Pochi giorni fa il Tribunale speciale di New Delhi ha rinviato la nuovamente la decisione sui Marò italiani, posticipando la nuova udienza al prossimo 7 luglio. Come al solito – come avviene da quasi tre anni – un certo mondo politico italiano si è scandalizzato e ha protestato.

A rappresentanza di tutte le dichiarazioni rilasciate, esemplare è quella del senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri: “È scandaloso il silenzio del governo italiano di fronte alle ultime notizie sui nostri marò. La Cancelleria della Suprema Corte indiana ha rimandato il caso in Aula. Si prende, quindi, ancora tempo mentre Renzi, Gentiloni, Pinotti e Minniti ci hanno illuso raccontandoci frottole. (…)Bisognava denunciare l’India per il suo atto di banditismo di fronte alla comunità internazionale e non è stato fatto. Il governo resta inerte. Chiediamo che il Capo dello Stato, che ha da subito preso a cuore la vicenda dei nostri militari, si faccia sentire forte e chiaro e chieda conto al governo su cosa sta facendo per risolvere il dramma dei nostri fucilieri detenuti ingiustamente”.

Ho definito la dichiarazione di Gasparri esemplare perché in poche righe mi pare condensare al meglio i motivi per i quali questa vicenda è riuscita a restare viva e a scatenare una serie di reazioni-fotocopia anche a distanza di lungo tempo, nonostante l’attenzione su questo tipo di episodi filtrati attraverso i media e i social sia spesso molto bassa, o il sentimento e la percezione di essi sia destinato a cambiare e mutare nel giro di  pochi giorni (basti pensare alla velocità con cui da essere tutti Charlie siamo passati ad essere tutti Charlie, però…).

Nella dichiarazione di Gasparri, dicevo, si trovano alcune parole-spia che dimostrano come il caso Marò sia stato contaminato con una serie di altre percezioni che quasi normalmente associamo alla figura dei due fucilieri. Intanto, il dire sempre i nostri Marò, esprimendo una sorta di appartenenza e di vicinanza con loro. Tralasciando il fatto che ci potrebbero anche essere degli antimilitaristi e dei pacifisti in giro per i quali il nostri suona assai male, è un po’ il raccontarsi la favola dell’italiano buono, che se ne va in giro per il mondo a fare del bene, e resta dalla parte del giusto anche quando – per puro caso, s’intende – uccide due pescatori.

lungoibordi - cinquanta sfumature di due marò

Scandaloso è un aggettivo associato spesso all’intera vicenda (che si accompagna sempre bene al Vergogna! che funziona molto sui social), ed è curioso che Gasparri, in questo caso l’abbia messo accanto a silenzio: tutto si può dire, sul caso Marò, fuorché che ci sia stato silenzio (del governo e dei media). Ma il silenzio è un buon modo per buttare lì l’idea del complotto (“ci hanno illuso raccontandoci frottole” dice infatti Gasparri – clicca qui per scoprire come il governo ti racconta frottole!) e, quindi, per concludere con certezza che i nostri fucilieri siano detenuti ingiustamente. In tutto questo, c’è anche la fortuna di trovarci a doverci confrontare con un atto di banditismo compiuto da un Paese abbastanza lontano e che possiamo considerare abbastanza terzo mondo. D’altronde, ricordiamoci sempre che siamo gli italiani buoni che se ne vanno in giro per il globo a portare il bene, e che in questo modo possiamo saltare a piè pari qualsiasi commento o informazione su quello che hanno fatto i due Marò.

Così, carica di questi significati aggiuntivi (che fanno leva su un bel po’ di paccottiglia fascistoide – dal patriottismo, alla figura per forza retta e illuminata del militare, per finire con una spruzzatina di echi imperialisti), la figura dei due Marò diventa un lasciapassare buono per qualsiasi occasione, da utilizzare come jolly in qualsiasi contesto, contro o pro qualcosa. Basta fare un giro su qualche pagina di facebook, o scorrere alcune notizie al limite del ridicolo: la contromanifestazione nella giornata della festa della donna ad Imola, per esempio, o le proteste durante la Giornata Nazionale della Repubblica dell’India, alle quali ha ovviamente partecipato anche Ignazio La Russa. L’unica a cui sembra essere andata male è proprio Giulia Latorre, figlia di uno dei due militari: l’idea di entrare al Grande Fratello per “aiutare suo padre” e “tenere i riflettori accesi sulla vicenda” non è piaciuta troppo nemmeno al popolo del web (e ce ne vuole).

Così, in questo enorme calderone in cui tutto può succedere perché ci siamo già convinti di chi siano i buoni e chi i cattivi, usando il grande lasciapassare firmato Latorre e Girone, può capitare che alcuni volti noti italiani – da Paolo Berlusconi a Renato Pozzetto, passando per Umberto Smaila (proprio lui, quello di Colpo Grosso – cin cin!)  – abbiano partecipato alla manifestazione “Guardare il mondo con gli occhi di Gandhi”, organizzata dalla Regione Lombardia per “richiamare l’attenzione sulla vicenda dei Marò”. E, nonostante si siano fatti fotografare con gli occhiali del Mahatma addosso per questa pregevole campagna, sembra proprio che non siano riusciti a vedere il fatto che, forse, Gandhi, da pacifista e non violento, non avrebbe voluto essere associato alla vicenda (Hei, Umberto, per la prossima foto che metti su facebook ti consiglio questa frase: “Ci sono cose per cui sono disposto a morire, ma non ce ne è nessuna per cui sarei disposto ad uccidere” – l’ha detta Gandhi, però, non i due pescatori, giocatela bene) e che uno dei simboli non violenti per eccellenza sia proprio un fucile spezzato.

Ma, si sa, Latorre e Girone non sono fucilieri: sono i nostri due marò.

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Francesco Sabaini ne dice: Max fa il giornalista e, forse meglio, lo scrittore. Parallelamente svolge la professione di Grande Censore della Canoscenza sui social netuorcs, specialmente quando si lancia nei suoi strali di una lunghezza cosmica, che ti viene voglia di tagliarti la gola da solo prima della metà. Poi, quando ci bevi le birrette a Veronetta, mescola divinamente la succitata onniscenza con la classica attitudine veronese da bar. E tutto finisce al posto giusto. Uno che adora i Massimo Volume allo stesso modo dei Pantera, per dire. Scrive "Tumbleweed".