C’è un incrocio desolato della bassa veronese che mi porta a casa. È un incrocio come tanti che si affaccia sul niente, campi, case un po’più in là, fabbriche un po’più in qua.

È sempre nei posti così che si fanno gli incontri più inaspettati.

A quell’incrocio ho incontrato per la prima volta Cibo.

Cibo si firma con un circolo che abbraccia il suo nome. Come in tutte le cose, da sempre, le forme circolari sono quelle che meglio trasmettono una sensazione di benessere. Le rotondità, senza spigoli, angoli, sorprese, nell’essere umano instillano questo senso di protezione, di tranquillità. Sarà per quello che tutti mi riconoscono un innato istinto materno, pur non avendo (nè progettando) figli.

Si è manifestato sotto forma di una street art pulita, quasi semplice, di forte impatto visivo. È strano come i graffiti che hanno una missione si riconoscano subito da quelli che sono fini a loro stessi. Eppure parliamo di una salsiccia su una casa diroccata.

A voi la pagina Facebook per capire di cosa parliamo.

Partiamo da un presupposto, io amo la street art. La street art è una cosa che va fatta con intelligenza però. Una cosa che eleva e non degrada gli ambienti.

Vi racconterei del mio incontro con Eyelab Design e di come mi ha cambiato una giornata quando ho visto che dalla sera alla mattina il muro grigio della strada principale del mio quartiere aveva cominciato a prendere colore.

Ma questa è un’altra storia.

Cibo però è qualcosa di diverso. Lui disegna un po’tutto il cibo che fa parte della nostra vita. Il sushi che ci fa impazzire il venerdì sera a cena con le amiche, le cupcakes così tanto di moda, immancabili al buffet dei dolci del matrimonio, il Montasio stagionato e la soppressa (solo per veri veneti) ma anche il surimi e le caramelle d’orzo, estremamente vintage, felicemente indelebili nella mia memoria.

E poi, per chi è veramente sul pezzo, la pagina Facebook dà un senso a tutte queste immagini da far venire l’acquolina ma da suscitare anche qualcosa di sentimentale in qualche modo. È proprio lì infatti che Cibo spiega il perchè, il come, il quando e il cosa dei soggetti dei suoi graffiti tipo che la torta diplomatica era parte di un trattato di pace. Insomma a me questa cosa mi ha fatto sbarellare.

Cibo è semplice e autentico, ma soprattutto è rispettoso.

L’ultima folgorazione, l’ho avuta tornando dopo quello che definirei molto tempo, nel baretto icona del mio gruppo di amici.

Quello con le birrette artigianali e i cuba libre a un prezzo da poracci. Quello che passa sempre buona musica e che è pieno di opere d’arte made in bassa veronese, dall’atmosfera calda, di casa.

Cibo, mi aspettava anche lì. Con un’opera gigantesca, meravigliosa, un’ode alla birra.

Sbadabam!

cassan

Io non so cosa mi ha fatto entrare Cibo in testa che mi ha fatto innamorare del suo modo di pulire i muri sporchi della mia città con l’arte. Forse mi ricorda tanto quel solitario e romantico uomo scuro di Kenny Random negli angoli di Padova durante il mio periodo universitario. Forse sento che è come me, costantemente affamato, di cibo e di ricordi del cibo e di tradizione del cibo e di legami col cibo, di quello semplice e quello gourmet, di quello che piace a me ma anche a te che poi è lo stesso se siamo a tavola io mangio nel mio piatto e tu nel tuo. Forse è quello.

E io spero mi concederà di citarlo qui con le sue stesse parole “Ci piace tornare a casa e trovare il profumo di un piatto di mamma, ci piace la porcheria delle 3 del mattino, ci piace il ricordo di un piatto, che molto spesso è meglio di come è realmente.
Noi siamo la tradizione, noi siamo il territorio, noi siamo la tipicità.”

Ed è tutto estremamente vero. E ho fatto una scappata su Lungoibordi per raccontarvelo perchè l’altra sera, bevevo un prosecco e aspettavo un’amica e Cibo era passato di lì il giorno prima.

Eccolo qui.

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Giacomo Mozzo ne dice: Caterina è sempre in grado di sorprenderti. Talvolta si annuncia per una birretta serale, ma non la vedi proprio arrivare. Altre volte promette una cena nella sua splendida casa, ma sul più bello salta tutto. Sarà che lavora troppo, sarà che è sempre in giro. Sarà che ha semplicemente troppi interessi da seguire, troppe amicizie internazionali da assecondare...Quando però avete la fortuna di passare del tempo con lei, rimarrete sorpresi pure dalla sua straordinaria carica di entusiasmo ed affetto, nonché estasiati da tutto ciò che, con amore e dedizione, è in grado di cucinare. Vi invito caldamente a seguirne i consigli culinari. Non ve ne pentirete. Mi ha insegnato che in cucina si può girare il mondo e navigare l'animo umano. Scrive It's a piece of cake.