A tutti quelli che amano stare sdraiati tutto il giorno, grattandosi la pancia, guardando i loro eroi televisivi preferiti compiere azioni che nemmeno ad immaginarle parrebbero possibili.

A tutti quelli che non stanno un attimo fermi, che vivono solo di movimento e azione, che il divano lo usano come momentaneo ausilio per non so, allacciarsi le scarpe o tagliarsi le unghie, che sono terrorizzati per quando non avranno più un corpo che li potrà supportare nelle loro esperienze mistiche tra sudore e fiatone.

A tutti coloro che si rivedono in un protagonista di una storia nella galassia infinita di serie tv prodotte.

A tutti coloro che parlano solo di sport, ma non hanno altro di cui parlare.

A tutti coloro che parlano solo di serie tv, ma mai del mondo reale.

Questo è un rapido e semplice ausilio per chi di voi si trova in una delle due posizioni. E per chi come me è drogato abbastanza di entrambi da riuscire a compiere acrobazie concettuali passando dal giorno alla notte da una posizione all’altra. Insomma, a tutti i nerd delle serie tv e a tutti i nerd dello sport: ad ogni sport il suo telefilm, ad ogni telefilm il suo sport.

Per non cadere nelle ire né degli uni né degli altri nerd del settore ho deciso di fornirvi una guida ad episodi, giusto per rimanere coerenti col tema, per poter essere il più accurato possibile nelle accoppiate sport-telefilm. Intanto ecco a voi i primi 5…

Have fun!

adognisporttelefilm

 

1.CICLISMO – CRIMINAL MINDS

Ho sempre trovato il ciclismo uno sport estremamente duro, molto fisico per carità, ma guardandoli ore e ore pedalare mi chiedo come possano non farsi domande sulla loro sanità mentale: restare per diverso tempo su un sellino scomodo, girando per posti sconosciuti, e soprattutto dovendo vedersela con altri millecinquecento corridori pronti ad azzannarti al tuo primo segno di cedimento. E poi ci sono loro, i sadomasochisti che oltre a tutto questo decidono ad un certo punto così, per spezzare la monotonia del giro in campagna, di dare un’accelleratina, giusto per sentire il fuoco nelle gambe e il cuore in gola. Ma attenzione! Non è che scattino a caso, ci sono mille giochetti psicologici, psicopsichiatrici, psicopsicapicolofisici, insomma, ci vuole una mente fuori dal comune per correre in bici, e per vincere un Tour de France, che poi tu ti metta ad usarla per risolvere equazioni esponenziali o grattuggiarti i così detti per chilometri sta a te decidere. Ed ecco che i telecronisti si trovano nella difficile posizione di indagare e diagnosticare di quale terribile malattia sia affetto quel determinato corridore in fuga, o quale delitto seriale abbia commesso la maglia rosa della puntata. La Behavioral Analysis Unit (BAU) è sempre chiamata a difficili perizie in giro per le Alpi, i Pirenei o le campagne francesi. Alla costante ricerca di anticipare le mosse del prossimo psicosociofisio deviato che vorrà dar sfogo alla sua mente criminale.

 

2.HOCKEY – GREY’S ANATOMY

IL grande successo negli USA è ciò che più accomuna queste due istituzioni sociali, in grado di far smuovere le masse e modificarsi e perfezionarsi negli anni secondo le esigenze del pubblico.

Pur non avendolo mai praticato l’hockey mi dà l’idea di uno sport molto confusionato, dove non si capisce se il vero spettacolo sia il dischetto che scivola sul ghiaccio o i pattinatori che si smaltano contro le balaustre. Molto spesso un match contiene al suo interno un mix di differenti sport che forse nessuno ancora è riuscito pienamente ad elencare: oltre all’hockey vero e proprio, quindi all’atto di colpire con una mazza un dischetto molto instabile, è presente la variabile pattinaggio, che non è scontata, soprattutto quando in realtà l’attenzione è fissa sul dischetto, ma quando poi l’obbiettivo cambia e tu hai acquisito una velocità importante ma stai andando nella direzione sbagliata che fai? Usi la balaustra come barriera frenatoria, e quando siete in due, tre o quattro? Ecco quindi che scaturisce il terzo sport: il wrestling. Per non parlare della ginnastica acrobatica del portiere per fermare il dischetto o della corsa ad ostacoli degli attaccanti. Un marasma di movimenti, e sensazioni, un mix impazzito di spettacolo che però non rende molto chiaro la semplice e lineare trama della storia.  Grey’s è Grey’s, non si può aggiungere niente, ma ogni tanto ti chiedi se tutta la parte dell’ospedale non sia solo un riempitivo, uno strumento per far emergere tutte le fisime mentali e i disagi sociali delle persone raccontate, che in realtà l’attenzione non sia sul dischetto (o il paziente, dipende dai punti di vista) ma sui giocatori che ruotano attorno, su come lo prendono, su come ci arrivano, cosa fanno dopo. Un mix di generi che rende comunque la trama avvincente ma allora non chiamiamolo medical drama dai, piuttosto hockey tv-series.

 

3.BOXE – SIMPSON

È vero, i Simpson sono una sitcom e non una serietv, ma vi prego concedetemela, perché meglio non si può descrivere la boxe. Se siete sfegatati appassionati dei Simpson non potete perdervi neanche un incontro di boxe (o pugilato che dir si voglia).

A mia memoria sono entrambi perennemente presenti, proporzionatamente ai campi di interesse sia lo sport che la sitcom hanno rappresentato le colonne portanti delle rispettive categorie.

Ma i punti in comune non finiscono qui! Entrambi hanno un’incertezza sul finale da non sottovalutare, e si puoi prevedere un po’ l’andamento dell’incontro/puntata, ma non potrai assolutamente avere la certezza dell’epilogo. Eppoi diciamocelo, come ogni pugile è unico nel suo stile anche i Simpson non si possono classificare in nessuna categoria televisiva. Esistono i telefilm, esistono le sitcom, ed esistono i Simpson.

E secondo me Homer ha fatto parecchio pugilato, talmente tanto da aver contratto la sindrome tipica dei pugili ed ampiamente documentata da milioni di medici: la “dementia pugilistica” o punch drunk (ubriaco da pugni) che ha come sintomi perdita della memoria, dislessia, difficoltà nell’ideazione, difficoltà ad effettuare movimenti di precisione ed alterazione della personalità. Insomma Homer Simpson.

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4.TENNIS TAVOLO – GILMORE GIRLS

Mai altro telefilm potrà incarnare o “sportivare” la velocità e la dinamicità di “Una mamma per amica”. Sebbene le due protagoniste ben si guardano da fare qualsiasi tipo di attività fisica e rimanendo comunque due gran belle ragazze (il che pone tutta la serie in una posizione di fantascienza più che verosimiglianza), i loro dialoghi, le loro battute, i loro litigi hanno il ritmo di un paziente tachicardico, o di uno scambio a Ping Pong tra due cinesi olimpionici. Acrobazie linguistiche e giochi di parole rendono l’incontro spettacolare ma al tempo stesso leggermente monotono a lungo andare, quando si cerca qualcosa di diverso ma l’angolo di azione è sempre quello e la risposta sempre uguale potrebbe scapparti il dito sul telecomando e mettere fine a quel tripudio di parole apparentemente sensate dal ritmo sostenuto.

 

5.PALLAVOLO – NEW GIRL

Sono in sei, in 18 metri quadrati, a condividere qualsiasi emozione, a rimanere uniti nelle vicissitudini e a supportarsi nelle difficoltà reciproche. A guardare le loro azioni singolarmente si penserà che siano pazzi, che i loro movimenti non abbiano un senso logico, ma allargando la visione, collegandoli tra loro si capisce come alla fine riescano ad arrivare al punto, sempre. C’è quello che crede di sapere tutto, ma non conclude niente (Nick-palleggiatore), c’è quello che c’ha i muscoli ed anche un cervello, ma instabile emotivamente (Schmit-lato) , c’è quello che sta dietro, che pensa lui a sistemare tutto, a suo modo, ma non ne conosce altri (Jessica-libero); c’è quello che tira, come non ci fosse un domani, che vede le cose dall’altro, ma fa fatica a capire le cose più vicine a lui (Coach-opposto) eppoi c’è quello che salta a caso, che si vede poco, che meno è comprensibile, ma poi quando fa centro lo fa per bene (Winston-centrale). Una vera squadra che litiga, si supporta, perde, ed ogni tanto vince. Degli sfigati, che ogni tanto fanno gli eroi, insomma dei pallavolisti.

 

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Francesco Bonato ne dice: l’anagrafe dice che è il più giovane della truppa, la truppa dice che l’anagrafe non conta. Di nome Enrico, poi il cognome è tutto un programma: “once a Pigozzi, always a Pigozzi” e se non sapete cosa intendo vi do un indizio, si misura in decibel. Scout, pallavolista, scienziato sociale, passa il tempo con musica e serie tv, ma il suo vero amore sono le grandi manifestazioni sportive. Esperto di strambe curiosità di contorno di cui nessuno pare occuparsi, ti racconta che la lanciatrice di stone canadese, quando non compete per una medaglia a curling, fa la bidella in una scuola di Montréal, Québec. Bevendo un aperitivo analcolico e sfogliando la gazzetta, rigorosamente partendo dalla fine, si sofferma sulla pagina del tennis e inizia il viaggio: finale di Wimbledon, prato verde, fragole con la panna. Scrive "Corsia Centrale"