell’incontro tra quell’ideologia e il vostro corpo si nasconde, latente, lo stesso seme che ha dato vita all’olocausto.

Scusate, se esiste una religione estesa a forza politica italiana che parla di come dovreste gestire il vostro corpo, in generale. Scusate se il ministro dell’interno Alfano nei giorni scorsi ha definito la maternità surrogata simile allo stupro. 

Scusate perché il peccato di fondo di ogni donna è quello di avere un corpo, e sul corpo si gioca la battaglia che dovrete combattere.

Ma più di tutto, oggi, vorrei chiedervi scusa perché, per macabro gioco, la destra italiana vi sta usando speculando sulle molestie di Colonia per affermare la superiorità dell’uomo bianco eterosessuale, ossia l’origine di ogni violenza occidentale su animali, donne, transessuali, omosessuali, corpi e ambiente.

 

Sui fatti di Colonia, su quelle molestie di piazza, ancora la polizia sta indagando, ci saranno dei colpevoli, ci sono degli indagati, ci sarà un processo. Lo sforzo da fare tutti è ripudiare notizie di questo tipo: non è stato uno stupro, ad esempio. Le persone che postano una notizia di questo tipo sono le stesse che danno della “culona” alla Merkel, che danno della troia alla Boldrini o non fanno altro che pubblicare articoli a sfondo sessuale sulla Boschi:

 

Gli stessi che oggi al bar difenderanno voi donne dall’attacco degli immigrati, fino a ieri, e continueranno domani, li troverete a pregare che vengano stuprate le donne di quelli che “difendono questi immigrati” (“così poi sì che capirebbero!”), gli stessi tedeschi che ora si indignano li potete trovare a palpare le cameriere dell’Oktoberfest a Monaco.

Chi oggi è pronto a prendere il fucile per cacciare lo straniero in difesa dei vostri corpi è lo stesso che vorrebbe tenervi tra quattro mura, difese, pronte a cucinare e libere di figliare. La difesa delle donne da parte degli uomini, da parte dei padri, è sempre stata sinonimo di ulteriore segregazione e sessismo.

Non voglio minimizzare per questo il problema di fondo di culture tanto diverse che si stanno mescolando per la prima volta in modo così radicale, c’è chi sta tentando di affrontare il problema, infatti. La multiculturalità è un percorso in salita, ma è un percorso che nel bene e nel male, volenti o nolenti, non possiamo non intraprendere, fermarlo sarebbe come tentare di fermare il vento. Non voglio, inoltre, sottovalutare il fatto che la maggior parte dei molestatori di Colonia fossero migranti: in ambienti culturali dettati dal disagio economico, in culture lontane dalla nostra, il patriarcato ha trovato linfa vitale ed è entrato di nuovo in Europa sotto forme che non conoscevamo.

Se ho dovuto fare una pagina di scuse a voi, ragazze, significa però che le violenze di quella notte a Colonia sono soltanto la punta di un iceberg di una società che dovete e dobbiamo tutti combattere. Significa che i migranti vengono sì da una situazione culturale diversa nei confronti delle donne, ma che dobbiamo guardare a cosa siamo in grado di proporre noi a loro, e alla convivenza. Perché se le mie scuse sono durate una pagina, quello che i migranti possono “apprendere” e “apprezzare” da noi è ben poco.

Come possiamo, noi uomini e donne occidentali, fare in modo di essere un’alternativa? In Italia nel 2014 ci sono state 152 donne uccise per mano degli uomini, di cui 117 uccise all’interno della famigliacome possiamo pensare che la via per la vostra salvezza possa passare dagli uomini occidentali?

Tutte le cause di molestie che hanno portato me oggi a scusarmi sono terreno fertile in cui altre culture possono instillarsi per creare altro male. Dobbiamo essere tutti quanti portatori di valori e parole diverse.

Quindi scusatemi, amiche, perché oggi il vostro corpo è diventato un’arma contro di voi, a favore della purezza del maschio, della purezza della razza. E se questo è quello che possiamo offrire alle altre culture significa che finiremo per vivere in un mondo servile e volgare; troviamo dell’altro, forza.

Buona lotta, amiche.

 

P.S.: ti piacerebbe avere una corrispondenza con un funambolo? Lungoibordi ti scrive una lettera ogni mese con una selezione di storie, video, siti che avresti sempre voluto vedere. Iscriviti su: http://tinyletter.com/Altribordi

Licenza Creative Commons
lungoibordi.it dilungoibordi.it è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at http://www.lungoibordi.it.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso http://www.lungoibordi.it.

 

CONDIVIDI
Articolo precedenteUn salto a Innsbruck
Articolo successivoMigranti
Max Maestrello ne dice: Andrea Nale, ovvero "Lo strano caso del dottor Nale e di Andrea ByMat". In un diario giovanile scrive: "Venni dunque gradualmente avvicinandomi a quella verità, la cui parziale scoperta m'ha poi condotto a un così tremendo naufragio: l'uomo non è veracemente uno, ma veracemente due". E infatti, miscelando varie erbe recuperate nei campi del paese natio, il dottor Nale, di giorno stimato filosofo e comunicatore, di notte si trasforma in Andrea ByMat, musicista dedito alle strofe in rima accompagnate da gesti strani delle mani. Rimane, a tenerlo in bilico tra le due identità, l'ossessione per le parole, siano esse scritte o dette su una base musicale. Prima che una delle due parti prenda il sopravvento / fonda "Lungoibordi", ed è contento. Scrive "Malgradotutto".