Chi nella vita non ha dato importanza alla propria età? La contano attentamente gli atleti di ogni sport che chi più, chi meno, ogni anno vedono un macigno di fatiche, acciacchi e fastidi che come una pistola puntata alla tempia ricorda loro che il tempo per realizzare i propri sogni sportivi è limitato. In questi ultimi anni però, grazie a molti fattori, come la maggiore sicurezza delle discipline per diminuire gli infortuni e più sofisticate preparazioni atletiche e tecniche, si assiste ad un innalzamento dell’età media degli atleti di successo in molti sport.

Le Olimpiadi russe ne sono state una prova, con la maggior parte degli atleti andati a medaglia ben oltre la fatidica età dei trenta. Quello che una volta era un limite massimo di attività adesso non spaventa più nessuno, anzi, come disse Serena Williams nel 2012 dopo aver vinto Wimbledon alla veneranda età di 30 anni e 10 mesi (divenendo la più anziana tennista a vincere Wimbledon) “thirty is the new twenty”. E se la magica Serenona, si sa, non ha bisogno di questi record per evidenziare il suo totale successo su ogni fronte, ci sono altri atleti che dell’esperienza e dell’anagrafe ne fanno una vera e propria questione di popolarità: Ole Einar Bjørndalen ne è un esempio. Nato a 40km da Oslo nel lontano 1974, rappresenta l’esperienza sportiva più di successo e longeva del panorama sportivo invernale. Il caro Ole inizia a vincere nel 1997 ma è l’anno successivo che rappresenta la sua consacrazione nel biathlon, disciplina nobile in Norvegia che lo ha reso nel tempo il re dello sport di neve. La sua assidua presenza alle Olimpiadi è imbarazzante visto che il prodigio norvegese ha partecipato a ben 6 edizioni dei giochi compresa quella del ’94 nella sua terra a Lillehammer, e arrivando fino a Sochi vent’anni dopo, continuando una striscia di successi che a questo punto teme solo il ritiro dalle gare. Quando l’8 febbraio il norvegese taglia per primo il traguardo della 10km sprint tutti hanno pensato a come quello fosse il modo perfetto per uscire di scena dal panorama mondiale. Tutti ne parlano, nessuno lo sa, ma Ole ha in serbo per tutti un altro colpo di scena: sull’entusiasmo delle vittorie olimpiche (ha vinto anche in staffetta mista) o con la consapevolezza di poter fare ancora meglio (che meglio di così non si sa cosa sia) ha deciso ad inizio marzo di proseguire almeno fino al 2016, anno in cui si terranno i mondiali proprio ad Oslo, quando avrà la bellezza di 42 anni!

lungoibordi - corsia centrale - 30isthenew20 (1)
Il norvegese Ole Einar Bjørndalen

Il popolarissimo (almeno in Norvegia) Bjørndalen però è solo il caso più eclatante: il vincitore dello slalom speciale olimpico è un certo Mario Matt, austriaco e specializzato proprio e solo nella disciplina dei pali snodati, ha vinto la gara della vita. Ma a 34 anni (che comunque nello sci alpino sono un’eternità) ha deciso di rinnovare il contratto con la Blizzard, sua marca di sci, per almeno un’altra stagione. Armin Zoeggler, che non ha vinto, ma ha comunque conquistato la sua sesta medaglia olimpica a 40 anni, ci sta facendo un pensierino per i mondiali del prossimo anno a Sigulda. Anche Albert Demchenko, che di anni ne ha 42 e che nella stessa gara di Zoeggler è riuscito ad issarsi ad un argento entusiasmante, ha deciso di non chiudere in bellezza la sua carriera ma di continuare almeno per un anno. Marit Bjoergen, 34, continua a gareggiare come se fosse una quindicenne. Vincitrice a Sochi dell’inseguimento, della 30km e della sprint a coppie, continua a dominare il mondo dello sci di fondo femminile dall’alto delle sue 10 medaglie olimpiche spalmate in 4 diverse edizioni. Ha annunciato il ritiro dopo i mondiali del 2015 a Falun, nella vicina Svezia, ma vedremo come andrà a finire. Tina Maze, vincitrice della discesa libera olimpica a 30 anni suonati non ha alcuna intenzione di smettere e mai nessuno le ha chiesto di un suo ritiro, come il ritiro appare ancora abbastanza lontano per Lindsay Vonn che ad ottobre farà 30 anni, ma ogni volta che mette gli sci ai piedi smuove una nazione, milioni di giornalisti e il suo fidanzato Tiger Woods.

Se ci affacciamo oltre il mondo invernale noteremo subito che trentenni e vincenti sono due parole praticamente da pronunciare in un sol fiato. Roger Federer a 32 anni continua a stupire e a vincere soprattutto. A 30 anni vinse Wimbledon e tutti pensavano fosse il suo ultimo slam, ma quest’anno si è presentato in Australia per i primi tornei della stagione in una forma smagliante, completamente rigenerato e combattivo, nonostante una moglie incinta e due gemelle di 5 anni. Già battuto Djokovic a Dubai questo febbraio, si appresta ad essere uno dei favoriti alla corsa ai Championships, il più famoso torneo di tennis che si gioca ogni luglio sui campi erbosi dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club, Wimbledon. Un po’ meno famosa internazionalmente, ma di sicuro una figura importante per il suo sport, Tania Cagnotto compirà 29 anni a maggio e di sicuro di scalette ne ha salite tante, ma chissà come mai quelle olimpiche sono sempre state scivolose.

lungoibordi - corsia centrale - 30isthenew20
Tania Cagnotto, 29 anni molto compiuti

Dopo le delusioni di Londra (due sfortunatissimi quarti posti) e le riconferme a Barcellona con due argenti (e ancora un quarto posto, che quello nessuno glielo toglie), ha deciso di cambiare relativamente aria e staccarsi da suo padre come allenatore (Giorgio Cagnotto è il direttore tecnico di tutta la nazionale) e di continuare a salire scalini, sperando anche di salire sui podi per ancora qualche anno. Filippo Magnini, Superpippo, Magno, è sempre lui, sembra finito ma poi risorge dalle sue ceneri. Aveva finito le Olimpiadi inglesi lanciando accuse contro tutto e tutti per il magro bottino italiano (effettivamente il nuoto andò piuttosto male), ma subito si è ripreso con grandi prestazioni già nel 2013 e rimanendo uno dei protagonisti al maschile nelle selezioni interne italiane. Di anni lui ne ha 32 ma intende nuotare fino a Rio, confidando nel suo sprint micidiale degli ultimi 50 metri e della sua ormai grande esperienza sportiva visto che nuota – e vince – dal 2003. Tredici anni nel nuoto internazionale non sono pochi. Una che di anni ne ha solo 27 ma vi assicuro per quello che fa è come se ne avesse 45 è Catalina Ponor. Rumena, di Costanza, aveva 25 anni quando trascinò la sua squadra al terzo posto nella competizione a squadre di ginnastica artistica (e se avete tempo andatevela a vedere). A dire il vero durante le competizioni lei sembrava una maestra d’elementari che guardava le sue bambine giocare nel parco giochi fuori dalla scuola. Si era già ritirata una volta, nel 2007, saltando le Olimpiadi di Pechino, ma avendo già in tasca tre medaglie d’oro da Atene 2004. Seria e molto determinata, a Londra non va oltre un argento nel corpo libero e il già citato bronzo a squadre, e anche nelle dichiarazioni a fine gara rimane compatta e diretta: “ho lavorato per la squadra, per il mio paese, per tutti, mi ritiro dalle competizioni a testa alta”. Brava, ha dimenticato di nascondere il fumo che le usciva dalle orecchie scoprendo di essere stata battuta da una che poteva tranquillamente essere sua figlia (ginnicamente parlando). E la Vezzali dove la mettiamo? Dopo aver vinto 9 medaglie olimpiche di cui un bronzo individuale e un oro a squadre a Londra, non contenta, ha deciso di continuare, non facendosi mancare niente però, sia chiaro. Il 16 maggio 2013 dà alla luce Andrea, così finalmente Pietro avrà qualcuno con cui giocare invece di correre dietro a sua mamma nei campi di grano della Mulino Bianco. Ma il punto è che poi ha pure voluto partecipare ai campionati mondiali tenutisi a Budapest meno di tre mesi dopo. Praticamente tra un turno e l’altro scendeva dalla pedana e allattava il suo bambino. Non contenta è pure entrata in Parlamento, a febbraio, per Scelta Civica, realizzando però un record che forse non racconterà ai suoi figli: per impegni EVIDENTI è riuscita a presenziare solo a 2 delle 1043 sedute realizzate in quella legislatura, realizzando un 0,19% di presenze che farebbe impallidire qualsiasi pensionato con la minima. Archiviati gli impieghi politici la mammina, spadaccina, ballerina, (anche trottolina oserei dire) si sta allenando per le prossime Olimpiadi, perché, a 40 anni suonati, non ha ancora voglia di smettere (per fortuna degli appassionati direi anche).

Le Olimpiadi, si sa, sono un punto di svolta nella carriera di un atleta, ma come abbiamo visto non sempre rappresentano l’addio alle competizioni per un atleta di alto livello. Chi per cavalcare l’onda del successo, chi per riscattarsi dalle delusioni olimpiche, in un modo o nell’altro chiunque si senta bene ed in forma non vuole sprecare tutte le sue fatiche per un pezzo di metallo – perché diciamocelo, è solo un pezzo di metallo colorato. La popolarità è la chiave dei ritiri. Chi gode della massima attenzione mediatica non desidera altro che raggiungere i suoi obbiettivi e godersi una vita lontano dai riflettori. La maturità agonistica comunque ha preso il sopravvento sulla freschezza e spensieratezza della gioventù e ormai in quasi tutti gli sport quelli che una volta dominavano e domavano la concorrenza ora fanno fatica a pensionare e rottamare vecchie glorie che non tramontano mai, dei sempre verdi che come spine sul fianco non permettono ai nuovi germogli di liberarsi di loro. La spensieratezza e freschezza sono divertenti, ma come si fa a non inchinarsi davanti campioni come loro?

 

 

Licenza Creative Commons
lungoibordi.it dilungoibordi.it è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at http://www.lungoibordi.it.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso http://www.lungoibordi.it.
CONDIVIDI
Articolo precedenteMovimento 5 Stelle, su Facebook l’ho criticato ed è andata così
Articolo successivoGrand Budapest Hotel
Francesco Bonato ne dice: l’anagrafe dice che è il più giovane della truppa, la truppa dice che l’anagrafe non conta. Di nome Enrico, poi il cognome è tutto un programma: “once a Pigozzi, always a Pigozzi” e se non sapete cosa intendo vi do un indizio, si misura in decibel. Scout, pallavolista, scienziato sociale, passa il tempo con musica e serie tv, ma il suo vero amore sono le grandi manifestazioni sportive. Esperto di strambe curiosità di contorno di cui nessuno pare occuparsi, ti racconta che la lanciatrice di stone canadese, quando non compete per una medaglia a curling, fa la bidella in una scuola di Montréal, Québec. Bevendo un aperitivo analcolico e sfogliando la gazzetta, rigorosamente partendo dalla fine, si sofferma sulla pagina del tennis e inizia il viaggio: finale di Wimbledon, prato verde, fragole con la panna. Scrive "Corsia Centrale"