Cominciano i Mondiali per l’Italia. Ecco 10 buoni motivi per non tifare per la Nazionale azzurra (e, nel caso ve lo steste chiedendo, no: non tifare Italia non significa non amare il calcio. Anzi, di solito vale esattamente il contrario).

 

1)    Undici senza appeal

Senza entrare in lunghe disquisizioni sulle qualità tecniche del singolo e del gruppo: questa Italia ha poco, pochissimo appeal. Voglio dire, quello che ci fa appassionare ad una Nazionale è anche una sorta di storia sottotraccia, qualche personaggio che renda questa commedia di un mese qualcosa di più di una semplice serie di partite di calcio. Ricordate l’avvio incertissimo dei ragazzi di Bearzot nell’82 e il criticatissimo Paolo Rossi dell’epoca? Ecco, quello era già un buon inizio per una storia, qualunque fosse stato il finale. In tempi più recenti, gente come Roberto Baggio (il talentuoso), Gattuso (il burbero di cuore), Materazzi (il macellaio odiato dalle folle che cerca il riscatto), non erano già dei personaggi perfetti? Adesso su chi e cosa possiamo contare? Sull’infortunio di Buffon? Su Chiellini? Su Balotelli? Maddài.

 

2)   Rigurgito patriottico

Tricolori sui balconi, la gente che canta l’inno senza sapere cosa dice, le discussioni idiote su chi canta l’inno e chi no, su chi conosce le parole e chi no, le suonerie dei cellulari a tema, la gente che gira con la maglia della Nazionale, la proposta dei fiocchi gialli per ricordare i nostri marò. Incredibilmente, tutto ciò che è italiano, in prossimità dei Mondiali, acquista valore. C’è qualcosa di peggio di essere patrioti? Sì, improvvisarsi patrioti.

 

3)   Essi vivono! L’arrivo degli espertoni

Tra gli effetti principali dei Mondiali, c’è il proliferare degli espertoni. Subito dopo la fine della prima partita, gente che normalmente non si interessa di calcio (e soprattutto che, durante l’anno, in occasioni di scontri/polemiche riguardanti il mondo dello stadio se ne esce con originalissime proteste tipo “Aboliamo il calcio!” o “Qualcuno mi dovrà spiegare cosa c’è di divertente nel guardare undici miliardari che inseguono una palla!”), questa massa di gente che normalmente non si interessa di calcio, dicevo, si scopre espertissima. Girano con la Gazzetta sottobraccio e ci tengono proprio a farvi sapere il loro punto di vista e quali sono le loro scelte tattiche, che ritengono infallibili. Estremamente emozionali (possono passare dall’idolatrare al detestare uno degli undici in poche ore, a seconda della sua prestazione), si riconoscono spesso perché iniziano i loro discorsi con “Io non seguo tanto il calcio, ma quando c’è la Nazionale…”.

 

4)   Il Mondiale degli hashtag

Gli espertoni saranno molto attivi anche sui social network. In ogni caso, mai come quest’anno: in generale questi saranno i Mondiali degli hashtag. Visto che è passata l’idea che basta mettere davanti il simbolo del cancelletto e poi va bene tutto, preparatevi a cose come #vabbescusamaalloraquestarbitroèpropriouncornutone o #mannaggialatrojasequestoandavadentrolapartitaeratuttaunaltrastoria. Il guaio è che questi obbrobri saranno meglio degli hashtag che passeranno come ufficiali, o di quelli dei grillini che proveranno a riciclare il #vinciamonoi.

 

5)   La colonna sonora

Un Mondiale che si rispetti ha sempre una sua colonna sonora. Una canzone come Seven Nation Army dei White Stripes viene descritta da una larga fetta di popolazione ancora adesso come la canzone del po po po po po po pooo dei Mondiali e, pur avendo fatto pulizia nella merda contenuta nei cassetti della memoria, molti di noi ricordano ancora almeno una strofa o il ritornello di Notti magiche. Quest’anno, la canzone che accompagnerà gli azzurri è firmata dai Negramaro, e anche Checco Zalone non ha voluto perdere l’occasione di dare il suo contributo musicale per la spedizione in Brasile. Vi rendete conto di cosa potrebbe succedere? Io non so se sarà considerato sano, ricordare una canzone dei Negramaro o di Checco Zalone nel 2038.

 

6)   I programmi di approfondimento con Enrico Varriale.

Vi devo anche spiegare perché?

 

7)   L’incremento delle vendite dei televisori

Il nostro paese è celebre per questo singolare fenomeno: prima di ogni Mondiale, si impennano le vendite dei televisori. Ora, riflettete su questo: c’è gente che ha una vita talmente triste che non vede l’ora di avere un motivo o un evento, tipo i Mondiali, per acquistare una televisione nuova, magari più grande della precedente. Tutto questo non risveglia dentro di voi scenari apocalittici di interni casalinghi in cui i pomeriggi vengono scanditi dai programmi di Maria De Filippi e Barbara D’Urso, in cui si aspetta sul serio l’appuntamento con Il Grande Fratello o Ballando con le stelle? Ecco, non bisognerebbe mai sottovalutare la forza degli stupidi in gruppi di grandi dimensioni, soprattutto se migliorano i loro mezzi tecnici.

 

8)   Le terribili conseguenze in caso di vittoria

Nell’eventualità che l’Italia vincesse, preparatevi: ci sarà qualcuno che non perderà l’occasione per dire che forse sì, è vero, è solo calcio, ma questa vittoria fa bene a tutto il Paese e forse potrebbe essere il simbolo di un’Italia che si rialza e finalmente esce dalla crisi.

Oh, non ce la fanno proprio a farne a meno: è talmente una cagata a buon mercato che la devono dire per forza. Saviano ci era riuscito pure quando hanno raddrizzato la nave de Schettino, figurati che disastri verrebbero fuori se si vincessero i Mondiali.

 

9)   I gadget

Per un mese, qualsiasi cosa che abbia la funzionalità di gadget avrebbe stampato sopra il tricolore, la parola Italia o una coppa del mondo. Inutile dire che questi gadget sono bruttissimi, resti accantonati in qualche magazzino dal 1986 e riciclati per l’occasione.

“Se aggiunge cinque euro alla sua spesa può avere le espadrillas dei Mondiali, le interessa?”. “Questo giornale è venduto esclusivamente in abbinamento con la tovaglia azzurra in tela cerata, costa solo 5 euro e 99 in più”. “Fa la raccolta dei bollini? Se ne raccoglie 15 mila può vincere una riproduzione della maglia dell’Italia in quello speciale tessuto che ti fa puzzare le ascelle alla prima goccia di sudore”. Una squadra che ti costringe a subire discorsi di questo tipo non può essere sostenuta, in nessuna maniera.

 

Ok, per l’ultimo dei dieci punti è più difficile. Può essere che non siate ancora pronti per questa rivelazione. Perciò, se volete, fermatevi qui. Altrimenti, fate un respiro profondo e continuate:

 

10)    C’è solo l’Inter.

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Francesco Sabaini ne dice: Max fa il giornalista e, forse meglio, lo scrittore. Parallelamente svolge la professione di Grande Censore della Canoscenza sui social netuorcs, specialmente quando si lancia nei suoi strali di una lunghezza cosmica, che ti viene voglia di tagliarti la gola da solo prima della metà. Poi, quando ci bevi le birrette a Veronetta, mescola divinamente la succitata onniscenza con la classica attitudine veronese da bar. E tutto finisce al posto giusto. Uno che adora i Massimo Volume allo stesso modo dei Pantera, per dire. Scrive "Tumbleweed".