Philippe esce di corsa spalancando con violenza la porta del bar, dietro di lui un amico lo afferra forte, all’altezza della cintura. In una manciata di secondi vomita tutto sul marciapiede, ed il suo amico è li a sostenerlo, per evitare che Philippe finisca dentro a quella pozza dall’odore acre. Più che vomito è vino rosso quello che si riversa sul marciapiede, forse un bordeaux, forse neanche dei migliori. Dietro l’angolo due giovani donne se ne stanno sedute a fumare, ma in fretta, perché a febbraio, a Parigi, fa ancora un freddo cane. Dietro il bancone, il barista dagli evidenti tratti nordafricani non fa una piega, e continua ad asciugare il bicchiere, incurante di tutto.

Tutto sembra tornato alla normalità in questo che sembra un bar qualsiasi di un quartiere qualsiasi della capitale francese. Dico sembra perché la sera di tre mesi fa chi era al bar Carillon, tra rue Bichat e rue Alibert, ricorda bene i colpi di kalashnikov, i corpi a terra, il sangue riversarsi sul marciapiede.

Ma oggi in quest’incrocio riempito di bandiere di pace, tutto sembra essere tornato come era prima. L’atmosfera del Carillon è un inno alla normalità: le chiacchiere, le sigarette, le donne, il barista dalla pelle scura. E ben vengano il vino rosso, l’amicizia, il vomito. Perché Philippe in fondo lo sa che è con lo schifo che si pulisce lo schifo, e che ce ne vuole parecchio per lavare via tutto. E poi una volta finito, si ricomincia da dove si era rimasti, come la musica stridula e ripetitiva di un carillon.

Un’altra notte fredda, un’altra sigaretta, e già che ci siamo, un altro giro di rosso, s’il vous plaît.

 

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Anna Ambrosi ne dice: Alberto Boscaini come albero in un bosco. Innamorato della Pacha Mama al punto da dedicarle la vita e gli studi. Investigatore di pietre, mai soddisfatto dalle superficiali apparenze. Armato di martello e pazienza, rompe tutto per ricostruire il passato di tutti. Riempitosi gli occhi di forme più o meno attuali, rielabora ogni bellezza in parole raffinate e immagini adeguate. Per dissimulare la sua professionale serietà festeggia e si gode appassionatamente il cielo invernale di BCN. Scrive "Olocene".