Via il latino dallo Scientifico e anche il greco dal Classico. Subito.

La Buona Scuola è il nome del progetto del governo di Matteo Renzi per la scuola italiana: un documento da 150 e più pagine, linee guida e idee che auspicano lo sblocco del sistema dell’istruzione italiano. Assunzione dei docenti precari, rivoluzione del merito, reintroduzione di materie di studio falciate dalle riforme che si sono susseguite negli scorsi anni, maggiore autonomia ai dirigenti scolastici. Un tentativo di riforma organica come da tempo non se ne vedevano. Anzi, come troppi se ne sono visti: perché negli ultimi decenni non c’è stato un ministro che abbia rinunciato a dire la sua sulla scuola italiana, e non c’è stato un governo che sia riuscito a fornire al paese un sistema scolastico all’avanguardia.

Il pacchetto la Buona Scuola punta ad essere qualcosa di diverso, di più definitivo e anche di più condiviso. Di lati positivi il tentativo Renzi-Giannini ne ha molti, né mancano lati sui quali sarà necessario porre molta attenzione – chi scrive, se mi è concesso un rimando verso l’esterno, ne ha parlato altrove. Qui però ci interessa sottolineare altri due aspetti che nelle linee guida del ministero sembrano mancare: una riflessione seria sui cicli scolastici e una riflessione ancora più seria sull’offerta didattica. Il primo dei due aspetti è molto discusso, in rete si trova molto materiale – rimando qui per chi è interessato; mi interessa molto di più approfondire il secondo punto.

Confessione preventiva: chi scrive è figlio di una professoressa di scuola superiore e ha fatto il liceo classico. Eppure mi sento di dirlo chiaramente: è ora di abolire lo studio delle lingue morte dai licei. La domanda è molto semplice: quale principio di politica educativa nazionale imporrebbe di far sì che circa un quarto degli studenti italiani debba saper tradurre almeno dal latino, e quasi uno studente su dieci anche dal greco? Non sarebbe meglio sostituire queste materie con insegnamenti che siano in grado di preparare gli alunni in maniera più completa e competitiva?

È difficile trovare dichiarazioni esplicite in merito, ma tecnici della pedagogia e dell’orientamento scolastico, a microfoni chiusi, sono pronti a sottoscrivere la seguente proposta: togliamo dal Liceo Classico il greco e il latino, e inseriamo gli insegnamenti di diritto e di economia; togliamo la traduzione dal latino dal liceo Scientifico e potenziamo l’offerta scientifica e persino epistemologica, ovvero filosofico-scientifica. E penso a questi cambiamenti pensando soprattutto al liceo classico, perché ho cara l’idea di un percorso di scuola superiore che dia ad un alunno una solida formazione socio-umanistica: ma sono altre le competenze che servono, oggi, per poter dire che uno studente è in possesso di una tale preparazione.

Forse vi ho sorpreso: vi aspettavate che io dicessi che la formazione umanistica al giorno d’oggi è inutile e sorpassata? E invece il discorso è radicalmente diverso: gli studi umanistici, ancora oggi, aiutano a capire il mondo e a capire, soprattutto, dove va il mondo del futuro. A farsi le domande giuste e ad anticipare le tendenze. È per questo che avere basi giuridiche ed economiche servirebbe ad ogni studente di liceo, o almeno, di liceo classico: senza strumenti di analisi giuridici, sociali ed economici un occhio di analisi aperto sul mondo è incompleto.

La seconda cosa che non sto dicendo è che le lettere classiche siano ormai inutili e obsolete. Sarebbe falso anche questo: ma nell’era della conoscenza universalmente accessibile, pretendere che uno studente di liceo sappia addirittura tradurre opere classiche pare francamente eccessivo. Molto più utile sarebbe proporre, magari nel triennio dei licei o comunque nella fase avanzata dell’istruzione superiore, un corso di letteratura classica, greca e latina, per conoscere gli autori e saperli apprezzare.

Le obiezioni a questa tesi sono tante e le conosco. È roba vecchia e già sentita, si dirà; tradurre le lingue classiche abitua la mente e l’opera di traduzione restituisce un’abilità metodica che può aiutare in qualsiasi campo del sapere. Bene, io ho i miei dubbi sulla veridicità di queste affermazioni, ma diamole per buone. Non sarebbe possibile ottenere questi risultati attraverso l’insegnamento di materie più moderne e competitive?

asd asd asd

È difficile non vedere la traduzione dalle lingue morte classiche come una preparazione altamente specializzata che deve trovare il suo posto negli studi universitari e di eccellenza. In nessun paese del mondo lo studio delle lingue morte è obbligatorio per la stragrande maggioranza della popolazione scolastica. Persino in Grecia è obbligatorio solo il greco antico, e il latino è opzionale. In Italia invece esiste una scuola in cui la traduzione dal greco e il latino sono insegnamenti obbligatori, e la scuola preferita dagli studenti italiani che li dovrebbe instradare verso una solida base scientifica propone per cinque anni la traduzione di una lingua, ripeto, le cui opere si trovano ormai tradotte in integrale e gratuitamente sulla rete e per la quale l’approfondimento, la ricerca e l’innovazione devono essere giustamente appannaggio di esperti universitari, ricercatori e professori.

Potrà sembrare un accanimento su un aspetto forse marginale del dramma della scuola italiana, ma è un pezzo di una questione più ampia: che cosa pensiamo che debba fare la scuola e soprattutto il percorso scolastico superiore non immediatamente professionalizzante, quale è appunto il liceo. Il nostro sistema scolastico è ancora modellato sull’impianto della Riforma Gentile: da un lato la scuola di chi deve andare a lavorare, dall’altro quella di chi deve andare all’università. Molta acqua è passata sotto i ponti, le riforme si sono stratificate ma l’equivoco non si è risolto: che cosa deve fare un sistema scolastico? Preparare i cittadini al lavoro e alla produzione del reddito, formare buoni cittadini adatti alla vita civile, fornire una cultura generale di base, pur indirizzata su ambiti di specializzazione?

Probabilmente un buon equilibrio di tutte e tre gli elementi: e a mio modo di vedere, lo studio delle lingue morte nella scuola dell’obbligo non è utile a nessuno dei tre elementi sopracitati. Studio una materia socio-giuridica all’università, adoro la cultura latina e quella greca, e per questo penso che il loro posto sia nell’istruzione di eccellenza, riservando lo spazio liceale a materie molto più attuali per la formazione professionale, civile, educativa. Vedrei questi indirizzi, al massimo, come materie opzionali di alta specializzazione in una scuola superiore a cicli riordinati in maniera differente.

Licenza Creative Commons
lungoibordi.it dilungoibordi.it è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at http://www.lungoibordi.it.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso http://www.lungoibordi.it.
CONDIVIDI
Articolo precedente5 buone regole per creare un nuovo STATO
Articolo successivoFigli di Sakhnin Uniti, la squadra di tutti
Andrea Nale ne dice: 26 anni, metalmeccanico dell'informazione online. Speaker, autore radiofonico, educatore, capo scout, se volete discutere con lui allenatevi prima altrimenti non ne uscirete vivi, o ne uscirete cambiati. Nonostante tutte queste attività si definisce pigro ma conoscendolo non è proprio pigrizia, è che le cose vanno fatte tutte e anche di più ma tutte e anche di più a misura d'uomo - quale è - e di studente di "fatica applicata al diritto", che poi sarebbe la sua definizione di Giurisprudenza. Scrive "Frontiera".